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Manca il connettore che spegne il laser di Classe 4

Manca il connettore che spegne il laser di Classe 4

La saldatrice laser UMW di Classe 4 è stata richiamata per l'assenza del connettore di interblocco remoto, con rischio di lesioni oculari permanenti.

Manca il connettore di interblocco EN 60825-1 sulla saldatrice laser Classe 4 e il fascio a 1070 nm resta invisibile.

In officina la saldatrice laser lavora, e il fascio a 1070 nanometri che fonde il metallo non si vede. Su questa macchina di Classe 4, la categoria più pericolosa nella classificazione dei laser, manca un componente: il connettore di interblocco remoto, cioè il collegamento che dovrebbe interrompere l’emissione quando si apre l’accesso alla zona di lavoro. Su questa assenza si basa la segnalazione Safety Gate SR/03093/26, notificata dai Paesi Bassi. Il divieto di vendita e il richiamo del prodotto dagli utenti finali sono in vigore dallo scorso 2 ottobre, da circa un mese. Non è una notizia dell’ultima ora. È un caso già chiuso dalle autorità, e proprio per questo utile da analizzare a mente fredda.

Un fascio che non si vede e un connettore che non c’è

La macchina è prodotta da UMW, che si presenta sul sito ufficiale del costruttore come produttore con sede in Cina di saldatrici laser, sistemi di pulizia laser e soluzioni di saldatura robotizzata per la lavorazione industriale dei metalli. La contestazione dell’autorità olandese è netta. Il prodotto non rispetta i requisiti della Direttiva Macchine né le norme europee EN 11553, dedicata alla sicurezza delle macchine per la lavorazione laser, ed EN 60825-1, sulla sicurezza dei prodotti laser. Il rischio individuato riguarda la vista: senza interblocco remoto, durante il funzionamento si può accedere direttamente alla radiazione laser.

Il requisito violato è preciso. È la EN 60825-1 a prescrivere, come ricorda un approfondimento tecnico del laboratorio CTNT, i connettori di interblocco remoto sulle apparecchiature laser di Classe 4. Le conseguenze di un’esposizione non sono reversibili. Secondo la guida dell’American Welding Society sulla saldatura laser manuale, la luce laser può provocare gravi lesioni alla retina o alla cornea, fino a danni oculari permanenti. La stessa fonte ricorda che alcune radiazioni, compreso il fascio di saldatura, taglio o pulizia a 1070 nm, sono invisibili. L’operatore non ha alcun segnale visivo che lo avverta del pericolo, quindi la protezione deve essere affidata alla macchina.

Il richiamo e la norma che parla cinese

La risposta delle autorità pubbliche olandesi è stata la più incisiva tra quelle disponibili: divieto di commercializzazione e richiamo dagli utenti finali. Non basta quindi fermare le vendite, bisogna recuperare le macchine già installate. Il peso della misura supera i confini olandesi perché è passata da Safety Gate, il sistema di allerta rapida dell’Unione europea per i prodotti non alimentari pericolosi. I suoi avvisi producono azioni concrete in più Paesi. Come riporta un’analisi di IEU Monitoring sul sistema Safety Gate, gli alert registrati hanno generato oltre 4.200 azioni di follow-up delle autorità di vigilanza del mercato, per bloccare la vendita dei prodotti o ritirarli. Per chi ha in reparto una macchina simile,
il caso olandese indica cosa possono verificare anche le autorità degli altri Stati membri.

Il contesto normativo contiene un elemento curioso. Mentre l’Europa ritira una saldatrice cinese per un difetto di sicurezza, la prima norma internazionale ISO/IEC sulla sicurezza dei sistemi completi di lavorazione laser è stata sviluppata sotto guida cinese. Lo rivendica il comunicato diffuso da HSG Laser a proposito della ISO 11553-2:2026, frutto di sette anni di lavoro tra revisioni tecniche globali, votazioni transfrontaliere e consultazioni con le parti interessate. Le regole quindi esistono, sono condivise e in parte sono state scritte proprio dall’industria del Paese di origine della macchina. Resta da capire perché una saldatrice senza interblocco remoto sia arrivata fino all’utente finale. La risposta va cercata nelle responsabilità di chi progetta, acquista e mantiene la macchina.

Tre lezioni prima della prossima segnalazione

Il costruttore. L’interblocco remoto non è un optional da offrire su richiesta. Per la Classe 4 la EN 60825-1 lo richiede, e la sua assenza è bastata a portare la macchina fuori dal mercato. Che cosa deve fare in concreto l’ufficio tecnico? Inserire il connettore nello schema elettrico fin dalla prima revisione, documentarlo nel fascicolo tecnico (la raccolta di disegni, calcoli e verifiche che dimostra la conformità alla Direttiva Macchine) e verificarne il funzionamento prima della marcatura. Prevederlo in fase di progetto costa poco. Il richiamo dagli utenti finali costa molto di più.

Il datore di lavoro e l’RSPP. Chi acquista e mette in servizio una saldatrice laser non può affidarsi soltanto alla marcatura. Prima del primo utilizzo conviene controllare che la documentazione richiami la Direttiva Macchine e la EN 11553 e che sulla macchina sia effettivamente presente il connettore di interblocco remoto. Va tenuto conto anche del rischio specifico: il fascio a 1070 nm è invisibile, perciò la valutazione dei rischi non può presumere che l’operatore si accorga del pericolo e si allontani. Una semplice lista di controllo all’accettazione permette di individuare il problema prima che lo faccia un ispettore, o prima di un incidente.

Il manutentore. L’interblocco è un dispositivo di sicurezza e va trattato come tale. Deve rientrare nelle verifiche periodiche, va provato aprendo l’accesso alla zona di lavoro e non va escluso con ponticelli per comodità di produzione. Se in un intervento si scopre che il connettore manca o non è collegato, la scelta corretta è fermare la macchina e segnalarlo, non adattarsi.

Un richiamo come SR/03093/26 non nasce all’improvviso. È l’esito di un connettore mancante che si poteva individuare in tre momenti: al tavolo di progetto, al ricevimento della macchina o al primo controllo di manutenzione. Prima di accendere una sorgente di Classe 4 conviene verificare che l’interblocco remoto ci sia e che funzioni.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire