Denunce più alte che in manifattura e costruzioni: Ancona avvia la collaborazione tra Inail e Autorità portuale
Trentotto virgola uno. Secondo i dati INAIL, sono le denunce di infortunio ogni 1.000 occupati nel settore dei trasporti, contro le 24,1 del manifatturiero e le 25,9 delle costruzioni. Questo numero aiuta a capire perché, giovedì 22 ottobre, poco più di una settimana fa, il direttore regionale dell’Inail Marche, Piero Iacono, e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Mirco Carloni, si sono incontrati nella sede dell’Autorità ad Ancona. Lo scopo, come riporta la nota pubblicata dall’Inail, era rafforzare la collaborazione tra le due istituzioni e avviare iniziative congiunte su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare attenzione al settore portuale.
Il numero che spiega l’incontro
Il dato non va letto come un allarme. Va letto come un segnale. Nei trasporti il tasso di denunce è circa 1,6 volte quello del manifatturiero, quindi chi lavora nella logistica e nella movimentazione delle merci ha un profilo di rischio più alto rispetto ad altri comparti produttivi che di solito associamo al lavoro pesante. Il rapporto con le costruzioni dice la stessa cosa: anche il cantiere, preso come termine di paragone,
resta sotto i trasporti per frequenza di denunce.
Ci sono anche segnali positivi. In un documento sui porti italiani che riprende i dati INAIL, i casi riportati scendono da 275 a 242, cioè il 12% in meno. Nello stesso periodo i casi mortali sono stati 7. La fonte non specifica perimetro geografico e settoriale di questi numeri, quindi vanno usati con prudenza. Indicano una tendenza in calo, ma non permettono di dire che il problema sia risolto. Resta allora una domanda: se il rischio nei trasporti è così marcato, chi ha gli strumenti per ridurlo?
Ancona, un nodo europeo che sceglie di misurarsi
Il dato statistico diventa concreto in luoghi precisi: banchine, piazzali, stive, bacini di carenaggio. Ancona ha un peso particolare. Come ricorda la scheda di Assoporti sull’AdSP, il porto è tra i nodi “core” della rete TEN-T ed è inserito nei corridoi Scandinavo-Mediterraneo e Baltico-Adriatico. È anche fra i primi porti italiani per numero di passeggeri sui collegamenti internazionali. Nello stesso spazio convivono traghetti, mezzi pesanti, merci e cantieristica, e ognuna di queste attività porta i propri rischi e le proprie interferenze con le altre.
Il comunicato Inail lo dice chiaramente: il comparto portuale ha un ruolo di assoluto rilievo strategico nell’economia della regione. Per questo un intervento sulla sicurezza nello scalo ha effetti che vanno oltre il perimetro del porto. Durante l’incontro del 22 ottobre le due istituzioni hanno discusso come rafforzare la collaborazione e definire nuove iniziative. Le principali sono due: la condivisione dei dati e progetti congiunti per diffondere la cultura della prevenzione in ambito portuale.
Per chi si occupa di sicurezza, la condivisione dei dati è l’elemento più interessante. Un’Autorità di Sistema Portuale conosce bene le attività, gli spazi e i flussi dello scalo. L’Inail raccoglie denunce di infortunio e di malattia professionale. Mettere insieme le due basi informative permette di collegare l’evento al contesto operativo in cui è avvenuto. Va però detto con onestà che quanto emerso finora è una dichiarazione di intenti. Il suo valore dipenderà da ciò che arriverà davvero agli operatori.
Dalla mappa alla banchina: cosa cambia per gli operatori
Una parte operativa esiste già. Tra le attività promosse dalla Direzione regionale Inail Marche, descritte nella pagina dell’Ordine degli Ingegneri di Ancona, c’è un incontro con le aziende che operano nel porto. Il tavolo è ampio: autorità e operatori portuali, compagnie di navigazione, spedizionieri, aziende di logistica e servizi portuali, società di costruzione e cantieristica, imprese di manutenzione e riparazione navale. In quella sede la Sovrintendenza Medica e la CTSS della Direzione regionale presentano la mappatura di infortuni e malattie professionali sul territorio regionale.
Che cosa può farne un RSPP o un responsabile di cantiere navale? La mappatura serve a orientare il lavoro. Mostra dove si concentrano gli eventi e quali patologie professionali emergono. Così si può controllare se il proprio documento di valutazione dei rischi dà il giusto peso a quei pericoli, se le misure organizzative sono adeguate e se la formazione si concentra sulle situazioni che generano più denunce. Gli obblighi di legge restano quelli di sempre. Il confronto con dati territoriali aggiornati non è imposto da nessuno, ma è una buona prassi che rende le scelte di prevenzione più solide e più facili da motivare.
Prevenire, in porto come altrove, significa prima di tutto sapere dove e come ci si fa male. Per chi lavora ad Ancona, i dati condivisi e la mappatura sono un’opportunità concreta. Conviene leggerli, confrontarli con la propria realtà aziendale e tradurli in scelte organizzative. È il modo più diretto per adeguarsi e ridurre il rischio, e sarà anche il criterio con cui si potrà giudicare se la collaborazione avviata il 22 ottobre ha prodotto risultati.