La protezione fissa aveva un’apertura di 600×335 mm e la condanna arrivò sei anni dopo
Ieri, 28 settembre 2026, la Snaresbrook Crown Court ha condannato Gill Aggregates Limited a una multa di £24.000, con l’obbligo di pagare costi per ulteriori £43.000. L’annuncio diffuso dall’Health and Safety Executive ricostruisce un incidente avvenuto il 24 giugno 2020: Manjit Kumar, 34 anni, operaio di produzione presso l’East London Aggregate Depot di Halyard Street, Dagenham, è stato trascinato in un macchinario e ha riportato lesioni mortali da schiacciamento.
L’indagine dell’HSE ha accertato che l’azienda non era riuscita a impedire l’accesso alle parti pericolose del macchinario. Il dettaglio che fa la differenza è costruttivo prima ancora che formale: sebbene attorno ai nastri di compressione fosse installata una protezione fissa, quella protezione presentava un’apertura di circa 600 millimetri di larghezza per 335 millimetri di altezza. Un varco, non una fessura di ispezione. Un passaggio sufficiente perché un corpo potesse raggiungere le parti mobili.
Il varco che non doveva esistere
Per un ufficio tecnico, il primo segnale è proprio la coppia di dimensioni: 600 per 335 millimetri. Non si tratta di una tolleranza di montaggio o di uno spazio di servizio trascurabile, ma di un’apertura che consente l’accesso diretto a organi in movimento. Il riparo fisso c’era, la volontà di proteggere la macchina era stata formalmente prevista, eppure la conformità alla Regulation 11(1) del Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998 si è infranta su quel rettangolo non schermato.
La sentenza, arrivata sei anni dopo l’infortunio, non ha attenuato la responsabilità: Gill Aggregates Ltd si è dichiarata colpevole e la Snaresbrook Crown Court ha comminato una sanzione di £24.000 oltre ai costi integrali di £43.000. Il punto non è che mancasse un dispositivo di protezione: il dispositivo esisteva, ma era difettoso proprio dove la norma chiede di essere rigorosi. La presenza formale del riparo non ha retto alla verifica della sua efficacia reale.
La norma, i numeri e le sentenze sorelle
La disposizione violata è la Regulation 11(1) del Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998, la stessa contestata in casi analoghi. David Wood Baking Limited, ad esempio, è stata condannata lo scorso 1° settembre 2026 al Medway Court a una multa di £333.333 e a costi di £7.644 per la violazione della medesima norma, come emerge dalla documentazione HSE dedicata ai macchinari e alle attrezzature. Anche in quel caso, il contenzioso riguardava un nastro trasportatore non protetto che ha causato la morte di un lavoratore.
I numeri confermano che il rischio non è residuale. Secondo i dati HSE sulle fatalità nei luoghi di lavoro, il contatto con macchinari in movimento figura tra le principali tipologie di incidenti mortali nel 2025/26, con 10 decessi. La norma esiste, le sanzioni arrivano, e i tribunali applicano la stessa lente tecnica: non basta aver montato un riparo, occorre che quel riparo non presenti aperture che ne annullino la funzione.
Tre cantieri per non arrivare in tribunale
Il caso Gill Aggregates non è isolato. Un grande commerciante di materiali da costruzione è stato multato di oltre 2 milioni di sterline dopo che un lavoratore è stato schiacciato a morte da un pallet di legname del peso di circa tre tonnellate, come riportato dall’annuncio HSE dello scorso marzo. Un’azienda produttrice di manufatti in calcestruzzo ha subito una multa di 160.000 sterline per la morte di un lavoratore rimasto intrappolato durante la pulizia di una linea di produzione, secondo quanto riferito dalla BBC. Il costo del ritardo, in vite e in denaro, è sempre superiore al costo dell’adeguamento.
Da qui tre cantieri operativi. Il primo riguarda chi progetta o fornisce macchinari con protezioni fisse: ogni apertura va verificata dimensionalmente e confrontata con il rischio reale di accesso alle parti mobili. Il secondo tocca chi utilizza le attrezzature: è necessario un audit sulle macchine esistenti, a partire dai nastri di compressione, con misurazione delle aperture e rimozione immediata di ogni varco non conforme. Il terzo impegna chi redige o valuta la documentazione di conformità: le dimensioni delle aperture e la valutazione dell’accesso vanno registrate, non date per scontate,
perché in aula contano i millimetri.
Adeguarsi bene e per tempo non è un costo: è il vantaggio di chi chiude il varco prima che qualcuno lo attraversi. La conformità è un dettaglio dimensionale, e quel dettaglio salva la vita.