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Dal 2027 la pensione vale meno allo stesso modo
Sentenze macchinari 39 minuti fa

Dal 2027 la pensione vale meno allo stesso modo

Dal 2027 l'assegno pensionistico sarà più basso a parità di età per effetto dei nuovi coefficienti di trasformazione.

Il decreto aggiorna i coefficienti di trasformazione: con le nuove tabelle l’assegno annuo sarà più basso.

Esiste una tabella che quasi nessuno legge, eppure stabilisce quanto vale ogni euro versato nel corso della vita lavorativa. Quella tabella è appena stata aggiornata. Con un decreto direttoriale del Ministero del lavoro, emanato di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze lo scorso 16 ottobre e comunicato ieri in Gazzetta Ufficiale, sono stati rideterminati i coefficienti di trasformazione. Le nuove regole si applicano dal 1° gennaio 2027. In pratica, a parità di età di uscita l’assegno pensionistico sarà più basso. Per chi sta programmando il pensionamento nei prossimi anni conviene conoscere la novità per tempo e trattarla come un dato di progetto, senza allarmismi.

Il decreto del 16 ottobre: cosa cambia dal 1° gennaio 2027

Il provvedimento è breve e preciso. A decorrere dal 1° gennaio 2027 vengono rideterminati i divisori e i coefficienti di trasformazione contenuti in due tabelle. La prima è la tabella A dell’allegato 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 247. La seconda è la tabella A della legge 8 agosto 1995, n. 335. Lo conferma anche la nota pubblicata dal Ministero del lavoro, che presenta l’atto come la revisione biennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. Si tratta quindi di una manutenzione programmata del sistema, non di un intervento straordinario. Resta però una domanda: che cosa sono questi coefficienti, e perché modificarli sposta l’importo dell’assegno?

Come funziona il moltiplicatore della pensione

Un’analogia tecnica aiuta. Il coefficiente di trasformazione è il fattore di conversione tra quanto si è versato e quanto si riceverà ogni anno. Nel corso della carriera i contributi si accumulano in un montante contributivo, cioè una sorta di serbatoio. Al momento del pensionamento quel montante viene moltiplicato per il coefficiente, e il risultato è la pensione annua. Il serbatoio è lo stesso, ma la valvola che regola il flusso in uscita dipende da un parametro preciso: l’età.

Come spiega la scheda informativa dell’INPS sul coefficiente, i coefficienti variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui ottiene la prestazione, da 57 a 70 anni. La regola di fondo è semplice: più alta è l’età, più alto è il coefficiente. A parità di montante, uscire più tardi produce quindi un assegno annuo maggiore. La legge prevede che questa scala venga ricalcolata ogni due anni. Il punto su cui riflettere è cosa accade quando il ricalcolo abbassa i valori della tabella.

Un mese in più, un assegno più leggero: come prepararsi

Gli effetti per il lavoratore riguardano due grandezze: il tempo e il denaro. Sul tempo, secondo quanto riportato da Rai News, dal 1° gennaio 2027 si andrà in pensione un mese più tardi rispetto a quest’anno. Sul denaro, a parità di età di uscita gli assegni saranno più bassi. Messi insieme, i due effetti dicono che il punto di arrivo si sposta un po’ più avanti e che, se si esce alla stessa età prevista con le vecchie tabelle, il moltiplicatore applicato al proprio montante è più basso.

Cosa significa in concreto per chi è vicino al traguardo? Il primo passo, sempre consigliabile, è leggere la fonte. Il testo integrale del decreto, con le nuove tabelle, è pubblicato sul sito istituzionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, all’indirizzo www.lavoro.gov.it, nella sezione pubblicità legale. Lì si trova il valore del coefficiente corrispondente alla propria età di uscita, che è il numero da cui dipende tutto il resto.

Il secondo passo è ragionare sull’età di uscita come variabile di progetto. Dato che il coefficiente cresce con gli anni, in un sistema che va dai 57 ai 70 anni ogni scelta sulla data di pensionamento corrisponde a un moltiplicatore diverso. Non esiste una risposta valida per tutti: dipende dal proprio montante, dai requisiti maturati e dalle esigenze personali. È però utile sapere che l’età pesa direttamente sul calcolo. Il terzo passo è una buona prassi più che un obbligo: verificare la propria posizione prima del 1° gennaio 2027, quando le nuove tabelle entreranno in vigore. Così si può confrontare lo scenario con le regole attuali e quello con le nuove, e decidere con i numeri alla mano.

La revisione dei coefficienti è un aggiornamento periodico previsto dalla legge, che si ripete ogni due anni. Chi sa leggere la tabella, sa che l’età di uscita incide sul coefficiente e tiene presente che le nuove regole valgono dal 1° gennaio 2027, ha gli strumenti per pianificare con consapevolezza e scegliere il momento dell’uscita invece di subirlo.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire