La stessa macchina può essere immessa sul mercato prima o dopo quella data e ricadere così in due regimi diversi
Prendiamo due macchine identiche, uscite dalla stessa linea, con lo stesso disegno e lo stesso software. La prima viene immessa sul mercato dell’Unione il 19 gennaio 2027, la seconda il 21. Sul piano tecnico non cambia nulla. Sul piano giuridico appartengono a due mondi diversi. Come chiarisce la pagina della Commissione europea dedicata alle macchine, il nuovo Regolamento (UE) 2023/1230 si applica in modo obbligatorio a partire dal 20 gennaio 2027. Tutte le macchine immesse sul mercato UE prima di quella data devono invece essere conformi alla direttiva macchine 2006/42/CE. In mezzo a queste due date ci sono un monopattino elettrico che entra nel perimetro, un manuale d’uso che smette di essere cartaceo per definizione e un software con funzione di sicurezza che diventa materia di conformità. Il percorso normativo è cominciato anni fa. Oggi, 20 ottobre 2026, non siamo davanti a una novità ma a un conto alla rovescia: mancano tre mesi.
19 o 21 gennaio: la stessa macchina, due regimi
Il primo dato da fissare, come in ogni ricostruzione tecnica, riguarda la natura della norma. Con l’adozione del nuovo testo, il Consiglio dell’Unione europea ha aggiornato la direttiva macchine del 2006 e l’ha trasformata in un regolamento. Una direttiva va recepita da ciascuno Stato membro. Un regolamento si applica direttamente e in modo uniforme. Secondo il Consiglio, il testo armonizza i requisiti essenziali di salute e sicurezza per le macchine nell’UE, favorisce la libera circolazione dei prodotti e garantisce un livello elevato di sicurezza per lavoratori e cittadini. Stabilisce inoltre un quadro giuridico per l’immissione sul mercato di macchinari sicuri e copre i nuovi rischi legati alle tecnologie emergenti.
Si allarga anche il perimetro. Il regolamento include i piccoli veicoli per il trasporto personale e i veicoli elettrici leggeri, come scooter e biciclette. La motivazione del Consiglio è pragmatica: sono mezzi molto diffusi e possono essere pericolosi per chi li usa. Cambiando la natura della norma, cambia anche la domanda che un ispettore o un giudice porrà domani. Non basterà chiedersi se la macchina era sicura. Bisognerà chiedersi chi, nella filiera, doveva garantirlo.
Chi risponde, e di cosa: la filiera sotto esame
Per rispondere conviene esaminare gli anelli della catena uno per uno, come si fa quando si ricostruisce una responsabilità. Come evidenzia l’analisi di Bureau Veritas sul regolamento, il testo individua quattro operatori economici chiave: fabbricanti, rappresentanti autorizzati, importatori e distributori. Gli obblighi non si fermano al fabbricante, ma raggiungono anche chi rappresenta, chi importa e chi distribuisce. Il distributore che mette a scaffale un prodotto non ha più un ruolo neutro. Fa parte della catena di obblighi.
Il secondo spostamento riguarda la verifica. Per sei categorie di macchine ad “alto rischio” il regolamento rende obbligatoria la valutazione di conformità da parte di terzi, cioè affidata a un organismo esterno e non più alla sola autocertificazione del costruttore. Per gli uffici tecnici questo comporta tempi e costi aggiuntivi. Va detto con onestà. Allo stesso tempo, un giudizio indipendente offre una tutela documentale solida nel caso di contestazioni successive. Cambia poi il supporto delle informazioni: le istruzioni digitali diventano l’opzione predefinita, mentre le istruzioni cartacee restano disponibili per i clienti che le richiedono. Il manuale, insomma, va pensato in formato digitale fin dall’inizio, con la carta come alternativa da garantire.
Il terzo fronte è il più nuovo per chi lavora sulla sicurezza delle macchine. Il regolamento introduce requisiti specifici per proteggere le macchine dalle modifiche non autorizzate e dalla corruzione di natura cyber. A questo si aggiunge l’intelligenza artificiale. Secondo l’approfondimento di Eurogip sul Digital Omnibus, per il settore delle macchine i principali requisiti tecnici sui sistemi di IA ad alto rischio confluiranno direttamente nel Regolamento Macchine 2023/1230, invece di essere applicati attraverso l’AI Act. Il Regolamento Macchine diventa così il quadro principale per la conformità tecnica dei sistemi di IA che svolgono una funzione di sicurezza in una macchina. Ne nasce un paradosso. Una macchina conforme sulla carta può smettere di esserlo per un aggiornamento software o per una modifica fatta in buona fede da chi la usa o la ripara. Chi deve accorgersene prima che accada?
Tre lezioni prima del 20 gennaio
A doversene accorgere sono tre figure precise, ognuna con un compito definito. Il costruttore deve verificare subito se i propri prodotti rientrano nelle sei categorie ad alto rischio, perché in quel caso servirà la valutazione di un terzo e i tempi andranno pianificati. Deve inoltre predisporre le istruzioni digitali, con la versione cartacea pronta su richiesta. Infine deve documentare nel fascicolo tecnico, cioè la raccolta dei documenti che dimostrano la conformità, le misure adottate contro manomissioni e attacchi cyber e, se presenti, i requisiti dei sistemi di IA con funzione di sicurezza.
L’importatore e il distributore, insieme al datore di lavoro che acquista e mette in servizio le macchine, devono partire da un dato: la catena di obblighi ora include esplicitamente chi importa e chi distribuisce. Conviene quindi chiarire fin da ora, anche nei contratti di fornitura, con quale regime è stato immesso sul mercato ciascun prodotto, la direttiva 2006/42/CE o il nuovo regolamento. Il manutentore, infine, deve considerare che ogni intervento non autorizzato, compreso un aggiornamento software fuori procedura, tocca un requisito esplicito del regolamento. Una modifica fatta in buona fede non lo esonera.
C’è anche un aspetto di sistema che dà senso a tutto questo. L’articolo 6(9) del regolamento impone agli Stati membri di fornire periodicamente dati e informazioni sugli incidenti e sui danni alla salute causati dalle macchine o dai prodotti correlati. La prevenzione, quindi, verrà anche misurata. Il 20 gennaio 2027 non va temuto, va preparato. Chi nelle prossime settimane mappa le proprie macchine, il proprio ruolo nella filiera e le modifiche possibili, software compreso, arriverà a quella data con un fascicolo tecnico pronto invece che con una contestazione da difendere.