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Nel piazzale nessuno guidava le retromarce

Nel piazzale nessuno guidava le retromarce

La Cotswold Vehicle Recovery (Swindon) Limited è stata condannata per un incidente da retromarcia a Highworth che ha gravemente ferito un lavoratore.

Multa di 35.276 sterline per due carenze organizzative: mancavano gestione del traffico e supporto in retromarcia.

Il 13 giugno 2025, in un piazzale di recupero veicoli a Highworth, nei pressi di Swindon, Simon Pedder stava svolgendo le normali mansioni di cortile quando un camion di recupero di proprietà dell’azienda, in retromarcia, lo ha colpito e schiacciato. È una scena che ogni tecnico della sicurezza riconosce, perché nasce dalla manovra più ordinaria che un piazzale conosca. A più di sedici mesi da quell’infortunio, giovedì scorso, 29 ottobre 2026, la vicenda si è chiusa in tribunale. Come riporta il comunicato dell’Health and Safety Executive (HSE, l’autorità britannica per la salute e sicurezza sul lavoro), la società datrice di lavoro, Cotswold Vehicle Recovery (Swindon) Limited, è stata condannata dalla Bristol Magistrates’ Court.

Highworth, un piazzale, una retromarcia

Il bilancio delle lesioni dà la misura dell’impatto. Pedder ha riportato fratture a entrambe le gambe e a un braccio, un polmone perforato e una costola fratturata. È stato trasportato in eliambulanza al John Radcliffe Hospital di Oxford, dove è rimasto ricoverato per cinque settimane e ha subito diversi interventi per ricostruire le gambe, compresi innesti cutanei.

Due elementi del fatto vanno fissati, perché orientano tutta la lettura tecnica del caso. Il mezzo non era di terzi né estraneo all’organizzazione: era un camion aziendale. E la manovra non aveva nulla di eccezionale: una retromarcia in un’area di lavoro dove operavano anche persone a piedi. La domanda corretta, allora, non riguarda tanto il gesto del conducente quanto ciò che mancava intorno a quella manovra.

Cosa ha contestato l’HSE e cosa ha deciso Bristol

Le carte dell’indagine rispondono con precisione. L’HSE ha accertato che l’azienda non aveva implementato un sistema adeguato di gestione del traffico, capace di garantire che veicoli e pedoni potessero circolare in sicurezza, e non aveva adottato precauzioni adeguate per assistere i conducenti in retromarcia. Le carenze contestate sono quindi due, entrambe organizzative: l’assenza di separazione e regolazione dei flussi e l’assenza di supporto alla manovra all’indietro. Nessuna delle due riguarda un difetto del veicolo.

Davanti ai magistrati di Bristol, la società, con sede al Blackworth Industrial Estate di Highworth, si è dichiarata colpevole di violazione della Section 2(1) dell’Health and Safety at Work etc. Act 1974, la legge quadro britannica su salute e sicurezza sul lavoro. Ha ricevuto una multa di 28.000 sterline ed è stata condannata a pagare 7.276 sterline di spese. Il totale, come sintetizza la cronaca dello Swindon Advertiser, ammonta a 35.276 sterline. Una nota per chi archivia il precedente: il quotidiano locale indica la società come Cotswold Vehicle Recovery Limited, ma la denominazione corretta della parte condannata, secondo l’HSE, è Cotswold Vehicle Recovery (Swindon) Limited.

Messa accanto a cinque settimane di ricovero e a più interventi chirurgici, la cifra può apparire contenuta. Per avere un termine di paragone, lo scorso giugno l’HSE aveva reso pubblico un altro procedimento, ripreso in un’analisi di Ratcliffes sulla retromarcia nei piazzali, chiuso con una multa di 125.000 sterline e 150.000 sterline di spese. Ma l’importo della sanzione non è la vera lezione del caso di Highworth. La lezione sta nel dato che lo inquadra.

Un decesso su quattro: tre lezioni per chi progetta, gestisce e mantiene

Secondo l’ispettrice dell’HSE Laura Artosi, quasi il 25% degli incidenti mortali da trasporto sul lavoro in Gran Bretagna avviene mentre un veicolo è in retromarcia. Lo stesso ordine di grandezza, quasi un decesso su quattro tra quelli legati ai veicoli sul lavoro, è richiamato dall’HSE anche nel caso commentato da Ratcliffes. L’autorità ricorda inoltre, nella sua pagina dedicata al trasporto nei luoghi di lavoro, che questi incidenti coinvolgono di frequente veicoli in retromarcia, che a rischio sono sia i lavoratori sia i clienti e che le lesioni possono essere mortali. Il caso di Pedder, che è sopravvissuto, non è un episodio isolato: è un esempio della categoria di rischio più ricorrente nella movimentazione dei mezzi.

Da qui discendono tre indicazioni operative, tutte legate alle due carenze contestate. Per il costruttore, la retromarcia in aree condivise con i pedoni va trattata come scenario d’uso prevedibile del mezzo, non come caso limite. Chi progetta veicoli da recupero e da piazzale deve considerare la manovra all’indietro tra le condizioni ordinarie di impiego quando valuta i rischi e redige le istruzioni per l’utilizzatore. Per il datore di lavoro, la lezione coincide con quanto l’HSE ha rilevato mancare: un sistema di gestione del traffico che organizzi la circolazione di veicoli e pedoni nel piazzale e un’assistenza strutturata ai conducenti in retromarcia. Il sistema va definito, comunicato e fatto rispettare, non lasciato alla prudenza del singolo autista. Il costo di adeguamento esiste, in tempo di pianificazione e talvolta in spazi da riorganizzare, ma è contenuto e di gran lunga inferiore a quello di un procedimento.

Per il manutentore, il compito è garantire nel tempo che i dispositivi e gli accorgimenti a supporto delle manovre restino efficienti. Un’assistenza alla retromarcia esiste davvero solo se funziona ogni giorno, non soltanto il giorno in cui è stata introdotta. Il trade-off è chiaro: un piano di gestione del traffico sulla carta, senza verifiche periodiche, rischia di dare una sicurezza solo apparente.

La retromarcia nei piazzali non è un imprevisto: è la manovra più prevedibile della giornata. Lunedì mattina, in ogni sito dove si fa manovra, conviene porsi due domande semplici. Chi guida la retromarcia, quando il conducente non vede dietro di sé? E lungo quale percorso i pedoni restano separati dai mezzi? Chi ha già risposte scritte, conosciute dal personale e verificate nel tempo, ha fatto ciò che a Highworth mancava. E si tiene lontano da un’aula come quella di Bristol, oltre che dal vedere un collega caricato su un’eliambulanza.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire