Nel 2024 le denunce di infortunio sono state 593mila, ma il dato che preoccupa è il +21,8% delle malattie professionali
A luglio 2025 l’Inail ha pubblicato i dati del 2024: 593mila denunce di infortunio sul lavoro, in aumento dello 0,4% rispetto all’anno precedente. Un dato che, letto da solo, sembra fermo. Ma chi apre il bollettino con occhio tecnico-forense non si ferma alla prima riga: osserva subito il +21,8% delle malattie professionali e i 101mila infortuni in itinere, +3,1%. È lì, non nel totale, che si decide il prossimo piano di prevenzione.
Il totale che non racconta la storia
I quattro numeri che un tecnico o un legale legge per primi sono questi: 593mila denunce di infortunio (+0,4%), 1.202 casi mortali (uno in più rispetto al 2023), oltre 88mila denunce di malattia professionale (+21,8%) e 101mila infortuni in itinere (+3,1%). Il dato aggregato è il meno informativo di tutti, perché comprime dinamiche molto diverse tra loro.
Sulle malattie professionali serve una pausa. Nel 2024 le denunce sono salite a oltre 88mila, il dato più alto dal triennio 1976-1978, quando ne furono rilevate circa 80mila. Rispetto alle quasi 73mila del 2023, l’incremento è del 21,8%. Un salto di questa entità non si liquida come fluttuazione statistica: segnala un’emersione tardiva di patologie a lungo decorso, che interrogherà i servizi di prevenzione e le valutazioni del rischio per anni.
E gli infortuni in itinere — quelli occorsi nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro — sono tornati sui livelli pre-pandemia: +3,1%, da 97.939 a 101.000 denunce. Ma i numeri assoluti non dicono se il sistema stia migliorando: serve un confronto.
L’Italia che batte Germania, Francia e Spagna
Per capire se il +0,4% sia un campanello o un rumore di fondo, bisogna guardare fuori dai confini. Ed è qui che la percezione si ribalta. Nel 2022, ultimo anno disponibile, l’Italia ha registrato un tasso di 96,8 infortuni ogni 10.000 occupati, a fronte di una media europea di 134,2. Francia, Spagna e Germania presentano valori nettamente più alti: rispettivamente 245,4, 237,1 e 153,5 ogni 10.000 occupati. Sempre secondo Eurostat, nel 2022 nell’Unione europea si sono registrati quasi tre milioni di infortuni non mortali (+3% sul 2021) e 3.286 infortuni mortali (-1,8%).
Il confronto storico interno conferma la lettura. Rispetto al 2019, le denunce di infortunio sul lavoro in Italia sono diminuite di quasi l’8,5%, pari a circa 50mila casi in meno. E le denunce di infortuni mortali sono scese dalle 1.237 del 2019 a 1.189 nel 2024, con un calo del 3,9%. Si delinea così il paradosso di un Paese percepito come insicuro, ma con tassi inferiori alla media Ue e in calo rispetto all’anno pre-pandemia.
Resta però aperta la domanda operativa: se il confronto europeo e storico è favorevole, dove concentrare davvero le risorse di prevenzione? Nei cantieri, come suggerisce la produzione normativa recente, o altrove?
La patente a crediti e il decesso che non avviene in cantiere
È qui che entrano in gioco le misure legislative recenti. La Legge di conversione — la Legge 56/2024 — ha reso definitiva l’introduzione di misure volte a incrementare il contrasto al lavoro nero e a potenziare la vigilanza su salute e sicurezza, prevedendo il sistema di accreditamento e qualificazione a crediti nei cantieri, la cosiddetta patente a crediti. Il governo l’ha introdotta come obbligatoria per le imprese e i lavoratori autonomi che intendono operare nell’ambito dei cantieri edili, reintroducendo anche il reato di somministrazione illecita di lavoro.
Ma i numeri raccontano un’altra geografia del rischio. Secondo l’INAIL, circa un quarto dei decessi sul lavoro in Italia avviene nel tragitto casa-lavoro. Non in cantiere, non davanti a una macchina: sulla strada. La patente a crediti presidia il perimetro del cantiere; ma chi presidia la strada?
Per un RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione — la conseguenza è concreta: il documento di valutazione dei rischi deve trattare il percorso casa-lavoro non come un accessorio statistico, ma come una componente del rischio aziendale, da governare con misure organizzative, orari concertati e modalità di trasporto verificate. La verifica dell’efficacia della patente a crediti e del reato di somministrazione illecita non sta nei testi normativi, ma nei numeri del prossimo bollettino. Il prossimo dato non va atteso come un verdetto, ma letto come una mappa: meno cantieri fuori controllo, più attenzione al percorso casa-lavoro e alle malattie professionali. La prevenzione si progetta sui numeri, non sulle rassicurazioni.