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A Milazzo hanno fatto provare il rischio prima che arrivi sul lavoro

A Milazzo hanno fatto provare il rischio prima che arrivi sul lavoro

A Milazzo il Meeting Job 2026 ha offerto simulazioni di rischio per studenti e lavoratori, con focus su agricoltura ed edilizia.

Chiuso il 22 ottobre, il metodo delle simulazioni pratiche è replicabile in azienda per formare chi lavora

Sei simulazioni di rischio in un “safety village” allestito per gli studenti delle scuole superiori: era questo il cuore pratico del Meeting Job 2026, che si è svolto a Milazzo dal 20 al 22 ottobre scorso. Il programma era stato presentato a metà ottobre da Inail Sicilia, che ha patrocinato l’evento per il secondo anno consecutivo. A dieci giorni dalla chiusura viene spontaneo chiedersi perché un costruttore di macchine, un utilizzatore di attrezzature agricole o un responsabile di cantiere dovrebbe interessarsi a una manifestazione pensata in buona parte per le scuole. La risposta sta nel metodo più che nell’evento in sé, e nei settori a cui quel metodo si rivolgeva.

Sei simulazioni, tre giorni, accesso gratuito

Il Meeting Job è arrivato quest’anno alla sesta edizione. Secondo la brochure ufficiale della manifestazione, l’ingresso era gratuito per tutte e tre le giornate, il 20, 21 e 22 ottobre. Il format affiancava al safety village dibattiti a tema, conferenze e spettacoli. L’obiettivo dichiarato era dare ai partecipanti strumenti e informazioni per radicare in ciascuno di loro la cultura della sicurezza.

Il dato più interessante per chi si occupa di prevenzione resta comunque il village: sei scenari di rischio destinati agli istituti di istruzione secondaria di secondo grado. Qui va fatta una distinzione onesta. Questo articolo descrive ciò che il programma prevedeva, non gli esiti delle singole simulazioni, che le fonti disponibili non riportano. Una simulazione rimane un esercizio. La domanda utile è quali rischi reali volesse rendere tangibili e a quale pubblico si rivolgesse.

Dal frantoio al cantiere: dove il rischio pesa di più

Il pubblico non era uno solo. Accanto agli studenti, che il lavoro devono ancora incontrarlo, questa edizione ha introdotto una novità rispetto alle precedenti. Come riportato da la presentazione pubblicata dalla stampa locale messinese, nel pomeriggio l’evento apriva le porte anche ai lavoratori dell’indotto milazzese, con sessioni pratiche dedicate. La formazione usciva così dall’ambito scolastico e arrivava a chi è già esposto ogni giorno ai rischi di macchine, impianti e lavorazioni.

Su questo fronte l’Istituto ha portato un contributo tecnico con un taglio di filiera preciso. Francesco Giacobbe, direttore della Uot di Messina, era in programma con un intervento sui rischi specifici del comparto oleario. È una scelta coerente con il territorio e con i numeri del settore. Il comparto oleario sta dentro l’agricoltura, e l’agricoltura, insieme all’edilizia, è considerata tra i settori più rischiosi per frequenza e gravità degli infortuni, come ricorda una pubblicazione dell’Irfom sulla sicurezza nel settore oleario.

Frequenza e gravità sono due parametri diversi, e per chi progetta o gestisce la sicurezza conviene tenerli separati. La frequenza dice quanto spesso un evento accade. La gravità dice quanto pesano le sue conseguenze. Quando un settore è critico su entrambi i fronti, come accade per agricoltura ed edilizia, non basta intervenire sulla probabilità dell’incidente: bisogna lavorare anche su consapevolezza e reazione di chi opera. È proprio lo spazio in cui la formazione pratica dà il meglio, perché insegna a riconoscere una situazione pericolosa prima di trovarcisi dentro. Resta però da capire che cosa rimane, a village smontato, a chi ogni giorno gestisce macchine e cantieri.

Portare il safety village in azienda

Se il principio è sperimentare il rischio in un contesto controllato prima di incontrarlo sul lavoro, perché aspettare la prossima edizione per applicarlo? La logica delle sessioni pratiche si può replicare in molte realtà. Un costruttore di macchine agricole può usarla nelle consegne e negli addestramenti all’uso. Un’impresa edile può inserirla nella formazione di cantiere. Un formatore o un RSPP può costruire brevi scenari sui rischi tipici della propria filiera, dal frantoio al ponteggio. Va chiarito il confine: gli obblighi formativi restano quelli previsti dalla normativa, mentre la formazione esperienziale di questo tipo è una buona prassi che li integra e non li sostituisce.

Il Meeting Job 2026 si è chiuso, ma il suo metodo resta utilizzabile. Far provare il rischio in sicurezza, a uno studente come a un lavoratore esperto, è una delle leve di prevenzione più concrete a disposizione. Per chi opera in agricoltura ed edilizia, i comparti dove gli infortuni sono più frequenti e più gravi, l’evento di Milazzo è un invito pratico a rivedere la propria formazione adesso, prima che sia un infortunio a rendere evidente quello che mancava.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire