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Il registro tedesco elenca 2.158 prodotti pericolosi

Il registro tedesco elenca 2.158 prodotti pericolosi

Il registro tedesco BAuA elenca 2.158 prodotti pericolosi, mentre le allerte europee Safety Gate salgono a 4.671 con nuove regole di rischio.

Le segnalazioni europee sono salite a 4.671, il livello più alto mai registrato, e il registro tedesco raccoglie anche quelle

Basta aprire la banca dati “Gefährliche Produkte in Deutschland” della BAuA, la Bundesanstalt für Arbeitsschutz und Arbeitsmedizin (l’istituto federale tedesco per la sicurezza e la medicina del lavoro), e lanciare una ricerca. Il contatore restituisce 2.158 risultati. Per un ufficio tecnico o per uno studio legale quel numero ha un significato preciso: ciascun risultato corrisponde a un prodotto, a un nome commerciale e a una contestazione documentata, consultabili da chiunque, compresi clienti, concorrenti e controparti in giudizio.

Il secondo dato cambia la scala del discorso. Secondo la Commissione europea, le allerte trasmesse attraverso il sistema europeo di allerta rapida sono salite del 13%, fino a 4.671. È il livello più alto mai registrato.

Duemila prodotti con nome e cognome

Il registro tedesco ha una storia lunga. La BAuA pubblica informazioni sulla sorveglianza del mercato fin dal 2008. L’archivio non raccoglie soltanto i provvedimenti nazionali. Come spiega l’istituto, contiene anche «un estratto in lingua tedesca delle segnalazioni settimanali nel sistema europeo di allerta rapida “Safety Gate” (in precedenza RAPEX) della Commissione UE». Chi opera sul mercato tedesco, o vi esporta, trova quindi in un unico punto sia le misure delle autorità nazionali sia il riflesso delle segnalazioni europee.

Le allerte erano in crescita già prima dell’ultimo dato. Nel 2024, come riporta la sintesi di SGS sul rapporto annuale Safety Gate, il sistema aveva toccato il record di 4.137 allerte, quasi il doppio delle 2.117 del 2022. A trainare l’aumento era stato soprattutto il costante incremento delle segnalazioni sui prodotti cosmetici. Il passaggio a 4.671 indica che la tendenza non si è fermata. Contare le allerte, però, dice poco se non si chiarisce su quale base giuridica vengono pubblicate e con quali criteri si stabilisce che un prodotto è pericoloso.

Dalla direttiva al regolamento: cosa misura oggi il rischio

Sul piano tedesco, la base della pubblicazione è cambiata nel 2021. Fino al 15 luglio di quell’anno i provvedimenti di divieto (Untersagungsverfügungen) venivano resi noti in base al § 31, comma 1, in combinato disposto con il § 26, comma 2, secondo periodo, numeri 6, 7, 8 e 9, e comma 4 del ProdSG, la legge tedesca sulla sicurezza dei prodotti dell’8 novembre 2011. Oggi la BAuA pubblica ai sensi del MüG, il Marktüberwachungsgesetz, la legge sulla sorveglianza del mercato.

Sul piano europeo il cambiamento è più profondo. Come ricorda la pagina della BAuA dedicata a Safety Gate, dal 13 dicembre 2024 il regolamento sulla sicurezza generale dei prodotti, il GPSR (UE) 2023/988, ha sostituito la direttiva 2001/95/CE. Il punto che interessa di più a chi progetta è un altro. La Commissione europea ha definito nuovi criteri per valutare il livello di rischio nell’Allegato II del Regolamento delegato (UE) 2024/3173. Dietro ogni allerta c’è quindi una valutazione condotta con un metro aggiornato. Una valutazione del rischio redatta con i riferimenti precedenti può non coincidere con quella che oggi farebbe un’autorità di sorveglianza.

Tre lezioni per non comparire nell’elenco

Il dato che pesa di più non è il numero delle allerte, ma quello delle conseguenze. Secondo la Commissione europea, nello stesso periodo le azioni di follow-up segnalate sono cresciute del 35%: ritiri dal mercato, richiami presso gli utilizzatori, blocchi alle frontiere e rimozione delle inserzioni dai marketplace online. Le allerte crescono del 13%, le misure concrete del 35%. Rispetto al passato, quindi, una segnalazione si traduce più spesso in un intervento sul prodotto e sulla sua distribuzione. Che cosa significa, allora, per chi sta a monte e a valle della filiera?

Il costruttore dovrebbe rileggere la propria valutazione del rischio alla luce dell’Allegato II del Regolamento delegato 2024/3173. Il fascicolo tecnico è l’insieme dei documenti con cui il fabbricante dimostra la sicurezza del prodotto. Se quel fascicolo si basa su criteri superati, alla prima verifica l’impresa rischia di trovarsi a rincorrere l’autorità. L’aggiornamento ha un costo in ore di ingegneria. Costa però meno di un richiamo e porta un vantaggio concreto: in caso di contestazione, una valutazione già allineata ai criteri vigenti è la difesa tecnica più solida.

Il datore di lavoro, e con lui l’RSPP (responsabile del servizio di prevenzione e protezione), può usare la banca dati BAuA come strumento di verifica in fase di acquisto. Prima di introdurre in azienda un’attrezzatura o un prodotto, una ricerca per nome commerciale o per marchio richiede pochi minuti. Può evitare di mettere in mano ai lavoratori un articolo già oggetto di un divieto o di un’allerta. Conviene ripetere il controllo con regolarità anche sul parco esistente, perché l’archivio si aggiorna ogni settimana.

Il manutentore ha un ruolo meno visibile ma decisivo. Quando scatta un ritiro o un richiamo, bisogna sapere quali esemplari sono stati installati, dove si trovano, quali componenti sono stati sostituiti e quando. Interventi documentati in modo ordinato, con l’identificazione di lotti e matricole, rendono la tracciabilità affidabile e permettono di gestire un eventuale richiamo in modo mirato, senza fermare intere linee.

La banca dati pubblica serve quindi anche alla prevenzione. Chi la consulta con regolarità e aggiorna il proprio fascicolo tecnico secondo i nuovi criteri europei, prima che lo chieda un’autorità di sorveglianza, ha buone probabilità di non doverci comparire.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire