Malattie professionali: 69.796 denunce nei primi sette mesi del 2026, dopo il record 2025
All’inizio di settembre, il bollettino mensile dell’Inail ha portato una cifra che non si può liquidare come variazione congiunturale: 69.796 denunce di malattia professionale nei primi sette mesi del 2026, quasi 10.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Per chi lavora con macchine, cantieri o processi ripetitivi, quel +16,6% è un campanello che suona già da mesi.
Il +16,6% delle malattie professionali non è un caso isolato
Il dato più vistoso del bollettino è la crescita delle denunce di malattia professionale: 69.796 casi protocollati nei primi sette mesi del 2026, 9.939 in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento del 16,6%. La fotografia è confermata anche dal patronato Enac, che riporta le stesse 69.796 denunce presentate entro luglio, il 16,6% in più rispetto al 2025. A fianco delle malattie professionali crescono anche gli infortuni, ma con intensità diverse: le denunce di infortunio in occasione di lavoro, al netto degli studenti, sono state 256.471, +4,9% rispetto alle 244.495 dei primi sette mesi del 2025; gli infortuni in itinere sono stati 58.870, +7,1% rispetto ai 54.979 del 2025; le denunce degli studenti di ogni ordine e grado sono salite a 52.744, +5,6% rispetto alle 49.970 del pari periodo 2025. Nel complesso, comprese quelle degli studenti, le denunce di infortunio pervenute all’Inail entro luglio 2026 sono state 368.085, in aumento del 5,3% rispetto alle 349.444 di gennaio-luglio 2025.
L’accelerazione del +16,6% sulle malattie professionali non è quindi un episodio isolato dentro una cornice statica: le denunce crescono su tutte le voci, ma è la malattia professionale a mostrare la progressione più marcata. Ma questo balzo arriva dopo un anno che aveva già segnato un record: cosa dicono i dati 2025?
Il 2025 aveva già battuto ogni record, e l’Europa conferma il rischio costruzioni
Il dato di luglio non nasce dal nulla: il 2025 si era chiuso con un totale di 597.710 denunce di infortunio, in aumento dell’1,4% rispetto al 2024, e con 98.463 malattie professionali denunciate, in crescita dell’11,3% sul 2024. È il valore più alto mai registrato nella serie recente. Scendendo nel dettaglio dei dati Inail relativi al 2025, le denunce di infortunio da lavoratori sono state 516.839, +1,0% rispetto al 2024. Il quadro che ne esce è quello di un rischio che non si è ridotto ma si è consolidato: il 2025 ha superato il 2024 su tutte le voci principali, e il 2026 sta proseguendo la stessa traiettoria.
Il confronto europeo allarga la prospettiva e conferma la natura strutturale del problema, soprattutto nelle costruzioni. Secondo i dati Eurostat, nel 2024 ci sono stati 3.367 incidenti mortali sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente. E quasi un quarto, il 23,0%, di tutti gli incidenti mortali sul lavoro nell’UE è avvenuto nel settore delle costruzioni. È un dato che va letto accanto a quello italiano: se le costruzioni pesano per quasi un quarto dei decessi europei, la crescita delle denunce di malattia professionale nel nostro Paese non può essere trattata come un rumore di fondo, ma come un indicatore che il rischio nei cantieri e negli ambienti produttivi si sta cronicizzando.
Se il quadro è questo, la domanda non è se servono interventi, ma quali e con quale priorità.
Dalla lettura del dato alla prevenzione: chi deve muoversi e come
Davanti a un +16,6% che segue un record assoluto, la prima reazione è chiedersi: «stiamo leggendo il dato come un avviso o come una sentenza?». Per progettisti, installatori, manutentori, RSPP e responsabili qualità, la risposta è operativa: il bollettino dice dove il rischio sta crescendo, e la prevenzione può ancora intervenire ricalibrando controlli, formazione e presidi tecnici. Le 69.796 malattie professionali, i 58.870 infortuni in itinere e i 52.744 casi tra gli studenti indicano che il perimetro della tutela va allargato. Non è un dettaglio statistico: è un promemoria che arriva prima che la statistica diventi una diagnosi personale.
Il bollettino Inail di settembre non è una condanna: è una mappa. Dice dove il rischio sta crescendo e dove la prevenzione può ancora intervenire. Il momento per leggerla è adesso,
non quando la statistica diventa una diagnosi personale.