Revisione obbligatoria prevista da decreto del 2015 mai entrato in vigore, termini rinviati sei volte
Per un ufficio tecnico che gestisce trattori agricoli, il 31 dicembre 2026 non è una data accessoria: è il termine prorogato per la revisione dei trattori veloci immatricolati tra il 2017 e il 2019. La proroga, confermata nei mesi scorsi, non riguarda una nicchia: secondo Coldiretti, la proroga dei termini per la revisione delle macchine agricole inserita nel decreto Milleproroghe interessa circa due milioni di trattori. Un approssimarsi concreto, non un preambolo normativo.
Una data sul calendario: 31 dicembre 2026
La dimensione del problema è definita proprio dal parco macchine. Il parco agricolo italiano è stimato in circa due milioni di mezzi, molti dei quali immatricolati da decenni e privi di dispositivi di sicurezza oggi indispensabili. In questo quadro, la scadenza del prossimo 31 dicembre per i trattori veloci immatricolati tra il 2017 e il 2019 rappresenta il primo appuntamento operativo: per quei mezzi la revisione non è più un’ipotesi, è un termine. Per i responsabili della conformità, la data del 31 dicembre traduce in un termine ciò che per anni è rimasto sospeso: macchine, documentazione e centri autorizzati devono essere pronti per le verifiche.
La domanda che resta aperta, però, è un’altra: perché questa proroga appare come l’ultimo anello di una catena di rinvii?
Sei rinvii e un paradosso: la norma c’è, ma non è mai entrata in vigore
La scadenza del 31 dicembre non nasce dal nulla. La revisione obbligatoria dei mezzi agricoli è prevista da un decreto interministeriale del 2015 che, come segnala Federacma, non è mai entrato in vigore. Nel frattempo i termini sono stati rinviati almeno sei volte: dal decreto del 28 febbraio 2019 alla legge n. 15 del 25 febbraio 2022, dal decreto legge del 30 dicembre 2023 alla legge n. 18 del 23 febbraio 2024, dalla legge n. 15 del 21 febbraio 2025 fino alla legge n. 26 del 27 febbraio 2026.
Il paradosso è che l’inadempienza ha un costo reale, misurabile e non rinviabile. Secondo Il Post, ogni anno più di 120 persone muoiono mentre lavorano nei campi, e circa il 70 per cento delle morti nel settore agricolo avviene alla guida dei trattori. Il costo sociale complessivo degli incidenti con macchine agricole è stimato tra i 500 milioni e il miliardo di euro l’anno.
Che cosa significa, in pratica, per chi progetta, utilizza o certifica questi mezzi? Significa trattare i prossimi mesi come tempo utile, non come semplice attesa.
Tre azioni, una timeline, un vantaggio: adeguarsi bene e per tempo
Dal paradosso normativo si passa all’operatività. Federacma archivia la lettura del rinvio come pura attesa: le proroghe, a iniziare da quella al 31 dicembre, devono essere utilizzate per rendere operativo il sistema, definendo entro fine anno formazione, centri autorizzati, strumentazione e procedure.
In concreto, per chi progetta, utilizza o fa certificare questi mezzi, le azioni sono tre. La prima è rendere disponibili le macchine alle verifiche entro il 31 dicembre, con il fascicolo tecnico e la documentazione del mezzo pronta per i centri autorizzati. La seconda è allineare officine e procedure prima che i volumi si concentrino sull’ultima finestra disponibile. La terza è distinguere l’obbligo dalla buona prassi: l’adempimento imposto dalla norma va eseguito entro il termine; la preparazione anticipata è una scelta che riduce tempi e rischi operativi.
A supporto non manca un’esperienza già costruita. Prima della pandemia, in collaborazione con INAIL, Federacma aveva già formato circa 300 tecnici di 200 imprese sulla sicurezza delle macchine e delle officine: un’esperienza che, segnala la Federazione, può essere messa a disposizione del Ministero.
La proroga non è un rinvio per non fare: è il tempo per fare le verifiche giuste e trasformare un adempimento in un vantaggio di sicurezza e di mercato. Chi si presenta ai centri autorizzati con macchine già conformi e documentazione ordinata non subisce la scadenza, la usa.