Il richiamo riguarda cappe vendute dal 2014 al 2025: la cucitura non resiste al fuoco e cede in pochi minuti
È un paradosso che chi lavora nella protezione passiva dal fuoco conosce bene: un dispositivo nato per fermare le fiamme viene richiamato proprio perché, in caso di incendio, potrebbe non fermarle. Lo scorso 19 ottobre la banca dati tedesca sulla sicurezza dei prodotti della BAuA ha pubblicato l’avviso con cui Cambridge Audio richiama le sue cappe antincendio per altoparlanti da soffitto, perché non garantiscono una resistenza al fuoco duratura. La notizia ha ormai una dozzina di giorni, ma non va archiviata in fretta: riguarda prodotti venduti per oltre un decennio, che con buona probabilità sono ancora montati in molti controsoffitti.
Una cappa antincendio che non regge il fuoco
I prodotti coinvolti sono le cappe antincendio per gli altoparlanti da soffitto FH10 e FH20, identificate dai numeri di articolo C10826 e C10827. Secondo l’avviso tedesco, sono state commercializzate a partire dal 2014 e fino a giugno 2025: un arco di oltre dieci anni, durante il quale questi accessori sono finiti in impianti audio di ogni genere, dagli uffici agli spazi commerciali fino alle abitazioni con diffusione sonora integrata.
La BAuA classifica il rischio come termico e indica come possibile conseguenza le ustioni. Per un componente di questo tipo non si tratta di un difetto marginale: la cappa esiste per una sola ragione, ripristinare la continuità di un soffitto che è stato forato per alloggiare l’altoparlante. Se quella continuità viene meno, il foro diventa una via aperta. Ma se il materiale della cappa è pensato per resistere al fuoco, dove sta il punto debole?
Sei minuti e una cucitura
La risposta arriva dal Regno Unito. L’avviso di richiamo PSD 2609-0010 dell’OPSS, l’Office for Product Safety and Standards britannico, documenta lo stesso richiamo delle FH10 e FH20 registrato nella banca dati tedesca e scende nel dettaglio tecnico. Il problema non è il tessuto o il materiale principale della cappa, ma la cucitura che lo tiene insieme: secondo l’OPSS il filo utilizzato non è resistente al fuoco e può cedere, in condizioni di incendio sviluppato, dopo circa sei minuti.
Sei minuti sono un dato che parla da solo a chiunque si occupi di compartimentazione. Quando un incendio è pienamente sviluppato, le temperature nello strato di fumi caldi sotto il soffitto sono quelle in cui un elemento di separazione deve dimostrare di saper tenere. Una cappa la cui tenuta dipende da una cucitura che si apre in pochi minuti si comporta, nei fatti, come un elemento la cui prestazione al fuoco è limitata dal suo componente più debole. Il materiale principale può essere eccellente; se le giunzioni si aprono, la geometria della cappa si scompone e il varco nel soffitto torna libero.
Le conseguenze sono descritte con chiarezza nella scheda di richiamo diffusa dalle autorità delle isole britanniche. Secondo la comunicazione attribuita al governo dell’Isola di Man, il cedimento della cucitura potrebbe compromettere la capacità del prodotto di opporsi al passaggio del fuoco, permettendo a fiamme e gas caldi di propagarsi alle aree adiacenti e aumentando il rischio di lesioni per gli occupanti. In concreto, sempre secondo la stessa fonte, fiamme e gas caldi potrebbero attraversare l’apertura nel soffitto e raggiungere le stanze vicine, mettendo in pericolo chi si trova nell’edificio. Il fatto che lo stesso richiamo compaia nella banca dati tedesca e negli avvisi britannici indica che il problema non è circoscritto a un solo mercato: è legato al prodotto, ovunque sia stato installato.
Resta allora la domanda più pratica: quante di queste cappe sono ancora nascoste sopra i pannelli di un controsoffitto, e chi deve occuparsene?
Chi deve guardare sopra il controsoffitto
Sul piano formale, il ritiro presso gli utenti finali è condotto dal produttore Cambridge Audio e dal distributore Richer Sounds, come riporta l’avviso OPSS. Chi possiede cappe FH10 o FH20 dovrebbe quindi fare riferimento alle loro indicazioni per le modalità di restituzione o sostituzione. Ma una cappa antincendio non è un prodotto che l’utente vede ogni giorno: una volta chiuso il controsoffitto, se ne perde facilmente traccia. Per questo il richiamo interessa soprattutto chi ha installato o gestisce gli impianti.
Quello che segue non è un obbligo stabilito dagli avvisi, ma buona prassi per installatori, manutentori, RSPP e gestori di edifici. Primo: verificare nella documentazione di commessa o nei registri di manutenzione se negli impianti audio a soffitto realizzati dal 2014 in poi sono state impiegate cappe Cambridge Audio FH10 o FH20, con codici C10826 o C10827. Secondo: dove la documentazione manca, programmare un’ispezione degli altoparlanti incassati nei locali in cui il soffitto ha una funzione di separazione al fuoco. Terzo: trattare la cappa per quello che è, cioè parte del sistema di compartimentazione, e non un semplice accessorio audio. Questo significa registrarne la presenza nel fascicolo antincendio dell’edificio e includerla nei controlli periodici, alla pari di serrande, sigillature e attraversamenti.
C’è poi una lezione che vale per chi progetta, specifica e certifica. Quando si valuta un componente di protezione passiva, ci si concentra spesso sul materiale principale e sulle sue prestazioni dichiarate. Il caso FH10 e FH20 ricorda che ogni elemento del sistema, filo compreso, deve offrire prestazioni al fuoco coerenti con quelle dell’insieme. Una giunzione più debole del materiale che unisce stabilisce di fatto il limite dell’intero dispositivo.
Nessun allarmismo, dunque, ma una verifica mirata. Chi ha cappe FH10 o FH20 installate segua le indicazioni di Cambridge Audio e Richer Sounds. Per tutti gli altri resta un principio da tenere a mente in ogni capitolato: la resistenza al fuoco di un sistema la decide il suo punto più debole, anche quando è una semplice cucitura.