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Nove donne hanno ricominciato a ballare il tango dopo l'infortunio

Nove donne hanno ricominciato a ballare il tango dopo l’infortunio

A Mestre l'evento finale di TanghiAMO, progetto Inail che usa il tango argentino per il reinserimento di donne con disabilità da lavoro.

TanghiAMO si chiude il 31 ottobre a Mestre con l’evento finale

Chi lavora in un ufficio tecnico o si occupa di sicurezza lo sa bene: la valutazione dei rischi guarda a ciò che accade prima dell’infortunio. È più raro chiedersi che cosa succeda dopo, quando la persona infortunata deve ritrovare autonomia, relazioni e un posto nel lavoro. Oggi, 31 ottobre, all’Auditorium Lippiello di Mestre arriva una risposta concreta. Si tiene infatti l’evento finale di TanghiAMO, il progetto Inail dedicato al tango argentino: dodici incontri per nove donne con disabilità da lavoro. L’iniziativa è stata presentata la scorsa settimana e si chiude con questa giornata.

Prima del tango, un questionario

Il punto di partenza del progetto è una raccolta di informazioni strutturata, prima ancora di qualsiasi attività. TanghiAMO nasce dalle esigenze emerse nel progetto regionale Ricomincio da Me, sviluppato dalla Direzione regionale Inail Veneto. Chi si occupa di conformità riconoscerà la logica. Come un fascicolo tecnico si costruisce a partire dai requisiti, anche qui il percorso si costruisce a partire da ciò che le persone dichiarano di aver bisogno.

Lo strumento è semplice. Come spiega la presentazione di Percorsi di cioccolato, Ricomincio da me utilizza un questionario online. Serve ad approfondire i bisogni e i desideri delle donne che hanno vissuto un infortunio sul lavoro o una malattia professionale. L’obiettivo dichiarato è favorire in modo più calibrato i loro percorsi di reinserimento sociale e lavorativo. Rilevare il bisogno, però, è solo il primo passo. Il vero banco di prova sta nel tradurre quelle risposte in un percorso reale.

Dodici incontri, nove donne, due territori

I numeri di TanghiAMO descrivono un progetto definito per perimetro, durata e partner. A promuoverlo è la Direzione territoriale Inail di Venezia terraferma, in collaborazione con l’associazione Le Onde. Le partecipanti sono nove donne con disabilità da lavoro. Il percorso si è articolato in 12 incontri di tango argentino, un’attività che unisce movimento, espressione personale, relazione e benessere psicofisico. A guidare gli incontri è stata Valentina Recchia, arteterapeuta e insegnante di tango. È una scelta che affianca una competenza tecnica sulla disciplina a una competenza nell’accompagnamento della persona.

Visto con gli occhi di chi gestisce progetti, lo schema è chiaro. A monte c’è un input misurabile, cioè le esigenze emerse dal questionario regionale. Segue un’attività con un numero definito di sessioni e un conduttore qualificato. Un partner associativo radica l’iniziativa nel territorio, e un evento conclusivo chiude formalmente il ciclo. È la stessa struttura che un responsabile qualità userebbe per descrivere un processo: ingresso, attività, risorse, uscita.

Il modello, peraltro, è già stato replicato. A Belluno, sempre nell’ambito di Ricomincio da me, è nato Percorsi di cioccolato. Tra gennaio e aprile le partecipanti hanno preso parte a dieci incontri dedicati alla lavorazione del cioccolato. L’attività cambia, dal laboratorio artigianale alla danza, ma l’impianto resta lo stesso: un ciclo di una decina di incontri, un tema concreto e un’origine comune nei bisogni rilevati. È questo che rende l’esperienza interessante anche fuori dal Veneto. Non si copia l’attività in sé, si replica un metodo. Resta però da capire perché il progetto si rivolga proprio alle donne.

Il doppio svantaggio che giustifica il metodo

La cornice la fornisce ANMIL. Secondo l’associazione, come riporta il Forum del Terzo Settore, i numeri degli infortuni sul lavoro al femminile continuano ad attestarsi su livelli elevati. ANMIL aggiunge un secondo elemento. Nell’inserimento lavorativo sono proprio le donne con disabilità a subire una doppia discriminazione, risultando ancora più escluse rispetto agli uomini con disabilità. Il contrasto è netto. A parità di disabilità, il genere pesa ulteriormente sulle possibilità di ritorno al lavoro. Un intervento mirato, costruito sui bisogni dichiarati da queste donne, risponde quindi a uno svantaggio specifico e documentato.

Per chi organizza la sicurezza in azienda la distinzione va fatta con chiarezza. Prevenire l’infortunio è un obbligo. Accompagnare il dopo, invece, rientra oggi soprattutto nella buona prassi, e iniziative come TanghiAMO mostrano che può essere progettato con lo stesso rigore. L’azione concreta è a portata di mano. Si può conoscere i percorsi attivati dall’Inail sul proprio territorio e segnalarli alle lavoratrici interessate. Si può anche considerare il reinserimento come parte del proprio lavoro sulla sicurezza, invece di trattarlo come un capitolo separato.

La lezione dell’evento di oggi a Mestre è costruttiva. La disciplina che serve per prevenire l’infortunio consiste nel rilevare il bisogno, progettare l’intervento e verificarne l’esito. La stessa disciplina funziona anche per il ritorno alla vita sociale e lavorativa. Chi la applica per tempo e con metodo non si limita ad assolvere un obbligo: ne ricava un vantaggio concreto, per le persone e per l’organizzazione.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire