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Il titolare nega che fosse un suo dipendente
Richiami & incidenti 3 settimane fa

Il titolare nega che fosse un suo dipendente

Un meccanico di 31 anni muore schiacciato da un'auto in un'officina chiusa per ferie a Cinquefrondi. Il titolare nega che fosse un dipendente.

La vittima non risultava dipendente e l’officina era chiusa per ferie: il titolare esclude che stesse lavorando per conto dell’attività

Un meccanico di 31 anni è morto schiacciato dall’auto su cui stava lavorando in un’officina di Cinquefrondi, in provincia di Reggio Calabria. L’incidente risale a giovedì scorso. Due dettagli lo distinguono da un semplice bollettino: l’officina era chiusa per ferie e il giovane, Anthony Ieranò, non risultava dipendente.

Un meccanico schiacciato in un’officina chiusa per ferie

L’incidente è avvenuto nella serata di giovedì all’interno dell’officina di Cinquefrondi, nei pressi dell’imbocco della superstrada che collega la Piana di Gioia Tauro con la Locride. La dinamica riportata parla di un meccanico schiacciato dall’auto sulla quale stava intervenendo. Ma il contesto la rende subito ambigua. Il titolare dell’officina, Angelo Michele Luciano, ha precisato che Anthony Ieranò «non era dipendente dell’officina meccanica», che «non stava lavorando per conto dell’officina», che «non si trovava all’interno dell’officina» e che «non si trovava neppure nel piazzale esterno dell’attività».

La versione del titolare apre uno scarto tra la scena dell’infortunio e la sua qualificazione formale. Se il giovane non era dipendente e l’attività era chiusa, il caso rischia di non essere letto come infortunio sul lavoro. Eppure la vittima era un meccanico, il luogo era un’officina, l’oggetto dell’intervento era un’auto. Il paradosso è tutto qui: una morte che sembra avvenuta dentro un contesto produttivo, ma che quel contesto nega di aver ospitato.

Più di un morto ogni quindici giorni: la Calabria e l’ombra di Torino

Il caso di Cinquefrondi entra in una serie che i sindacati misurano da mesi. Secondo la Uil Calabria, «dall’inizio dell’anno la Calabria ha contato più di un morto sul lavoro ogni 15 giorni». Non si tratta di un’anomalia isolata: già nel luglio 2023, a Torino, un meccanico di 58 anni morì schiacciato da un motore che si era sganciato da un’auto in riparazione su un ponte sollevatore.

In entrambi i casi la scena è un’officina, la vittima un meccanico, l’elemento scatenante un’auto o una sua componente. La differenza tra Torino e Cinquefrondi, però, non sta nella dinamica tecnica: sta nella posizione lavorativa. A Torino il meccanico era dentro un contesto produttivo; a Cinquefrondi, secondo la versione del titolare, il giovane non aveva un rapporto di lavoro formalizzato e l’attività era chiusa. Eppure c’è un dettaglio che potrebbe far deragliare il conteggio: la posizione lavorativa della vittima.

Chi conta quando il lavoro non ha contratto?

La precisazione arriva dall’officina stessa. Il titolare ha dichiarato che Anthony Ieranò non era dipendente, non stava lavorando per conto dell’officina, non si trovava all’interno dell’officina e neppure nel piazzale esterno. Se questa versione trovasse conferma, la morte di Cinquefrondi potrebbe non entrare nelle statistiche degli infortuni sul lavoro e nemmeno in quelle del lavoro irregolare: rischierebbe, semplicemente, di non essere contata come morte sul lavoro. La domanda resta aperta, senza una risposta nei fatti disponibili: chi conta, quando il lavoro non ha contratto?

Non è la statistica a rendere questa morte più o meno grave: è il vuoto di tutele che la rende prevedibile.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire