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Il dato acustico c'è, ma gli acquirenti non lo leggono

Il dato acustico c’è, ma gli acquirenti non lo leggono

Per le macchine outdoor il dato acustico è obbligatorio, ma secondo Heisterkamp manca di affidabilità, comparabilità e comprensibilità per orientare davvero l'acquisto.

Il dato acustico in targhetta è obbligatorio ma non affidabile né comprensibile per chi acquista.

Ogni ufficio tecnico che lavora su macchine per uso esterno conosce bene la targhetta: marcatura CE, livello di potenza sonora garantito e, a corredo, la dichiarazione CE di conformità. Formalmente è tutto in ordine. Eppure, secondo l’articolo di F. Heisterkamp segnalato dalla BAuA e pubblicato sulla rivista tecnica «Lärmbekämpfung» (volume 21, edizione 5/2026, pagine 124-132, DOI 10.37544/1863-4672-2026-05-124), per macchine e apparecchiature outdoor le indicazioni sulle emissioni sonore presentano ancora carenze. Il contributo, reso disponibile nei giorni scorsi, porta il tema su un terreno che interessa direttamente chi progetta e chi certifica. Il punto non è più se il dato sia presente, ma se sia davvero utile a chi deve scegliere.

Il dato c’è già in targhetta, ma serve a chi compra?

Il quadro dell’obbligo è chiaro. La Direttiva 2000/14/CE, nota come Outdoor Noise Directive, rende obbligatoria l’etichettatura del rumore per le macchine destinate a funzionare all’aperto. Le attrezzature devono recare la marcatura CE e l’indicazione del livello di potenza sonora garantito, e devono essere accompagnate da una dichiarazione CE di conformità. Per il costruttore questo significa un dato da determinare, documentare e riportare in modo corretto: un obbligo, non un’opzione.

Heisterkamp affianca a questo obbligo un approccio di mercato, il «Sell and Buy Quiet». Il principio è ridurre il rumore alla fonte: i produttori offrono prodotti più silenziosi e gli acquirenti li scelgono in modo mirato. La logica richiama l’iniziativa Buy Quiet promossa dal NIOSH statunitense, che incoraggia le aziende ad acquistare o noleggiare macchinari più silenziosi quando avviano una nuova attività o sostituiscono attrezzature obsolete, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione dei lavoratori al rumore. Ma se il dato acustico è obbligatorio da anni, perché l’autore parla ancora di carenze? Il problema non riguarda l’esistenza del numero, ma la sua qualità.

Affidabile, comparabile, comprensibile: le tre parole che mancano

L’articolo indica con precisione dove si trova il divario. Perché il «Sell and Buy Quiet» funzioni, le dichiarazioni di emissione sonora e le etichette acustiche devono essere affidabili, comparabili e comprensibili. Sono tre requisiti distinti. Affidabile significa che il valore dichiarato rispecchia ciò che la macchina emette davvero. Comparabile significa che due prodotti concorrenti possono essere messi a confronto sulla stessa base. Comprensibile significa che chi acquista, spesso un responsabile acquisti e non un acustico, riesce a tradurre quel numero in una decisione. Secondo Heisterkamp, per le macchine e le apparecchiature outdoor queste condizioni non sono ancora pienamente soddisfatte.

Il confronto con altri settori aiuta a capire che cosa significhi un’etichetta che orienta davvero la scelta. Per le lavatrici, le prime misure di etichettatura energetica sono entrate in vigore già nel 1995. Da allora il consumatore ha imparato a leggere quell’etichetta e a usarla come criterio di acquisto accanto al prezzo. Il dato sonoro delle macchine outdoor è altrettanto obbligatorio, ma non ha ancora raggiunto lo stesso livello di leggibilità e di peso nella decisione.

Il costo di un mercato che non premia il silenzio si misura anche in termini di salute. In Germania, secondo un contributo presentato al convegno DAGA 2026, i nuovi casi di ipoacusia da rumore riconosciuti come malattia professionale sono stati 6.637 nel 2022, 7.609 nel 2023 e 8.897 nel 2024. Sono dati storici di contesto, non una novità di questi giorni, ma descrivono una tendenza in crescita nell’arco di tre anni. Ogni macchina più rumorosa del necessario, scelta perché il dato acustico non era leggibile o confrontabile, contribuisce a quell’esposizione. Il divario è dunque chiaro: resta da capire chi può colmarlo, e con quali gesti concreti.

Tre mosse per trasformare il decibel in argomento di vendita

Per il costruttore, l’obbligo resta quello previsto dalla Direttiva 2000/14/CE: marcatura CE, livello di potenza sonora garantito, dichiarazione CE di conformità. La buona prassi va oltre: trattare quel livello come un dato comunicativo, presentato in modo chiaro nella documentazione commerciale e coerente con quanto riportato in targhetta e nel fascicolo tecnico. Un dato credibile e leggibile parla direttamente a chi deve proteggere i lavoratori.

Per l’utilizzatore, la mossa è applicare il Buy Quiet negli acquisti e nei noleggi, inserendo il livello di potenza sonora garantito tra i criteri di selezione, accanto a prezzo e prestazioni. Non si tratta di un obbligo imposto dalla direttiva, ma di una scelta di prevenzione che riduce l’esposizione al rumore alla fonte. Per l’organismo notificato, infine, la leva è presidiare l’affidabilità del valore dichiarato: è su quella base che il mercato può fidarsi del confronto.

Le fonti non indicano scadenze né nuove modifiche normative: il percorso descritto da Heisterkamp è un’opportunità operativa, non un termine di adeguamento. Proprio per questo conviene muoversi in anticipo. Come per le lavatrici è successo con i consumi, il prossimo criterio d’acquisto, dopo il prezzo, potrebbe essere il numero in decibel. La conformità acustica, in questa prospettiva, non è un costo da minimizzare: il costruttore che rende il proprio dato sonoro affidabile, comparabile e comprensibile anticipa un mercato in cui il silenzio diventa un criterio di scelta. Adeguarsi bene, e prima degli altri, è un vantaggio competitivo.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire