Infortuni riconosciuti in calo del 37% dal 2009 al 2023, con 13,9 miliardi di risparmio
Dieci giorni dopo la pubblicazione dello studio Inail sul costo dei danni da lavoro, la cifra che circola tra datori di lavoro, progettisti e consulenti tecnici è 49,2 miliardi di euro: il costo sociale di infortuni e malattie professionali in Italia nel 2023, pari al 2,31% del Pil nazionale. Non è una percentuale astratta: è il conto che si paga in assenze, spese sanitarie, perdita di produttività e premi assicurativi.
La bolletta da 49,2 miliardi: cosa si paga davvero
Il totale è solo la porta d’ingresso: per capire come non pagarlo, bisogna prima vedere le voci che lo compongono. Secondo l’Inail, nel 2023 il costo assicurativo è pari a circa 12,5 miliardi di euro; il costo prevenzionale supera i 23 miliardi; il costo conseguente non assicurativo è stimato in circa 13,4 miliardi. La pubblicazione che analizza il costo sociale ed economico in Italia nel 2023 ricorda che la riduzione degli infortuni e delle malattie professionali comporta una diminuzione dei costi diretti e indiretti associati agli eventi lesivi, quali assenze dal lavoro, spese sanitarie, perdita di produttività e costi assicurativi.
Il dato italiano va letto in un quadro più ampio. Secondo l’EU-OSHA, il costo sociale degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali è stimato al 3,9% del Pil mondiale e al 3,3% di quello dell’Unione europea. A fronte del 2,31% italiano, la differenza non consola: sono comunque decine di miliardi sottratti ogni anno a produttività, salute e investimenti. Se il conto è così alto, cosa è cambiato negli ultimi quindici anni?
Il paradosso virtuoso: meno infortuni, 13,9 miliardi risparmiati
La risposta non sta nella denuncia ma nel confronto con il recente passato: tra il 2009 e il 2023 gli infortuni riconosciuti dall’Inail sono diminuiti del 37%. Secondo l’Inail, questo calo ha contribuito a una riduzione del costo complessivo stimata in circa 13,9 miliardi di euro. Come riportato dalla nota di Confindustria Marche, lo studio evidenzia una correlazione inversa tra investimenti in prevenzione e costi complessivi, a conferma che investire in salute e sicurezza produce un ritorno economico misurabile.
I risultati mostrano gli effetti positivi delle politiche di prevenzione e delle misure adottate negli ultimi anni dal nostro Paese, generando benefici economici e sociali rilevanti. La riduzione degli infortuni e delle malattie professionali non è soltanto un indicatore sanitario: è una leva di risparmio che incide sulle assenze, sulle spese sanitarie, sulla produttività e sui premi assicurativi. Resta una domanda: come trasformare questa evidenza in scelte operative quotidiane?
Tre decisioni per non tornare a pagare il conto pieno
Non serve un’altra analisi: servono decisioni. Per chi progetta macchine e luoghi di lavoro, il dato del costo prevenzionale che supera i 23 miliardi di euro dice che la prevenzione non è un costo accessorio ma una componente strutturale del sistema: ogni scelta progettuale è già una decisione economica e di sicurezza. Per chi ha la responsabilità di gestire un’organizzazione, la correlazione inversa tra investimenti in prevenzione e costi complessivi impone di trattare la formazione e l’organizzazione come leve di riduzione del rischio, non come adempimenti formali. Per chi manutiene impianti e attrezzature, la continuità delle misure di sicurezza nel tempo è ciò che trasforma un intervento una tantum in protezione duratura.
Il monitoraggio non è un’attività residuale. L’Inail rende disponibile l’archivio storico degli open data relativi alle denunce di infortunio e malattia professionale con cadenza mensile e semestrale: uno strumento che consente a chi progetta, gestisce e manutiene di verificare nel tempo l’efficacia delle misure adottate e di correggere tempestivamente le criticità. E se la prossima voce di costo dipendesse da una decisione che oggi non abbiamo ancora preso?
Il modo migliore per non ritrovarsi nel conto da 49,2 miliardi è trattare la prevenzione come un piano di investimento, non come un adempimento. I numeri Inail dicono che funziona: ora tocca alle decisioni.