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L'Inail corre con 5mila persone per una buona ragione

L’Inail corre con 5mila persone per una buona ragione

Alla Corsa dei Castelli di Trieste l'Inail patrocina la gara e promuove lo sport come strumento di reinserimento dopo un infortunio sul lavoro.

Alla decima Corsa dei Castelli l’istituto ha mostrato il reinserimento dopo un infortunio sul lavoro.

Tra i patrocinatori di una 10 km su strada, da Miramare a San Giusto, compare un nome che chi si occupa di sicurezza sul lavoro riconosce subito: l’Inail. È l’ente che gestisce gli infortuni e che fornisce agli infortunati l’attrezzatura per tornare a fare sport. La decima edizione della Corsa dei Castelli si è corsa domenica 18 ottobre a Trieste, quasi due settimane fa. A distanza di qualche giorno vale la pena chiedersi perché l’istituto abbia scelto di esserci. La risposta ha poco a che fare con il cronometro.

Cinquemila di corsa, con l’Inail al fianco

I numeri descrivono una festa di piazza. I partecipanti sono stati oltre 5mila, arrivati da 77 nazioni e iscritti con 114 team. Il percorso misurava dieci chilometri, tra il Castello di Miramare e il Castello di San Giusto. L’evento è stato organizzato dall’Asd Promorun, con la coorganizzazione del Comune di Trieste e della Regione Friuli Venezia Giulia e il patrocinio dell’Inail. La gara, come ricordava alla vigilia la presentazione del record di iscritti, è dedicata alla memoria dell’assessore Giorgio Rossi, che ne è stato l’ideatore. Il primato maschile da battere era il 27’50” fissato nell’edizione dell’anno precedente dal sudafricano Maxime Chaumeton.

Non si tratta di un appuntamento improvvisato. Già nel 2021 la quinta edizione compariva nel calendario eventi del Ministero della Cultura, con la partenza dal piazzale antistante il Castello di Miramare. Quest’anno la gara è stata anticipata dalla cerimonia d’apertura del 17 ottobre in piazza Unità d’Italia, alla presenza dell’azzurra Nadia Battocletti. Resta però una domanda: che cosa lega una manifestazione di massa all’ente che indennizza gli infortuni?

Dal reparto alla pista: il reinserimento come pezzo della sicurezza

La risposta l’ha data Angela Forlani, direttrice regionale Inail, intervenuta alla vigilia della gara: «Lo sport è un mezzo di inclusione decisivo», un elemento che, ha spiegato, «permette ai nostri assistiti di rafforzare i percorsi di reinserimento sociale, lavorativo e familiare promossi dall’Istituto». La frase descrive un servizio concreto. Come racconta la storia di Silvia De Maria, l’Inail fornisce agli infortunati sul lavoro anche l’attrezzatura per praticare sport, dentro il percorso di reinserimento. Grazie a una convenzione quadriennale con il Comitato Italiano Paralimpico, l’istituto offre inoltre l’avviamento alla pratica sportiva e organizza giornate in cui provare discipline diverse.

Per un ufficio tecnico la lettura è chiara. La sicurezza è un ciclo completo che comincia dalla prevenzione e prosegue, quando la prevenzione non basta, con il recupero della persona. Il patrocinio di Trieste mette in vetrina la seconda metà di quel ciclo, cioè quello che si ricostruisce dopo un infortunio. Chi progetta macchine, redige un fascicolo tecnico o organizza un reparto lavora invece sulla prima metà. Ogni rischio individuato e ridotto in fase di progetto è un percorso di reinserimento che non servirà.

Qui conviene distinguere tra obbligo e buona prassi. L’obbligo fissa il livello minimo da garantire. La buona prassi è ciò che un’organizzazione sceglie di fare in più, ad esempio curare istruzioni, formazione e accoglienza dei nuovi ingressi oltre lo stretto necessario. Anche in questo senso il messaggio dell’Inail è costruttivo: la cultura della sicurezza si alimenta di fiducia e partecipazione, e non solo di sanzioni.

Una barra da 150 kg e una domanda ancora aperta

Il reinserimento, per definizione, arriva dopo il danno. Il momento più delicato è invece quello in cui un ragazzo entra per la prima volta in un’officina. È utile ricordarlo con un caso che appartiene ormai alla storia recente. Il 21 gennaio 2022 Lorenzo Parelli, 18 anni, si trovava in un’azienda metalmeccanica per uno stage formativo che avrebbe dovuto concludere quella sera stessa. Durante il turno, una barra d’acciaio di circa 150 chilogrammi lo ha schiacciato, uccidendolo sul colpo.

Come ha ricostruito Il Fatto Quotidiano nel quarto anniversario, quella morte riaccese il dibattito nazionale sull’alternanza scuola-lavoro, oggi Pcto. Secondo le organizzazioni studentesche, però, non ne sono derivati cambiamenti sostanziali. Ne nasce una domanda che ogni responsabile sicurezza può porsi senza aspettare nuove norme: che cosa significa, in concreto, preparare chi mette piede per la prima volta in un reparto? Quali movimentazioni può osservare e quali deve evitare? Chi lo affianca, e con quali istruzioni?

Le azioni utili non richiedono scadenze per partire. Si possono rileggere le valutazioni dei rischi pensando a chi ha zero esperienza, verificare che le istruzioni delle macchine siano comprensibili a un principiante e definire per iscritto i compiti consentiti a stagisti e neoassunti. Non sono costi da subire. Sono investimenti che rendono più solida l’intera organizzazione, a partire dalla documentazione tecnica. La Corsa dei Castelli ha mostrato quanto può valere lo sport come strumento di ripartenza. Il lavoro di chi progetta e forma serve a far sì che, per il maggior numero possibile di persone, una 10 km resti soltanto una festa.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire