L’accordo tra Inail Sicilia e l’Autorità portuale dello Stretto durerà tre anni e nasce da un’intesa nazionale
In porto si fanno male soprattutto i facchini e gli addetti alla movimentazione merci e al magazzino. Seguono i conduttori di mezzi pesanti e camion, poi i meccanici, i riparatori e i manutentori delle macchine a bordo delle navi. È la mappa tracciata da Infor.MO, il sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, ed è il punto da cui conviene leggere l’accordo firmato la scorsa settimana in Sicilia. Giovedì 22 ottobre, a Milazzo, Inail Sicilia e l’Autorità di sistema portuale dello Stretto hanno sottoscritto un protocollo sulla sicurezza dei lavoratori. Hanno firmato il direttore regionale Inail Sicilia, Giorgio Soluri, e il presidente dell’Autorità, Francesco Rizzo.
Chi si fa male tra una nave e un magazzino
La classifica di Infor.MO non sorprende chi lavora in banchina, ma ha il merito di dare un nome alle mansioni. In cima ci sono le attività di carico, scarico e stoccaggio, svolte da facchini e addetti alla movimentazione merci e al magazzino. Subito dopo vengono i conduttori di mezzi pesanti e camion, che si muovono in aree dove il traffico veicolare si mescola alle operazioni portuali. Il terzo gruppo è quello dei meccanici, riparatori e manutentori di macchine su navi, chiamati a intervenire in spazi confinati e su impianti in esercizio. L’analisi è stata richiamata da Inail nel presentare il protocollo nazionale per la salute e la sicurezza nelle aree portuali.
Accanto a questi profili c’è il dato che l’Autorità di sistema portuale (AdSP) dello Stretto rivendica più volentieri. Con oltre undici milioni di passeggeri l’anno, gestisce il maggiore hub portuale italiano per traffico passeggeri. Volumi di questo tipo moltiplicano le interfacce tra mezzi, merci, persone e manutenzione. Davanti a questa mappa del rischio, resta da capire che cosa metta concretamente sul tavolo l’accordo di Milazzo.
Un protocollo, un comitato, tre anni
Il testo dura tre anni e prevede la programmazione di iniziative congiunte per promuovere la cultura della salute e sicurezza sul lavoro in ambito portuale. Per governarle nasce un comitato di coordinamento paritetico, con tre rappresentanti nominati da Inail Sicilia e tre dall’AdSP dello Stretto. La firma è arrivata durante il “Meeting Job Milazzo”, in programma dal 20 al 22 ottobre nella città mamertina. L’evento ha richiamato oltre tremila visitatori tra studenti e lavoratori, una platea coerente con l’obiettivo dichiarato di lavorare sulla cultura della prevenzione.
L’accordo siciliano non nasce isolato. Si inserisce nell’ambito del protocollo d’intesa “Inail-Ministero delle Infrastrutture e Trasporti-Assoporti”, che ha definito obiettivi, ambiti e modalità delle iniziative di tutela. Quel quadro nazionale si attua con accordi specifici tra le Direzioni regionali dell’Inail e le singole Autorità portuali. Milazzo è dunque uno di questi tasselli. Un altro si trova in Liguria, dove l’intesa tra INAIL Liguria, AdSP del Mar Ligure Occidentale e ASL3 punta a migliorare la gestione dei rischi e a promuovere strumenti e competenze per la sicurezza del lavoro portuale. Va detto con onestà che un comitato paritetico e un testo centrato sulla “cultura” non riducono da soli gli infortuni. Perché producano effetti, il lavoro deve arrivare in banchina.
Tre lezioni per non restare sulla carta
Per un tecnico della sicurezza la domanda è una sola. Se gli infortuni hanno nomi e mansioni precise, le iniziative congiunte del triennio partiranno da lì? Il protocollo, così come è stato presentato, non elenca interventi per singola mansione. Questo non è un difetto: lascia al comitato il compito di scegliere le priorità. Ed è proprio qui che gli operatori portuali possono incidere, portando al tavolo le proprie criticità.
Prima lezione: movimentazione e magazzino. Il datore di lavoro di facchini e addetti alla movimentazione merci, insieme al proprio RSPP (Responsabile del servizio di prevenzione e protezione), dovrebbe presentare al comitato una sintesi ragionata delle fasi critiche. Servono le operazioni di carico e scarico più esposte, le aree di stoccaggio con interferenze, gli eventi sfiorati registrati in azienda. Se la prima categoria colpita secondo Infor.MO è questa, è ragionevole chiedere che le iniziative formative del triennio partano da qui. Vale anche per le attività rivolte agli studenti come quelle del Meeting Job.
Seconda lezione: mezzi pesanti e camion. Chi organizza il lavoro dei conduttori, cioè aziende di autotrasporto, terminalisti e uffici tecnici dell’Autorità, ha interesse a mappare i punti di contatto tra viabilità portuale e operazioni di banchina. Rientrano in questa mappa le manovre in retromarcia, gli incroci con i pedoni e i tempi di attesa sotto bordo. Al comitato vanno portati percorsi, segnaletica e regole di accesso da verificare, perché la promozione della cultura della sicurezza si traduca in criteri condivisi da tutti gli operatori dello scalo.
Terza lezione: manutenzione delle macchine su navi. Chi gestisce meccanici, riparatori e manutentori dovrebbe documentare le condizioni reali di intervento a bordo: accessi, isolamento delle energie, coordinamento con l’equipaggio e con le imprese terze. È il terzo gruppo nella classifica Infor.MO e quello in cui le interferenze tra soggetti diversi sono più frequenti. Un comitato in cui siedono sia Inail sia l’Autorità portuale è la sede naturale per proporre iniziative mirate su queste procedure.
Il protocollo di Milazzo offre quindi due cose: uno spazio stabile per tre anni, il comitato paritetico, e uno sfondo nazionale condiviso con esperienze come quella ligure. Chi lavora nel porto dello Stretto può trattarlo come un canale operativo e non come un atto di rappresentanza. Datori di lavoro, responsabili dei mezzi e manutentori hanno un interlocutore a cui portare dati e criticità delle proprie mansioni. È il modo più diretto per far sì che la cultura della sicurezza diventi un insieme di interventi mirati, proprio dove i dati dicono che ci si fa male.