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Il subappalto è il punto in cui la prevenzione rischia di cedere
Richiami & incidenti 53 minuti fa

Il subappalto è il punto in cui la prevenzione rischia di cedere

Tre gravi infortuni nei cantieri di Ascoli riaccendono il dibattito sulla sicurezza nella ricostruzione post-sisma, con il subappalto sotto accusa.

Tre infortuni in pochi giorni riaccendono i riflettori sui cantieri post-sisma 2016, dove il subappalto complica le interferenze.

Tre gravi infortuni sul lavoro in pochi giorni, tutti nel corso di questo mese di ottobre, nei cantieri di Ascoli. È il dato da cui parte la cronaca de il Resto del Carlino, che riporta la sicurezza nei cantieri ascolani al centro del dibattito cittadino. Uno degli episodi riguarda un lavoratore finito in ospedale. Non si tratta di un dato isolato. Ascoli si trova dentro l’area della ricostruzione del Sisma 2016, dove i cantieri aperti sono migliaia. Per chi in quei cantieri progetta, coordina o lavora, tre episodi così ravvicinati meritano di essere letti come un segnale.

Tre infortuni in pochi giorni: il segnale da Ascoli

Secondo quanto riportato da la ricostruzione di Cronache Picene, il lavoratore infortunato era dipendente di un’impresa subappaltatrice impegnata nell’intervento ed è stato ricoverato in ospedale. Il dettaglio del subappalto è tutt’altro che marginale per chi si occupa di sicurezza in cantiere. Quando più imprese lavorano sullo stesso intervento, la gestione delle interferenze e la trasmissione delle informazioni sui rischi diventano il punto in cui la catena della prevenzione rischia di cedere.

Sul piano politico è intervenuto Gregorio Cappelli, consigliere comunale di Ascoli Bene Comune. Cappelli chiede all’amministrazione di attivarsi per rafforzare la prevenzione e di promuovere un confronto con gli enti competenti. «Tre gravi infortuni in un periodo così breve sono un motivo di preoccupazione che merita attenzione e risposte concrete», ha dichiarato. Resta da capire se si tratti di una coincidenza statistica o del sintomo di una pressione più ampia sul sistema dei cantieri.

Ottomila cantieri, 28 miliardi: la scala del rischio

Per rispondere bisogna guardare ai numeri. Secondo i dati pubblicati sul portale della ricostruzione post-sisma 2016, il programma prevede complessivamente lavori per 28 miliardi di euro, con oltre ottomila cantieri di ricostruzione privata in corso. Ogni cantiere aperto comporta ponteggi da montare, demolizioni parziali, lavori in quota e movimentazione di carichi, e quindi un’occasione di esposizione al rischio. Moltiplicata per ottomila, questa esposizione diventa un fattore strutturale del territorio dell’Appennino centrale, non più un’eccezione.

Il quadro nazionale conferma che il settore è tra i più esposti. Stando alla relazione annuale presentata dall’INAIL, i comparti manifatturiero, costruzioni, sanità, trasporti e commercio raccolgono oltre il 70% del totale delle denunce in occasione di lavoro della gestione Industria e servizi. Secondo l’INAIL, inoltre, quasi il 60% dei decessi sul lavoro si concentra in tre settori: costruzioni, manifatturiero e trasporti. L’edilizia compare in entrambe le classifiche, quella delle denunce e quella degli esiti più gravi.

Per un RSPP o un coordinatore per la sicurezza la conclusione è operativa. In un’area dove il volume dei lavori è così alto, la prevenzione non può restare costante mentre i cantieri si moltiplicano. Piani di sicurezza, verifiche sulle opere provvisionali e controlli sulle squadre in subappalto devono aumentare insieme al numero di interventi. La domanda diventa allora concreta: chi deve garantire che la sicurezza tenga il passo con un programma da 28 miliardi?

Chi vigila e cosa si può fare subito

Prima di tutto vanno chiarite le competenze. Come ricorda il Resto del Carlino, la vigilanza sulla sicurezza sul lavoro spetta agli organi previsti dalla normativa, tra cui i servizi competenti dell’Ast e l’Ispettorato nazionale del lavoro. Il Comune di Ascoli non può sostituirsi a loro nei controlli. Può però fare quello che chiede Cappelli: sollecitare, mettere attorno a un tavolo gli enti competenti e favorire un coordinamento che oggi rischia di essere frammentato. La responsabilità ispettiva spetta agli organi di vigilanza,
mentre l’amministrazione locale può avere un ruolo di regia.

Sul fronte sindacale, la Fillea CGIL di Ascoli Piceno ha avanzato due richieste precise. La prima è rafforzare i controlli sul rispetto delle norme di sicurezza nell’area del Sisma 2016, dove migliaia sono i cantieri della ricostruzione. La seconda è garantire una formazione adeguata ed efficace. Il secondo aggettivo pesa quanto il primo. Una formazione efficace si misura su ciò che il lavoratore sa fare sul ponteggio o vicino al mezzo in movimento, non sull’attestato archiviato in ufficio. Per le imprese, e in particolare per quelle che operano in subappalto, significa verificare che le competenze trasmesse siano effettivamente applicate in cantiere.

Le due leve funzionano solo insieme. I controlli senza formazione individuano le carenze ma non le prevengono. La formazione senza controlli rischia di restare un adempimento formale. Entrambe devono arrivare in ogni cantiere della ricostruzione, compresi i più piccoli e periferici.

Non serve allarmismo, ma la lezione di questo ottobre ascolano è chiara. In una ricostruzione di questa portata la sicurezza va pianificata con la stessa serietà con cui si pianificano i lavori, attraverso controlli coordinati tra Ast, Ispettorato nazionale del lavoro e amministrazioni locali, e una formazione che cambi i comportamenti in cantiere. È questa la condizione perché i cantieri del sisma ricostruiscano case e paesi senza aprire nuove ferite.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire