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In Italia la rianimazione la fa solo uno su quattro

In Italia la rianimazione la fa solo uno su quattro

Inail e Aoui Verona avviano Effetto Farfalla: studenti certificati Blsd formano i compagni più giovani alla rianimazione cardiaca.

Effetto Farfalla”: studenti certificati Blsd formeranno i compagni più giovani con la peer education.

Nella catena della sopravvivenza c’è un anello che nessun protocollo ospedaliero può sostituire: il primo minuto, quello in cui accanto alla persona colpita da arresto cardiaco non c’è ancora il 118 ma solo chi si trova lì per caso. È su questo anello che interviene il progetto “Effetto Farfalla”, presentato dall’Inail. È regolato da un accordo firmato martedì 20 ottobre, poco più di dieci giorni fa, che affida agli studenti di quarta già certificati Blsd il compito di formare i compagni più giovani. Il punto di partenza è un dato di contesto noto agli addetti ai lavori: in Italia, secondo le rilevazioni relative al 2022, la rianimazione cardiopolmonare da parte degli astanti avviene soltanto nel 26% degli arresti cardiaci extraospedalieri.

L’atto: un accordo, duemila studenti, un anno scolastico

I dati essenziali dell’accordo sono pochi e precisi. Firmatari sono la Direzione regionale Veneto dell’Inail e l’Azienda ospedaliera universitaria integrata (Aoui) di Verona, in collaborazione con l’Università di Verona. La data di sottoscrizione è martedì 20 ottobre. Il perimetro comprende circa duemila studenti delle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Verona, mentre l’orizzonte temporale coincide con l’anno scolastico 2026-2027, appena cominciato. L’obiettivo dichiarato è diffondere tra i giovani le competenze di rianimazione cardiopolmonare e di primo soccorso e, insieme, promuovere la cultura della prevenzione, della sicurezza e della responsabilità civica. Un accordo stabilisce chi partecipa e in quale misura. Il modo in cui la formazione verrà erogata è un’altra questione, ed è su questo terreno che il progetto si misura davvero.

Il meccanismo: certificati che formano, tecnologie che allenano, un divario da colmare

Il metodo scelto è la peer education. Gli studenti delle classi quarte che hanno già ottenuto la certificazione Blsd riceveranno una formazione specifica per assumere il ruolo di Peer Tutor. Toccherà a loro trasferire ai compagni più giovani conoscenze e competenze salvavita, sotto la supervisione di professionisti sanitari. Se si ragiona in termini di sistema qualità, l’impostazione è lineare. Il requisito d’ingresso è la certificazione Blsd, che qualifica chi forma. Il processo si basa sulla trasmissione tra pari. Il controllo resta in capo ai professionisti sanitari, che vigilano sulla correttezza di ciò che viene insegnato. Nessuno degli anelli è lasciato all’improvvisazione: chi insegna possiede una competenza attestata, e chi verifica ha la responsabilità clinica di farlo.

Sul fronte degli strumenti, il panorama nazionale offre riferimenti già strutturati. Il progetto illustrato dal 118 dell’Emilia-Romagna prevede l’implementazione e la validazione di una modalità innovativa di sensibilizzazione, informazione e formazione basata su app interattive e tecnologie di realtà virtuale. Per la scuola primaria è stata pensata “Un Picnic Mozzafiato VR”, per la secondaria “School of CPR VR”. Durante gli eventi di sensibilizzazione si allestiscono stazioni di auto-apprendimento, nelle quali lo studente si esercita in autonomia su scenari simulati. Questi strumenti sono complementari alla trasmissione tra pari: rendono la pratica ripetibile e permettono a ciascuno di consolidare la manovra con i propri tempi.

Il motivo per cui un metodo così strutturato ha senso emerge dai numeri. Stando ai dati sulla gestione dell’arresto cardiaco pubblicati dall’ISS, riferiti al 2022, oltre al già citato 26% di RCP praticata dagli astanti, la sopravvivenza complessiva all’arresto cardiaco in Italia si ferma al 9%, e quella con buon esito neurologico al 5%. Sul versante opposto, secondo quanto riporta l’Italian Resuscitation Council, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che bastino due ore di lezione di RCP all’anno, rivolte ai ragazzi dai 12 anni compiuti, per far crescere il tasso di sopravvivenza. Anche le linee di indirizzo del Ministero dell’Istruzione vanno nella stessa direzione. Vi si legge che la formazione sulle tecniche di primo soccorso rappresenta, «oltre alla connotazione di significativo arricchimento culturale dei giovani, un fattore determinante per una drastica riduzione della mortalità evitabile nel nostro Paese». Il divario fra il dato rilevato e il risultato raggiungibile è quindi misurabile, e l’intervento richiesto, almeno nell’ordine di grandezza indicato dall’OMS, resta contenuto.

Tre ruoli e un calendario: come si costruisce l’effetto farfalla

Tradotto in uno schema operativo, il progetto distribuisce tre responsabilità distinte. I Peer Tutor, cioè gli studenti di quarta certificati Blsd, hanno il compito di trasferire le competenze salvavita ai compagni. Gli studenti più giovani devono acquisirle, e possono contare su strumenti di auto-apprendimento come quelli in realtà virtuale già adottati in altri contesti. I professionisti sanitari supervisionano l’intero processo e ne garantiscono la qualità. Il termine è l’anno scolastico 2026-2027: le scuole coinvolte hanno davanti un ciclo completo per portare a regime il modello.

Il nome del progetto spiega la logica meglio di qualunque schema. Un battito d’ali, ovvero uno studente formato e certificato, produce effetti che si propagano: ogni Peer Tutor forma altri ragazzi, che porteranno quella competenza a casa, in palestra, in strada e, in futuro, sul posto di lavoro. Rimane aperta una domanda di prospettiva. Se l’esperienza veronese darà i risultati attesi e verrà documentata con rigore, potrà diventare un modello di riferimento da replicare in altre province?

Il messaggio di fondo non è allarmistico, anzi offre un vantaggio operativo concreto. Formare presto, con requisiti certificati e una supervisione qualificata, vuol dire disporre di persone preparate proprio quando servono. Una comunità che si organizza bene e per tempo non scopre durante l’emergenza di non saper intervenire: costruisce la propria capacità di risposta prima, una classe alla volta, a partire dall’anno scolastico che si è appena aperto.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire