Ogni 1.000 occupati nei trasporti e nella movimentazione merci si contano 38,1 denunce di infortunio. È un dato che chi lavora in un ufficio tecnico della logistica riconosce subito, perché descrive carrelli, banchine, carichi sospesi e turni serrati. Secondo INAIL, ripreso nella rassegna stampa del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, questo comparto resta uno dei più a rischio. Da qui conviene partire per leggere la tappa genovese di SI.IN.PRE.SA., che il 13 e 14 ottobre, circa due settimane fa, ha portato il progetto in Calata Mandraccio, nel cuore del Porto Antico di Genova, con più di 500 presenze tra incontri e sessioni formative.
Il porto come banco di prova: 38,1 infortuni ogni mille addetti
La scelta del luogo ha un peso preciso. Un porto concentra in pochi metri quadrati le attività che alimentano quel 38,1: movimentazione, sollevamento, transito di mezzi, interfacce continue tra macchine e persone. Portare un’iniziativa di prevenzione su una banchina significa misurarla nel contesto in cui il rischio si manifesta davvero, non in un’aula lontana dall’operatività.
Per chi progetta, certifica o utilizza attrezzature destinate alla logistica, il messaggio è immediato. Il rischio non è distribuito in modo uniforme tra i settori: si addensa dove l’uso reale delle macchine è più intenso e meno prevedibile. La domanda, allora, è che cosa sia successo concretamente in quei due giorni al Porto Antico e quale modello di lavoro ne sia emerso.
Due giorni, 500 presenze, 120 studenti: la prevenzione che si fa insieme
I numeri della tappa raccontano un’iniziativa corale. L’evento è stato realizzato da Inail in collaborazione con l’ASL3 genovese e Confindustria Genova, cioè mettendo allo stesso tavolo l’ente assicuratore, il servizio sanitario territoriale che svolge attività di vigilanza e la rappresentanza delle imprese. Accanto a loro, più di 30 rappresentanti di enti e amministrazioni di livello territoriale sono stati coinvolti nelle attività. Oltre 500 presenze hanno seguito incontri e sessioni formative, e 120 studenti hanno partecipato alla dimostrazione della procedura di Basic Life Support and Defibrillation (BLSD).
Il confronto tra questi dati e il 38,1 iniziale è istruttivo. Da una parte c’è un indicatore di rischio settoriale, astratto e aggregato; dall’altra ci sono persone che, nello stesso luogo, si formano, si confrontano con chi controlla e imparano gesti pratici di primo soccorso. La dimostrazione BLSD rivolta agli studenti, in particolare, sposta la prevenzione a monte dell’ingresso nel mondo del lavoro: chi entrerà domani in un magazzino o su un piazzale portuale ci arriverà con una competenza operativa già acquisita.
Per gli uffici tecnici, la lezione si traduce in tre azioni concrete, da leggere come buone prassi che rafforzano, senza sostituirli, gli obblighi già vigenti. Per il costruttore: progettare tenendo conto dell’uso reale in ambito logistico, con le sue sollecitazioni, i ritmi e gli errori prevedibili degli operatori, e documentare queste valutazioni nel fascicolo tecnico, così che la dichiarazione di conformità poggi su scenari d’impiego realistici. Per l’utilizzatore: investire in formazione pratica, sul modello delle sessioni viste a Genova, affiancando all’addestramento previsto quello sul campo, dove le procedure vengono provate e non soltanto lette. Per gli enti di controllo e gli organismi che verificano le attrezzature: dialogare con il territorio prima che arrivi l’ispezione, perché un’impresa che conosce in anticipo le criticità attese può correggerle in modo ordinato, con costi e tempi pianificati.
600mila denunce e 3,7 milioni di realtà da raggiungere
Una tappa riuscita va però misurata sul quadro nazionale. Nel 2025, secondo la Relazione annuale Inail presentata alla Camera, le denunce di infortunio complessive sono state 600mila, con un aumento dell’1,2% rispetto al 2024. Le denunce con esito mortale si sono invece attestate a 1.198, di cui 1.189 riferite a lavoratori e nove a studenti, in calo del 3,3% rispetto alle 1.239 dell’anno precedente. È un paradosso solo apparente: più denunce complessive, meno casi mortali. Un segnale incoraggiante, ma non ancora un risultato acquisito.
La scala del progetto rende evidente la distanza da colmare. L’obiettivo dichiarato di SI.IN.PRE.SA., come riportato da una nota pubblicata da PuntoSicuro, è arrivare nel tempo alle oltre 3.700.000 realtà lavorative, stimolando buona informazione, formazione e contrattazione per la sicurezza. Cinquecento presenze in due giorni sono un buon inizio locale; il traguardo, però, è di un altro ordine di grandezza, e richiede che il modello sperimentato a Genova venga replicato e assorbito dalle organizzazioni.
Per chi opera nella logistica e nella movimentazione merci, la conclusione è pratica. La sicurezza non va vissuta come un obbligo da subire, ma come una leva organizzativa: formare bene le persone, progettare macchine pensate per l’uso effettivo, organizzare i processi con il contributo di chi vigila. Farlo per tempo, prima che un controllo o un incidente impongano scelte affrettate, costa meno e rende di più. Il calo dei casi mortali registrato nel 2025 indica che la direzione è quella giusta; il dato di 38,1 denunce ogni mille addetti ricorda quanto lavoro resti da fare proprio nel settore che a Genova ha fatto da banco di prova.