L’intesa tra Assolombarda e Inail Lombardia durerà tre anni e coinvolge le direzioni territoriali, con sei ambiti di lavoro condivisi
Per un ufficio tecnico il punto più interessante non è la cornice istituzionale. È un capitolo specifico dedicato all’intelligenza artificiale, con progetti pilota per individuare modelli di rischio. È quanto prevede il protocollo d’intesa che Assolombarda e la Direzione regionale Inail della Lombardia hanno sottoscritto lo scorso 20 ottobre, come riportato nella notizia pubblicata dall’Istituto sul proprio portale. Non si tratta di una novità dell’ultima ora: è passata una decina di giorni ed è un testo da leggere con calma. La domanda pratica, per chi progetta, usa o verifica macchine e impianti, è un’altra. Come potranno i dati su infortuni e malattie professionali entrare nella valutazione dei rischi che costruttori e utilizzatori già documentano?
Sei ambiti, un capitolo sull’IA: che cosa è stato firmato
L’intesa ha durata triennale e coinvolge direttamente le Direzioni territoriali Inail della regione. Non resta quindi un accordo di vertice: arriva al livello dove si gestiscono denunce, verifiche e rapporti con le imprese. Il bacino potenziale è ampio. Secondo Alessandro Scarabelli, direttore generale di Assolombarda, con questo accordo «mettiamo a disposizione delle oltre 7.000 imprese che rappresentiamo strumenti concreti per ridurre gli infortuni».
Il protocollo individua sei ambiti di lavoro condivisi. Il primo citato è lo scambio informativo e l’analisi dei dati su infortuni e malattie professionali. Il comunicato stampa di Assolombarda aggiunge altri ambiti: l’innovazione e l’intelligenza artificiale applicata alla prevenzione, l’informazione, la formazione e la comunicazione rivolte alle imprese associate, l’educazione alla sicurezza nelle scuole. Il capitolo sull’IA impegna le due parti a sviluppare progetti pilota per l’individuazione di modelli di rischio.
Perché l’analisi dei dati sta al centro? Il contesto aiuta a capirlo. Stando ai dati 2024 diffusi dalla Uil Milano e Lombardia, nel 2024 la regione ha registrato 110.050 denunce di infortunio, in aumento dello 0,18%. Di queste, 182 hanno avuto esito mortale, con un incremento del 5,81%. Sono numeri di due anni fa, distinti dalla firma di ottobre, ma mostrano la mole di informazioni disponibile. Resta da capire che cosa possano farne le imprese, con l’aiuto di strumenti che cercano ricorrenze e schemi.
Dai dati ai modelli di rischio: Lombardia e Piemonte sulla stessa linea
La denuncia di infortunio è un dato a valle: registra ciò che è già accaduto. L’impostazione dell’accordo punta a trasformare questo patrimonio in conoscenza utilizzabile a monte. Prima si scambiano le informazioni, poi si analizzano, infine si sperimenta con l’IA per far emergere modelli di rischio. Nessun passaggio del protocollo introduce nuovi obblighi per le imprese. Il metodo, però, va verso una prevenzione basata sull’evidenza. Chi aggiorna una valutazione dei rischi oggi si appoggia soprattutto all’esperienza interna, alle norme tecniche e alle segnalazioni dal campo. Una lettura strutturata dei dati regionali può aggiungere un riscontro esterno: quali situazioni ricorrono, in quali contesti, con quali esiti.
Per un costruttore è una prospettiva concreta. L’analisi dei rischi che sostiene il fascicolo tecnico è tanto più solida quanto più documenta le scelte progettuali rispetto a pericoli reali e prevedibili. Modelli di rischio ricavati dagli eventi denunciati potrebbero offrire un termine di confronto in più. È bene distinguere: si tratta di una possibilità che dipenderà dagli esiti dei piloti, non di un requisito previsto dall’accordo.
Il caso lombardo non è isolato. Anche Inail Piemonte ha siglato un protocollo con Confindustria Piemonte. Secondo la notizia Inail sull’accordo firmato a Torino, le parti svilupperanno iniziative e progetti pilota per sperimentare strumenti digitali e soluzioni di intelligenza artificiale. L’obiettivo è migliorare la prevenzione e individuare modelli di rischio. Il lessico è quasi identico a quello lombardo. Due regioni a forte vocazione manifatturiera imboccano la stessa strada, e la sperimentazione sull’IA applicata ai dati infortunistici appare come una direzione comune. Per le imprese la domanda diventa operativa: che cosa conviene fare adesso?
Tre anni di tempo: chi li userà meglio?
Le indicazioni che seguono sono una lettura di buona prassi, non adempimenti richiesti dal protocollo. Il costruttore può predisporre la propria analisi dei rischi in modo che sia facile da confrontare con i modelli che emergeranno. Servono pericoli ben identificati, ipotesi d’uso e di uso scorretto prevedibile esplicitate, misure di protezione motivate. Quando i risultati dei piloti saranno disponibili, una documentazione ordinata si aggiorna in poco tempo.
L’utilizzatore, se associato ad Assolombarda, ha a disposizione il canale di informazione, formazione e comunicazione previsto dall’intesa. È l’occasione per allineare il proprio documento di valutazione dei rischi e la formazione del personale a ciò che i dati mostrano sul territorio. Chi verifica e certifica ha interesse a seguire da vicino gli esiti dei progetti pilota. Se i modelli di rischio si dimostreranno affidabili, diventeranno un riferimento utile anche nel dialogo tecnico con i costruttori.
La durata triennale dell’accordo fornisce un orizzonte di pianificazione chiaro. Saranno i risultati dei piloti a dire quanto i modelli di rischio peseranno nelle scelte di progetto, e conviene arrivarci preparati.
In sintesi, l’accordo non porta allarmi né nuovi adempimenti. Mette a fattor comune dati, formazione e sperimentazione sull’intelligenza artificiale. Chi in questi tre anni allineerà per tempo la propria valutazione dei rischi a ciò che emergerà avrà una documentazione più solida e una prevenzione più efficace. È un vantaggio competitivo concreto, alla portata di chi decide di muoversi prima degli altri.