Vai al contenuto
Un caso su cinque di mesotelioma non ha ancora una fonte

Un caso su cinque di mesotelioma non ha ancora una fonte

L'Inail aggiorna il catalogo delle esposizioni ad amianto per identificare le fonti nei casi di mesotelioma senza spiegazione.

Il Registro nazionale dei mesoteliomi ha approfondito 24.864 casi: per il 20% l’esposizione risulta improbabile o ignota

Chi si occupa di sorveglianza sanitaria o di ricostruzione delle storie lavorative conosce bene il caso dell’anamnesi espositiva che non torna. Un mesotelioma senza cantiere navale, senza fabbrica di cemento-amianto e senza miniera nel curriculum lavorativo, e spesso a esserne colpita è una donna. A metà ottobre l’Inail ha pubblicato uno strumento pensato proprio per questi casi: il nuovo volume “Catalogo delle principali occasioni di esposizione professionale e non professionale ad amianto”, disponibile dallo scorso 16 ottobre. Non introduce obblighi nuovi. Offre invece un metodo aggiornato per individuare le fonti di esposizione quando le categorie tradizionali non bastano a spiegarle.

Un catalogo per le esposizioni che non stanno nei manuali

Il volume è curato dal Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) dell’Inail insieme alla rete dei Centri operativi regionali (Cor) del Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM). È stato realizzato in collaborazione con le Regioni. La pubblicazione aggiorna due elementi: il catalogo delle esposizioni professionali e non professionali all’amianto e gli strumenti di lavoro usati dal Registro. Per chi opera sul campo significa disporre di un riferimento più ampio e più aderente ai casi che oggi arrivano all’osservazione.

Il cambio di prospettiva nasce dall’esperienza dei Cor. Secondo quanto riporta l’Inail, la rete ha rilevato che, soprattutto nei casi che riguardano le donne, le fonti di esposizione possono essere meno evidenti e spesso non riconducibili ai tradizionali contesti industriali. Il catalogo sposta quindi l’attenzione dai luoghi classici dell’amianto verso settori e situazioni meno ovvie. Resta da capire quanto pesino, nei numeri del Registro, le esposizioni che si collocano fuori da quei contesti.

Cosa dicono i numeri del ReNaM

Il dato da cui partire è la quota di casi senza una spiegazione. Secondo i dati del ReNaM, le modalità di esposizione sono state approfondite per 24.864 casi di mesotelioma. Per il 20% di questi l’esposizione risulta improbabile o ignota. È questo lo spazio in cui un catalogo aggiornato può fare la differenza: un caso su cinque, nella casistica analizzata, non ha ancora una fonte identificata.

Il resto della distribuzione chiarisce le proporzioni. Sempre secondo il quadro dei dati del Registro, il 69,1% dei casi approfonditi presenta un’esposizione professionale, classificata come certa, probabile o possibile. Seguono l’esposizione familiare (5,1%), quella ambientale (4,3%) e quella legata ad attività di svago o hobby (1,5%). La componente professionale resta quindi prevalente. Le esposizioni non professionali, sommate alla quota ignota, coprono però una parte della casistica che nessuna valutazione seria può trascurare.

Per leggere questi numeri serve lo sfondo storico, che va tenuto distinto dalla notizia. L’Italia, come ricorda la pagina Inail dedicata al Registro, è stata uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto fino alla fine degli anni Ottanta. Ogni attività di estrazione, produzione e commercio è stata bandita dalla legge 27 marzo 1992, n. 257. Secondo uno studio scientifico sul caso italiano, nel Novecento il Paese è stato il principale produttore di amianto e uno dei maggiori consumatori in Europa, fino al divieto del 1992. L’esposizione ha interessato miniere e commercio dell’amianto, produzione di cemento-amianto, cantieri navali e industrie tessili. Ha inoltre generato un’esposizione ambientale diffusa nelle comunità circostanti.

Le conseguenze sanitarie si misurano sul lungo periodo. Secondo un’analisi epidemiologica sul mesotelioma pleurico, tra il 1980 e il 2019 in Italia sono morte per questa malattia 33.889 persone. Lo stesso lavoro stima altri 19.092 decessi tra il 2020 e il 2034. Il picco nazionale è collocato nel quinquennio 2020-2024, con 6.740 decessi. Va precisato che si tratta di una proiezione, non di un dato consuntivo, anche se il periodo a cui si riferisce si è ormai concluso. Il divieto ha più di trent’anni, eppure la ricostruzione delle esposizioni resta un lavoro aperto.

Dal catalogo alla pratica: tre usi e una timeline lunga

Il paradosso è solo apparente. L’Inail lo dice in modo esplicito: nonostante il divieto di estrazione, lavorazione e utilizzo introdotto con la legge del 1992, le malattie asbesto-correlate continuano a rappresentare un problema di salute pubblica. In più, come evidenzia la ricerca epidemiologica citata dall’Istituto, è prevedibile che nei prossimi anni aumenti la quota di casi di mesotelioma causati da esposizioni avvenute in settori di attività economica poco noti. La norma ha chiuso la fonte, mentre la latenza della malattia mantiene aperto il problema.

Sul piano operativo, il catalogo non crea adempimenti. Il suo uso rientra nella buona prassi e si presta ad almeno tre applicazioni.

Valutazione dei rischi in azienda. Rileggere le storie lavorative pregresse tenendo conto dei settori meno ovvi, oltre a quelli già noti.

Sorveglianza sanitaria e anamnesi. Estendere la raccolta delle informazioni alle esposizioni familiari, ambientali e da hobby. Insieme coprono oltre un decimo dei casi approfonditi dal Registro.

Rete dei Cor e Regioni. Adottare gli strumenti aggiornati del Registro con l’obiettivo di ridurre quel 20% di casi con esposizione improbabile o ignota.

La timeline aiuta a fissare le priorità. Il divieto risale al 1992, la serie storica dei decessi copre il periodo 1980-2019 e le proiezioni arrivano al 2034. In un orizzonte così lungo il metodo di ricostruzione conta quanto la norma. Chi integra per tempo il nuovo catalogo nelle proprie valutazioni e anamnesi ottiene ricostruzioni più solide, meno casi senza risposta e un lavoro di prevenzione più efficace negli anni in cui, secondo le stime, il tema resterà aperto.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire