Il progetto congiunto HSE-RIO mira a superare la paralisi decisionale che tiene fermi i robot collaborativi
Il timore di essere in regola con le norme di salute e sicurezza tiene ancora molti robot collaborativi spenti nei capannoni inglesi, nonostante la legge non ponga ostacoli all’adozione. Per rompere questo stallo, l’Health and Safety Executive e il Regulatory Innovation Office hanno lanciato oggi, 10 giugno 2026 alla London Tech Week, un progetto congiunto HSE-RIO per la prima guida industriale dedicata ai cobot. Come ha dichiarato Andrew Curran, direttore scientifico dell’HSE, «la paura di non conformità sta limitando l’adozione, nonostante non ci siano barriere legali»: una fotografia che rispecchia l’esperienza di molti uffici tecnici.
Il Regulatory Innovation Office fa parte del Department for Science, Innovation and Technology ed è stato creato nell’ottobre 2024 per modernizzare la regolamentazione delle tecnologie emergenti. Già in passato RIO ha collaborato con la Civil Aviation Authority per semplificare l’approvazione dei voli dei droni, riducendo i tempi di consegna medica da 30 minuti in furgone a 2 minuti in drone, un servizio offerto da Apian. Nel gennaio 2026 la robotica è stata designata come area prioritaria per il RIO, e sono stati stanziati 52 milioni di sterline per nuovi hub per promuovere l’adozione della robotica nelle imprese britanniche, nei settori agricolo, sanitario e oltre.
Il progetto annunciato oggi è il primo passo operativo per tradurre quegli investimenti in certezza normativa. L’HSE e il RIO lavoreranno insieme a governo e industria per sostenere un’adozione sicura e responsabile, partendo proprio dai robot collaborativi, le macchine pensate per interagire fisicamente con l’operatore umano. La prima fase, prevista per l’estate 2026, fornirà chiarezza regolamentare per i cobot, colmando un vuoto che ha generato paralisi decisionale in molte realtà produttive.
Il robot spento
Il sintomo è noto a RSPP, progettisti e installatori: un’azienda investe in un cobot per l’assemblaggio, lo installa in un angolo della linea, ma lo tiene spento per mesi perché il responsabile della sicurezza teme ripercussioni legali e nessuno sa se la configurazione adottata sia conforme alle norme di salute e sicurezza. La paura non è irrazionale — il datore di lavoro ha la posizione di garanzia e rischia sanzioni penali se il robot provoca un infortunio — ma è alimentata dall’assenza di un riferimento tecnico ufficiale che spieghi come applicare i requisiti generali del Health and Safety at Work Act e delle normative specifiche sui dispositivi. Il risultato è che il macchinario resta sotto un telo, l’investimento non produce ritorno e l’innovazione viene rimandata. «Comprendiamo che non esiste alcuna barriera all’adozione nella legge sulla salute e sicurezza, ma esiste una paura di non conformità che limita l’adozione», ha sintetizzato Curran. Quel timore è più diffuso di quanto si creda, e proprio per questo HSE e RIO hanno deciso di intervenire.
La svolta regolatoria
L’intervento si concretizza in un documento che l’HSE definisce «la prima guida congiunta HSE e industria sull’uso dei cobot». Non si tratta di una nuova legge, ma di uno strumento interpretativo co-progettato con gli attori del settore: il percorso che porterà alla pubblicazione è stato avviato oggi alla London Tech Week e prevede una prima release già in questa estate 2026. La guida non solo chiarirà cosa la normativa richiede in concreto — valutazione dei rischi, analisi delle modalità di collaborazione uomo-robot, barriere fisiche, logiche di sicurezza — ma sarà anche un passaporto per accedere ai fondi stanziati per i nuovi Robotics Adoption Hubs. Per i costruttori di macchine, la guida rappresenta un punto di svolta: fino a oggi la soluzione tecnica di un sistema cobot doveva essere validata caso per caso, con lunghe consulenze e incertezze interpretative. Dopo la chiarezza, passiamo ai fatti operativi: cosa cambia per chi progetta, installa e usa i cobot?
Cosa cambia per chi progetta, installa e usa i cobot
Tre lezioni concrete emergono dall’iniziativa, ciascuna con un destinatario preciso e un’azione da mettere in agenda.
1. Per i progettisti e gli integratori di sistemi robotici — la guida rappresenta il riferimento ufficiale per la redazione del fascicolo tecnico e della dichiarazione di conformità del cobot come macchina semicompleta o completa. In precedenza la mancanza di uno standard riconosciuto portava a sovradimensionare le protezioni o, al contrario, a sottovalutare i rischi di contatto. Con la guida HSE-RIO, il progettista potrà allineare il proprio progetto a un criterio accettato dall’autorità di vigilanza, riducendo il rischio di contestazioni in caso di ispezione. La prima fase – estate 2026 – darà indicazioni operative sui requisiti di sicurezza per i cobot, inclusi i limiti di forza e velocità, le distanze di sicurezza e le modalità di validazione dei sistemi di arresto di emergenza.
2. Per i datori di lavoro e i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) — la lezione è che il timore di non conformità non è più una scusa per non adottare i cobot. La legge in realtà non vieta i robot collaborativi; ciò che mancava era una guida interpretativa che spiegasse come soddisfare i requisiti esistenti. Con il documento in arrivo, l’RSPP potrà predisporre un piano di adeguamento basato su un documento firmato dall’HSE, dimostrando di aver fatto tutto quanto in suo potere per garantire la sicurezza. Il datore di lavoro potrà quindi autorizzare l’accensione del cobot con la consapevolezza che le prescrizioni tecniche sono chiare e condivise. È il momento di riesumare i progetti di automazione rimasti nel cassetto e di aggiornare il documento di valutazione dei rischi (DVR) includendo le nuove macchine.
3. Per i manutentori e i tecnici delle linee produttive — la guida introdurrà protocolli standardizzati per la manutenzione ordinaria e straordinaria del cobot, spesso il punto debole delle installazioni. Un robot che lavora in collaborazione con l’uomo ha bisogno di verifiche periodiche sui sensori di forza, sulla calibrazione delle barriere immateriali e sul software di sicurezza. Senza un riferimento, ogni azienda procedeva per tentativi; la guida offrirà una checklist chiara, allineata con la normativa sui luoghi di lavoro e con gli standard tecnici internazionali. I manutentori potranno così intervenire con la certezza di mantenere il sistema in condizioni di sicurezza, e le aziende potranno dimostrare la corretta manutenzione in caso di accertamenti.
La paura si vince con i fatti, non con le parole. E i fatti, ora, ci sono: l’HSE ha riconosciuto il problema, il RIO ha messo risorse e competenze, e l’industria ha partecipato alla stesura della soluzione. Con la guida congiunta, il Regno Unito compie un passo avanti verso una robotica collaborativa sicura e diffusa, liberando le imprese dal freno dell’incertezza normativa. Per i tecnici della sicurezza, per i periti e per gli avvocati d’impresa, l’appuntamento è da seguire con attenzione: l’estate 2026 porterà il vademecum che mancava. Nel frattempo, il messaggio è chiaro: il cobot spento può finalmente accendersi.