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Le malattie professionali sono aumentate dell'11,3% in un anno

Le malattie professionali sono aumentate dell’11,3% in un anno

Nel 2025 le denunce di infortunio hanno toccato 600mila casi, con 1.198 decessi e un aumento dell’11,3% delle malattie professionali

Nei giorni scorsi l’Inail ha diffuso il bilancio 2025 dell’Istituto, che registra un avanzo finanziario di competenza di oltre 1,74 miliardi di euro. Per un RSPP, però, il numero che cambia il documento di valutazione dei rischi è un altro: secondo i dati Inail, le denunce di infortunio complessive sono salite a 600mila, in aumento dell’1,2% rispetto alle quasi 594mila dell’anno precedente, e le denunce di malattia professionale hanno toccato 98.312 casi, l’11,3% in più delle 88.338 del 2024.

La mappa del rischio si sposta: 600mila denunce, malattie professionali a +11,3%

Il consuntivo non è una notizia amministrativa: è la fotografia del rischio che un ufficio tecnico deve saper leggere. Nel 2025, secondo i dati Inail, le denunce di infortunio complessive sono state 600mila, mentre i casi mortali denunciati sono stati 1.198, in calo del 3,3% rispetto ai 1.239 del 2024. In apparenza una lettura rassicurante: meno morti sul lavoro. Ma lo stesso bilancio registra un salto delle denunce di malattia professionale, passate da 88.338 a 98.312 casi, con una crescita dell’11,3%.

Il confronto fra i due indicatori non autorizza la lettura più comoda: la riduzione della mortalità non coincide con una minore esposizione complessiva. Il dato 2025 si innesta su una tendenza già visibile nel consuntivo 2024. Secondo la relazione annuale dell’Inail, nel 2024 le denunce di infortunio erano state 593mila, in aumento dello 0,4% rispetto alle 590mila del 2023, e l’aumento era imputabile soprattutto alla componente degli studenti, salita a 78mila casi, il 10,5% in più delle 71mila dell’anno precedente.

Cosa cambia davvero per chi progetta, forma e valuta i rischi

La risposta non è nel singolo dato, ma nel paradosso che emerge incrociando denunce, mortalità e malattie professionali. Gli infortuni in itinere hanno raggiunto 104.417 casi, in crescita del 2,4% rispetto ai 101.991 del 2024; si tratta del valore massimo del quinquennio 2021-2025, superiore anche ai livelli pre-pandemici del 2019, quando erano 103.492. Il tempo trascorso negli spostamenti casa-lavoro non è un dettaglio: è una componente strutturale del rischio che il documento di valutazione deve trattare con la stessa attenzione della postazione produttiva.

La fotografia europea punta nella stessa direzione. Nel 2024 quasi un quarto, il 23,0%, di tutti gli incidenti mortali sul lavoro nell’UE è avvenuto nel settore delle costruzioni, in un anno in cui i decessi sono stati 3.367, 45 in più rispetto all’anno precedente, secondo le statistiche Eurostat sugli infortuni sul lavoro. Per chi progetta e valuta i rischi nel comparto costruzioni, il dato conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione su cantieri e fasi operative, presidiando le misure tecniche e organizzative già previste nei piani di sicurezza.

Sul fronte della prevenzione, la novità più rilevante è normativa. In base alla scheda parlamentare sul decreto-legge 159/2025, dal 2026 l’INAIL trasferirà annualmente al Fondo occupazione e formazione 35 milioni di euro per finanziare la promozione e la divulgazione della cultura della salute e sicurezza sul lavoro nei percorsi di istruzione e formazione professionale, tecnica superiore, universitaria e di alta formazione artistica, nonché per la formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali, territoriali e di sito produttivo. Il collegamento con il dato sugli studenti è diretto: il rialzo delle denunce era trainato proprio dalla componente studentesca, e dal 2026 il Fondo dispone di una dotazione annuale per intervenire sui percorsi formativi e sui RLS.

Tre azioni concrete per il 2026: formare, monitorare, prevenire in itinere

Per chi deve aggiornare DVR e piani formativi, la timeline parte dal 2026. Tre mosse trasformano i numeri del bilancio in un programma operativo.

1. Formare. Il trasferimento di 35 milioni di euro l’anno al Fondo occupazione e formazione è l’occasione per aggiornare la formazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza aziendali, territoriali e di sito produttivo e per portare la cultura della sicurezza dentro i percorsi di istruzione e formazione professionale, tecnica superiore, universitaria e di alta formazione artistica. L’azione concreta è verificare i canali di accesso al finanziamento già nel 2026, così da pianificare per tempo i corsi dei RLS e le iniziative con istituti e università.

2. Monitorare gli infortuni in itinere. Il dato 104.417, massimo del quinquennio 2021-2025 e superiore ai 103.492 del 2019, dovrebbe tradursi in una revisione della sezione del documento di valutazione dei rischi dedicata agli spostamenti casa-lavoro, aggiornando l’analisi dei percorsi e delle condizioni di mobilità con i dati interni già disponibili.

3. Sorvegliare le malattie professionali. Il +11,3% a 98.312 denunce segnala l’opportunità di rafforzare la lettura di lungo periodo delle esposizioni, verificando la completezza della mappatura dei rischi e della documentazione sanitaria collegata. Non si tratta di un obbligo aggiuntivo, ma della verifica periodica che la valutazione dei rischi tenga conto anche delle patologie a insorgenza ritardata.

Adeguarsi per tempo non è solo conformità: è il modo per trasformare il bilancio INAIL in un indicatore anticipato del proprio posizionamento di sicurezza. Chi aggiorna DVR, formazione e sorveglianza utilizzando i numeri del 2025 arriva al 2026 con un vantaggio operativo, non con un’urgenza da gestire. La questione non è se adeguarsi, ma se farlo prima che il Fondo occupazione e formazione premi chi ha già agito.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire