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Gli infortuni costano 49,2 miliardi ma la prevenzione li fa scendere
Richiami & incidenti 47 minuti fa

Gli infortuni costano 49,2 miliardi ma la prevenzione li fa scendere

Gli infortuni sul lavoro costano 49,2 miliardi di euro, ma la prevenzione li riduce: in Umbria nasce Tutel App per i disturbi muscolo-scheletrici.

Il costo sociale degli infortuni è pari al 2,31% del Pil, ma la prevenzione può ridurlo

Nel 2023 il costo sociale ed economico degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali ammontava a 49,2 miliardi di euro, pari al 2,31% del Pil nazionale. Il dato, elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, non descrive una fatalità: l’analisi evidenzia una correlazione inversa tra le risorse destinate alla salute e sicurezza sul lavoro e il peso economico degli eventi lesivi. In termini operativi, all’aumentare degli investimenti prevenzionali tendono a diminuire i costi derivanti da infortuni e malattie professionali. È una variabile dipendente da scelte di bilancio e di organizzazione, non un destino statistico.

Il quadro Inail lo conferma. Rispetto alla valutazione condotta sui dati del 2009, gli infortuni sono diminuiti di quasi il 40%, comportando una riduzione del costo complessivo di 14 miliardi di euro. Se il conto nazionale resta alto, la leva per abbatterlo è già identificata: più prevenzione, meno danni. Proprio su questa leva si è mossa, la scorsa settimana, la Direzione regionale dell’Inail Umbria, che ha incontrato i rappresentanti delle associazioni datoriali del territorio per condividere iniziative prevenzionali e avviare un confronto su proposte e progetti in sinergia.

Il conto che nessuna impresa vorrebbe pagare

Il 2,31% del Pil non resta confinato nei bilanci pubblici: la correlazione inversa elaborata dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail offre una lettura tecnica precisa. Ogni risorsa destinata alla prevenzione è, in realtà, un disinvestimento dal costo degli eventi lesivi. La progressiva riduzione del costo complessivo — circa 14 miliardi rispetto alla valutazione sui dati del 2009, a fronte di una flessione degli infortuni di quasi il 40% — indica che la relazione non è un esercizio statistico ma un meccanismo osservabile.

Quando il dato nazionale indica la strada, la risposta può nascere in periferia. L’incontro umbro, tenutosi la scorsa settimana, ha riunito le associazioni datoriali per condividere le iniziative già realizzate in alcuni comparti produttivi e per valutare progetti futuri capaci di raccogliere le istanze delle imprese. Da quel confronto emerge uno strumento che trasforma la correlazione inversa in un gesto quotidiano.

Un tutor digitale per la schiena del banconista

Durante l’incontro, i rappresentanti di Confcommercio Umbria hanno presentato Tutel App, il tutor digitale elaborato in collaborazione con la Direzione regionale per la prevenzione dei disturbi muscolo-scheletrici nel settore del commercio, dei servizi e del turismo. L’applicazione è il risultato del progetto “Disturbi muscolo-scheletrici e digitalizzazione”, nato dalla collaborazione tra Confcommercio Umbria e Inail Umbria, in sinergia con il Team Innovazione delle imprese Confcommercio.

L’analogia è immediata: come un tutor corregge un gesto prima che diventi abitudine dannosa, Tutel App accompagna chi lavora dietro un bancone, in una cucina o a una reception a riconoscere e correggere i movimenti che, ripetuti, alimentano i disturbi muscolo-scheletrici. Non serve un contesto industriale ad alto indice infortunistico: movimentazione ripetuta, posture incongrue e carichi leggeri ma continuativi sono rischi concreti anche nel terziario. La sinergia tra associazione datoriale e istituto assicuratore dimostra che la prevenzione può essere progettata a livello territoriale e calata nei gesti reali, prima che il rischio si traduca in danno.

Uno strumento locale, però, per diventare sistema ha bisogno di strategia e risorse. Lo ha ricordato il direttore regionale dell’Inail, Alessandro Pastorelli, richiamando le direttrici principali del piano nazionale della prevenzione 2026-2031 e della strategia nazionale in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro 2026-2030: l’esperienza umbra non è un’isola, ma un tassello di una cornice nazionale.

Dalla periferia al piano: 50 milioni di provocazione

La cornice esiste. L’Italia ha adottato il primo piano organico e condiviso a livello nazionale dedicato alla prevenzione degli infortuni e alla tutela della salute dei lavoratori. Sul fronte delle risorse, il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 prevede un rafforzamento degli stanziamenti, con 50 milioni di euro stanziati per il 2026. Sono 50 milioni che, confrontati con un conto da 49,2 miliardi, hanno più la funzione di una provocazione che di un investimento compiuto: indicano la direzione, ma restano una frazione minima del costo dell’inerzia.

L’inerzia ha un prezzo europeo. Nell’Unione europea, secondo Christa Sedlatschek, direttrice dell’EU-OSHA, le malattie e gli infortuni correlati al lavoro costano il 3,3% del Pil, pari a 476 miliardi di euro ogni anno; una cifra che, con corrette strategie, politiche e prassi di salute e sicurezza sul lavoro, potrebbe essere risparmiata. Il principio adottato a livello nazionale e sperimentato in Umbria è lo stesso: la prevenzione non è una voce di spesa da comprimere, ma l’unico intervento strutturale in grado di ridurre i costi umani ed economici. La scelta, ora, è politica e operativa.

Per non ritrovarsi anche il prossimo anno a pagare un conto da 49,2 miliardi, la mossa è una sola: trattare la prevenzione come investimento di bilancio, adottare strumenti come Tutel App e pretendere che i piani nazionali diventino prassi aziendale prima che il dolore si consolidi in malattia professionale. L’Umbria ha già mostrato che il percorso è percorribile: dal dato al tutor, dal territorio al piano nazionale.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire