Il software e l’ergonomia diventano parametri quantificabili nella progettazione
Dal 2023, chi progetta un sistema di controllo legato alla sicurezza si confronta con un nuovo quadro normativo che ha cambiato le regole del gioco: la quarta edizione dello standard ISO 13849-1:2023 non si limita più a indicare le cinque categorie strutturali ma impone metriche quantitative di affidabilità e prescrizioni chiare per il software e l’ergonomia. Pubblicata nell’aprile 2023, la norma specifica una metodologia completa per la progettazione e l’integrazione delle parti di sistemi di controllo che eseguono funzioni di sicurezza, compresa la progettazione del software. Non si applica invece alla modalità di funzionamento a bassa domanda, come chiarisce il testo ufficiale. Per i costruttori di macchine e per gli RSPP (Responsabili del Servizio di Prevenzione e Protezione) che valutano il fascicolo tecnico, si tratta di un cambiamento tutt’altro che marginale: la nuova edizione ridefinisce il contenuto della presunzione di conformità.
Le novità che cambiano il progetto
Il cuore dell’aggiornamento sta in due aree che fino a ieri erano trattate in modo generico o rimandate ad altre norme. Come ha sottolineato il comunicato CEN-CENELEC del 25 maggio 2023, la versione 2023 della norma (EN ISO 13849-1:2023) include “nuove disposizioni sui requisiti di sicurezza del software” e “sugli aspetti ergonomici della progettazione”. Si tratta di un salto qualitativo: non basta più progettare un’architettura hardware tollerante ai guasti, bisogna dimostrare che il software embedded non introduce modalità di guasto sistematico e che i comandi operatore rispettano criteri ergonomici documentati. La norma è classificata come standard di tipo B, cioè uno standard orizzontale che riguarda aspetti di sicurezza trasversali a tutte le macchine; per questo, come spiegato dal CEN-CENELEC, le sue modifiche si propagano a valanga sugli standard di tipo C specifici (quelli dedicati a presse, robot, macchine per la lavorazione del legno, ecc.). La nuova edizione è stata sviluppata insieme al comitato ISO/TC 199 “Safety of machinery”, garanzia di coerenza con il sistema normativo globale.
Per l’ingegnere che redige il fascicolo tecnico e per il perito che in sede di verifica dovrà accertare la conformità, la conseguenza è immediata: il progetto del sistema di controllo deve integrare, sin dalle fasi iniziali, metriche quantitative per il software (ad esempio la copertura dei test diagnostici) e valutazioni ergonomiche dei dispositivi di comando. Non si tratta di adempimenti burocratici – il messaggio della norma è tecnico e sostanziale. Chi continua a progettare solo per categorie (B, 1, 2, 3, 4) senza calcoli di MTTFd (Mean Time to Dangerous Failure), DCavg (Diagnostic Coverage average) e CCF (Common Cause Failure) rischia di vedersi contestare la completezza dell’analisi dei rischi.
Ma come si è arrivati a questo cambio di passo?
Dalle categorie alla quantificazione
Per capire la portata, bisogna guardare indietro di quasi trent’anni. La ISO 13849-1 ha origine dallo standard europeo EN 954-1 del 1996, che introdusse le cinque categorie strutturali originarie (B, 1, 2, 3, 4). Era un approccio architetturale: bastava scegliere la categoria giusta in base alla gravità del rischio e il progetto era a posto. Nel 2006 la seconda edizione della norma fece un salto quantitativo, introducendo per la prima volta i parametri MTTFd, DCavg e CCF. Da allora il progettista ha dovuto calcolare – non più solo selezionare – l’affidabilità del sistema. La quarta edizione del 2023 completa il percorso: dopo l’hardware, tocca al software e all’interazione uomo-macchina diventare oggetto di prescrizioni verificabili.
Dal punto di vista normativo, il passo successivo è già stato preannunciato: a maggio 2023 il CEN-CENELEC ha comunicato che la EN ISO 13849-1:2023 sarebbe stata presto offerta alla Commissione Europea per la citazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (OJUE) ai fini della Direttiva Macchine 2006/42/CE. Una volta armonizzata, la norma diventerà lo strumento privilegiato per attestare la conformità dei sistemi di controllo. Per i costruttori è il momento di aggiornare i propri processi di progettazione e verifica, perché la nuova edizione non è più una bozza in consultazione: è già in vigore come standard internazionale ed europeo.
Cosa fare per non restare indietro
Detto questo, il costruttore ha una strada chiara. Non serve attendere la pubblicazione in Gazzetta per cominciare ad adeguare i progetti: la norma è disponibile da aprile 2023 e il suo uso anticipato rafforza la presunzione di conformità. In concreto, l’ufficio tecnico deve:
- integrare nei calcoli di affidabilità i requisiti software (copertura diagnostica, test di validazione, gestione dei guasti sistematici);
- documentare le scelte ergonomiche relative a pulsantiere, comandi a due mani, dispositivi di abilitazione;
- aggiornare il fascicolo tecnico con le nuove metriche, senza aspettare che un ente di certificazione lo richieda.
Il messaggio è costruttivo: chi si adegua subito non solo evita future contestazioni in sede di verifica o in caso di sinistro, ma migliora la sicurezza reale del prodotto. Per un perito o un avvocato che si trovi a valutare un incidente, la presenza di queste metriche nel fascicolo tecnico è un indicatore forte della diligenza del costruttore. In un contesto in cui la responsabilità da prodotto e la posizione di garanzia dell’RSPP sono sempre più sotto la lente, investire nella conformità sostanziale – quella che va oltre la carta – è la scelta più lungimirante.
Fonte: iso.org