Vai al contenuto
L'anello metallico che uccise nel 2016 è ancora in vendita

L’anello metallico che uccise nel 2016 è ancora in vendita

Un anello metallico staccatosi da una testa a flagelli uccise un lavoratore nel 2016. Il prodotto è ancora in vendita, nonostante il divieto europeo.

Il divieto europeo risale al 2012, ma i prodotti non conformi continuano a circolare

Era il 2016 quando un lavoratore, nelle campagne irlandesi, veniva raggiunto alla testa da un anello metallico staccatosi da una testa di taglio a catena montata su un decespugliatore. L’impatto fu letale. A distanza di un decennio, l’allerta emessa allora dall’Autorità per la Sicurezza e la Salute irlandese è stata rilanciata perché quello stesso tipo di accessorio — la testa a flagelli con parti metalliche collegate — non è mai davvero scomparso né dal mercato né dai magazzini di chi opera sul verde. La scorsa settimana, il sistema europeo Safety Gate ha notificato l’allarme di sicurezza europeo per un prodotto di questo tipo, immesso sul mercato dalla Repubblica Popolare Cinese.

L’anello che uccide: l’incidente evitabile del 2016

Secondo la ricostruzione diffusa all’epoca dalla Health and Safety Executive (HSE) del Regno Unito, il componente che causò la morte fu un singolo link di una catena flail montata su un decespugliatore a spalla. L’elemento si staccò durante l’uso e colpì un lavoratore che si trovava nelle vicinanze, provocando un incidente mortale. L’Autorità irlandese, già allora, scelse di riemettere l’allarme di sicurezza proprio perché gli accessori pericolosi continuavano ad apparire sul mercato anni dopo il divieto. Non si trattava di un episodio isolato, ma di un fenomeno persistente che chiamava in causa la capacità dei controlli di mercato di intercettare e bloccare prodotti già banditi.

La dinamica tecnica è nota agli ingegneri che operano nel settore della sicurezza delle macchine: le protezioni installate sui decespugliatori portatili non sono progettate per contenere l’energia di un flagello metallico che si stacca a velocità di rotazione elevate. Come chiariscono gli esperti di conformità, le protezioni non possono fornire una protezione adeguata contro i rischi più elevati creati da accessori a flagello con parti metalliche collegate, e questo spiega perché la norma armonizzata EN ISO 11806 per decespugliatori preveda esclusivamente teste metalliche monopezzo come accessori ammessi. Il problema, allora come oggi, non sta solo nell’uso, ma nella stessa immissione sul mercato di componenti intrinsecamente non conformi.

Il paradosso del mercato: vietato, ma ancora in vendita

La risposta sta in un paradosso normativo e commerciale che chi si occupa di sorveglianza doganale e di valutazione di conformità conosce bene. La Decisione della Commissione 2012/32/UE vieta esplicitamente l’immissione sul mercato di accessori di taglio a flagelli per decespugliatori portatili a mano, eppure il prodotto oggetto dell’allerta Safety Gate del 14 luglio scorso è stato trovato in vendita, con bulloni e rivetti di fissaggio delle catene che potevano rompersi durante l’uso, causando il distacco delle catene e il conseguente impatto contro l’utente. La notifica è chiara: il prodotto non è conforme né alla Direttiva Macchine né alla Decisione di divieto, e il paese d’origine indicato è la Repubblica Popolare Cinese.

Già a marzo di quest’anno, un altro accessorio analogo era stato segnalato sulle piattaforme di allerta polacche: viti o rivetti di fissaggio delle catene alla lama potevano rompersi, causando il distacco delle catene e colpendo l’utente con conseguenti lesioni gravi. Il meccanismo di guasto è identico, e identica è la pressione commerciale che spinge verso prodotti a basso costo, spesso acquistati online senza alcuna verifica di conformità. Il dato preoccupante non è l’esistenza del prodotto non conforme — che purtroppo è fisiologica in un mercato globale — ma la sua persistenza a dieci anni da un incidente mortale documentato e a quattordici anni dal divieto europeo. Questo indica un fallimento a valle: i distributori non verificano la conformità, gli utilizzatori non riconoscono il rischio, e i controlli alle frontiere non sempre intercettano lotti che viaggiano attraverso canali di e-commerce frammentati.

Per chi opera nel settore della manutenzione del verde e per i datori di lavoro che mettono a disposizione le attrezzature, il messaggio operativo è uno solo: confidare che un divieto formale sia sufficiente a eliminare il rischio dalla propria officina o dal proprio cantiere è un errore che può costare una vita. La Direttiva Macchine impone obblighi precisi ai fabbricanti, ma il datore di lavoro conserva una posizione di garanzia che lo obbliga a verificare concretamente l’idoneità delle attrezzature messe a disposizione dei lavoratori, e questa verifica non può fermarsi alla presenza di una marcatura CE spesso contraffatta.

Tre verifiche per non essere la prossima vittima

Ecco allora le tre azioni indispensabili per non ripetere la tragedia. La prima riguarda i costruttori e gli importatori: verificare che ogni accessorio destinato a un decespugliatore portatile sia conforme alla EN ISO 11806, che ammette solo teste metalliche monopezzo. Qualsiasi testa con catene, maglie, rivetti o parti metalliche articolate deve essere immediatamente esclusa dal catalogo e, se già distribuita, ritirata con procedura di richiamo documentata. Il fascicolo tecnico deve contenere l’analisi dei rischi specifica per l’accessorio, non una generica dichiarazione di conformità.

La seconda è per i datori di lavoro e gli RSPP: inserire nel piano di manutenzione e verifica periodica delle attrezzature un controllo visivo e documentale di ogni testa di taglio presente in azienda. Non basta guardare il decespugliatore: occorre smontare la testa e verificare che sia monopezzo, che non presenti bulloni, rivetti o catene, e che la protezione sia integra e correttamente montata. Qualsiasi testa a flagelli metallici trovata in magazzino va messa fuori servizio e sostituita. Il costo di una testa conforme è irrisorio rispetto alla responsabilità penale e civile che deriva da un infortunio mortale.

La terza azione riguarda i manutentori e i periti: quando si interviene su una macchina usata o importata, non ci si può limitare a verificare il funzionamento del motore. La testa di taglio è un componente di sicurezza a tutti gli effetti, e il suo montaggio su una macchina non compatibile configura un rischio aggiuntivo che nessuna protezione standard può mitigare. La valutazione va documentata per iscritto, con fotografie e riferimenti alla norma armonizzata, perché in caso di incidente sarà proprio quel documento a dimostrare la diligenza adottata.

La protezione non è un accessorio: è un sistema. Prima di accendere il decespugliatore, verificate che ogni componente sia conforme. La prossima testa colpita potrebbe essere la vostra.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire