Denunce +5,8%, decessi da 10 a 6: Inail e Perugia puntano sui comportamenti
Chi in Umbria deve aggiornare un DVR, il documento di valutazione dei rischi che ogni datore di lavoro è tenuto a redigere, ha davanti due cifre che vanno in direzioni opposte. Le denunce di infortunio crescono del 5,8%, mentre i decessi sul lavoro passano da 10 a 6. In questo quadro si inserisce l’intesa siglata lo scorso 19 ottobre: secondo la notizia diffusa dall’Inail, la Direzione regionale Inail Umbria e il Comune di Perugia hanno firmato l’accordo di collaborazione “Perugia città della cura e della prevenzione”. Lo strumento è utile, ma il suo valore dipenderà da quanto saprà trasformare i conteggi in decisioni operative.
3.839 denunce e sei morti: due numeri che non vanno nella stessa direzione
I dati risalgono alla rilevazione al 30 giugno 2026 e la confrontano con lo stesso periodo del 2025. Secondo l’Inail, come riportato dalla Regione Umbria in occasione della Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, le denunce di infortunio sul posto di lavoro sono state 3.839, studenti esclusi, contro le 3.630 dell’anno precedente. Nello stesso arco di tempo i decessi sul posto di lavoro sono scesi da 10 a 6.
Il dato va letto tenendo conto del contesto. L’Umbria, come è stato ricordato in sede regionale, è da molti anni tra le regioni più colpite dagli incidenti sul lavoro. Il calo degli esiti mortali è un segnale positivo. La crescita della frequenza indica però che gli eventi continuano ad accadere, e in numero maggiore. Per un RSPP, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, la domanda è quale dei due indicatori debba guidare le priorità. Un conteggio da solo non lo dice. Per rispondere serve qualcuno che osservi i comportamenti che stanno dietro le denunce.
L’Osservatorio come banco di prova: cosa firma davvero un Comune da mille dipendenti
L’accordo firmato nei giorni scorsi resterà in vigore fino al 31 dicembre 2028. Il suo elemento più rilevante è l’istituzione dell’Osservatorio urbano su sicurezza e comportamenti, un organismo di coordinamento composto da rappresentanti delle due amministrazioni. Già il nome indica un’impostazione precisa: l’attenzione si sposta dal solo dato statistico ai comportamenti, cioè al luogo dove la prevenzione funziona oppure fallisce.
C’è poi un aspetto che i tecnici noteranno subito. Il Comune di Perugia conta oltre mille dipendenti, come ha sottolineato Roberto Gerardi. Prima ancora che promotore di cultura della sicurezza, quindi, l’ente è un datore di lavoro. È soggetto agli stessi obblighi che chiede di rispettare agli altri, e ricopre una posizione di garanzia, cioè la responsabilità giuridica di prevenire l’evento lesivo per i lavoratori che dirige. Un osservatorio che parte da questa consapevolezza può usare l’amministrazione stessa come primo campo di verifica.
L’intesa perugina non è isolata. Inail Umbria aveva già firmato un protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale per l’Umbria. Le firme sono quelle del direttore regionale Alessandro Pastorelli e del direttore Ernesto Pellecchia, e l’obiettivo dichiarato è radicare la cultura della sicurezza sin dai banchi di scuola. Utile anche uno sguardo a un altro territorio. A Genova, nell’ambito di un accordo sulla sicurezza stradale, Marco Quadrelli, direttore dell’Inail locale, ha osservato che «gli infortuni connessi alla circolazione stradale, in occasione di lavoro e in itinere, sono una componente significativa del totale degli infortuni denunciati all’istituto». Ha poi aggiunto che nel territorio ligure, «caratterizzato da una peculiare orografia», quella quota «è più rilevante rispetto ad altre realtà». La riflessione riguarda la Liguria e non l’Umbria, ma ricorda che il rischio lavorativo non si esaurisce dentro uffici e cantieri.
Resta una domanda aperta. Un osservatorio, per sua natura, osserva. Chi, in un ufficio comunale o in un’azienda, trasformerà quelle osservazioni in una misura concreta?
Tre cose da fare prima che l’Osservatorio pubblichi il primo report
La prima riguarda il datore di lavoro pubblico. Il Comune può analizzare le proprie denunce separando frequenza e gravità, come suggeriscono i dati regionali, nei quali le due grandezze si muovono in direzioni diverse. Un calo dei casi gravi non deve far perdere di vista la crescita di quelli lievi, che spesso anticipano gli eventi più seri. Questo lavoro spetta al servizio di prevenzione e protezione dell’ente, insieme ai dirigenti delle singole strutture.
La seconda riguarda chi organizza gli spostamenti di lavoro. Personale che si muove sul territorio e tragitti casa-lavoro rientrano nel perimetro degli infortuni in itinere e in occasione di lavoro, e meritano una voce specifica nella valutazione dei rischi. L’esperienza genovese mostra che questa componente può pesare molto, e verificare se valga anche a Perugia è un compito naturale per l’Osservatorio.
La terza riguarda la formazione. Il protocollo con la scuola ha già avviato una filiera, e i percorsi per i dipendenti possono collegarsi a quel lavoro invece di ripartire da zero.
Il 2028 non è lontano. Un accordo pluriennale non sostituisce l’analisi dei propri infortuni, ma offre l’occasione per mettere a confronto denunce, gravità e comportamenti. Chi organizza il lavoro, a partire dal Comune, dovrebbe concentrarsi sul dato che cresce, senza accontentarsi di quello che cala.