Una maschera che non si limita a filtrare, ma rileva, misura e sovrappone informazioni al campo visivo di chi la indossa. È la Supermaschera, un dispositivo di protezione individuale indossabile integrato con sensoristica e realtà aumentata, che secondo la notizia pubblicata dall’Inail ha conseguito il brevetto per invenzione industriale. Poco distante, l’unità di ricerca Dynamic Legged Systems dell’Istituto italiano di tecnologia ha presentato un robot quadrupede di 60 kg dotato di un braccio manipolatore controllato da remoto. Due oggetti molto diversi con la stessa idea alla base: la protezione smette di essere passiva. La manifestazione si è chiusa la settimana scorsa, dopo tre giorni, dal 23 al 25 ottobre, al Gazometro Ostiense. Non è quindi una notizia dell’ultima ora, ma un segnale che vale la pena leggere con calma, soprattutto per chi progetta, usa o valuta dispositivi di protezione.
Una maschera che vede e un robot che si sporca le mani al posto nostro
La Ricerca Inail è tornata a Maker Faire Rome, uno dei principali eventi mondiali dedicati all’innovazione. L’Istituto si è presentato come partner istituzionale e, come racconta il blog ufficiale di Maker Faire Rome, ha portato in fiera una selezione di progetti di ricerca. Le provenienze dicono molto dell’ampiezza del lavoro: la Direzione centrale assistenza protesica e riabilitazione, il Dipartimento di innovazione tecnologica e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) e il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (DIMEILA). Si va quindi dalla tecnologia degli impianti alla medicina del lavoro, fino alla riabilitazione. Durante la manifestazione il presidente Fabrizio D’Ascenzo e il consigliere di amministrazione Maurizio Millico hanno visitato lo spazio dedicato all’Inail.
Il brevetto della Supermaschera è il dato più concreto da portarsi a casa. Un prototipo esposto in fiera resta un’idea promettente. Un brevetto per invenzione industriale segna invece il passaggio a una soluzione tecnica riconosciuta, con caratteristiche abbastanza definite da essere tutelate. Per chi lavora con i DPI la differenza è sostanziale. Un dispositivo che integra sensori e realtà aumentata non protegge soltanto come barriera fisica. Può anche diventare un canale di informazione per l’operatore, che riceve segnali sull’ambiente in cui si trova mentre lavora.
Il quadrupede dell’Istituto italiano di tecnologia segue la logica opposta e complementare: invece di proteggere meglio la persona esposta, la allontana dall’esposizione. Un robot di 60 kg con braccio manipolatore comandato a distanza permette di immaginare interventi in cui l’operatore resta fuori dalla zona pericolosa e agisce attraverso la macchina. Il concetto è familiare a chi si occupa di sicurezza: la misura più efficace è spesso quella che elimina il contatto con il pericolo, prima ancora di schermarlo. Resta però una domanda di fondo. Se questi strumenti nascono per togliere le persone dalle situazioni di rischio, quanto rischio c’è ancora da togliere?
I numeri che giustificano la ricerca
La risposta arriva dal bilancio dell’anno scorso, contenuto nella relazione annuale Inail presentata alla Camera. Nel 2025 le denunce di infortunio complessive sono state 600mila, l’1,2% in più rispetto al 2024. Le denunce con esito mortale si sono fermate a 1.198, di cui 1.189 riguardano lavoratori e nove studenti. Il calo è del 3,3% rispetto alle 1.239 dell’anno precedente. Il quadro è quindi in chiaroscuro: diminuiscono i casi mortali, ma il volume complessivo delle denunce cresce. È un segnale incoraggiante, che però non basta a dire che il problema sia avviato a soluzione. Resta da capire come gli strumenti visti in fiera possano contribuire a consolidare la tendenza positiva.
Dal prototipo al posto di lavoro: cosa preparare fin da ora
Una direzione l’Istituto l’ha già indicata. Nel bando Bric 2025 per ricerche in collaborazione, Inail ha annunciato che avrebbe dato particolare rilievo alle iniziative ad alto valore tecnologico. Tra gli esempi citati ci sono l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai dispositivi di protezione e l’analisi dei dati in tempo reale. La Supermaschera, con i suoi sensori e la realtà aumentata, va esattamente in quella direzione. Il tema non è più se i DPI diventeranno connessi, ma come prepararsi al momento in cui lo saranno.
Per i costruttori l’indicazione pratica è progettare pensando fin dall’inizio a sensori e dati. Vuol dire chiedersi dove si collocano i trasduttori, come si alimentano, cosa succede se smettono di funzionare e come l’informazione arriva all’operatore senza distrarlo. Gli utilizzatori, a partire da RSPP e responsabili della sicurezza, farebbero bene a seguire l’evoluzione dei DPI connessi già da ora. Conviene capire quali funzioni possono davvero ridurre l’esposizione nei propri reparti e quali, invece, aggiungono solo complessità. Va detto con onestà che le fonti non indicano requisiti obbligatori specifici per questi dispositivi. Si tratta quindi di buona prassi e di attenzione all’innovazione, non di un adempimento già fissato. Chi valuta i dispositivi, infine, dovrà abituarsi a giudicare funzioni nuove. Per un DPI che raccoglie e interpreta dati non conta solo la tenuta o la resistenza meccanica: conta anche l’affidabilità dell’informazione che restituisce.
La protezione dei lavoratori sta diventando attiva. Vede, misura, segnala e in alcuni casi manda un robot al posto della persona. La domanda operativa è allora semplice: come ci si prepara oggi a dispositivi che domani raccoglieranno e interpreteranno dati sul campo? Servono curiosità e metodo, a partire dalla lettura attenta di ciò che la ricerca sta mettendo a punto. Il brevetto mostrato la settimana scorsa al Gazometro Ostiense ricorda che
il passaggio dalla fiera al cantiere può essere più breve di quanto sembri.