Vai al contenuto
I progettisti devono seguire la norma ISO 13850

I progettisti devono seguire la norma ISO 13850

La ISO 13850:2015 disciplina l'arresto di emergenza nelle macchine. Costruttori, datori di lavoro e manutentori devono conoscerla per garantire la sicurezza.

Il gesto istintivo del pulsante rosso a fungo è regolato da criteri progettuali precisi

Immaginiamo un operaio che, in un frangente di pericolo, schiaccia istintivamente il pulsante rosso a fungo. Quel gesto, che sembra banale, è in realtà disciplinato da regole precise, codificate nella norma ISO 13850:2015. Si tratta del cosiddetto kill switch, o più formalmente emergency stop (E‑stop): un meccanismo di sicurezza progettato per spegnere i macchinari in emergenza quando non possono essere spenti nel modo normale, interrompendo l’operazione il più rapidamente possibile, anche a costo di danneggiare l’attrezzatura. La ISO 13850:2015 specifica i requisiti funzionali e i principi di progettazione per la funzione di arresto di emergenza su qualsiasi macchina, indipendentemente dal tipo di energia utilizzata. Per RSPP, uffici tecnici dei costruttori, periti e avvocati, conoscere il contenuto di questa norma è il presupposto per valutare la conformità di un impianto e per non trovarsi impreparati di fronte a un infortunio.

Il pulsante che salva la vita

L’arresto di emergenza è un dispositivo familiare, ma la sua progettazione è tutt’altro che semplice. La ISO 13850:2015 – terza edizione, pubblicata già nel novembre 2015 – ha sostituito la precedente versione del 2006 e fissa i criteri che ogni costruttore deve rispettare. La norma è stata confermata dopo una revisione sistematica nel dicembre 2020 e, lo scorso marzo 2026, si è chiusa una nuova revisione sistematica (periodo 2025‑2026) che potrebbe portare a un aggiornamento. Da un punto di vista tecnico-legale, la conformità a questo standard è spesso il parametro che la magistratura utilizza per verificare se il costruttore ha adempiuto al proprio obbligo di progettazione sicura. Ma cosa dice esattamente la norma? E perché è stato necessario aggiornarla?

L’evoluzione di uno standard

Per rispondere, bisogna ripercorrere la storia recente della ISO 13850. La terza edizione del 2015 ha introdotto chiarimenti importanti: ad esempio, la norma non si applica a macchine in cui un arresto di emergenza non ridurrebbe il rischio, né a macchine portatili o azionate a mano. Si tratta di esclusioni logiche, ma spesso sottovalutate nei fascicoli tecnici. La ISO 13850 è classificata come standard internazionale di sicurezza di tipo‑B2, intitolato “Safety of Machinery — Emergency Stop Function — Principles for Design”. Per chi opera anche in contesti nordamericani, è utile confrontare questo standard con le norme ANSI in materia, che presentano alcune differenze nei requisiti di attuazione. La conferma del 2020 ha dimostrato che i principi generali restano solidi, ma la revisione in corso indica che il settore è in evoluzione, con possibili affinamenti legati all’elettronica di bordo e ai sistemi di controllo programmabili. Resta da chiedersi: quali sono le implicazioni pratiche per chi progetta, utilizza o manutiene una macchina?

Le tre lezioni per la sicurezza

Dalla ISO 13850:2015 emergono tre insegnamenti operativi, rivolti a soggetti diversi della filiera della sicurezza.

Primo: per i costruttori. La funzione di arresto di emergenza deve essere progettata in modo da interrompere l’operazione il più rapidamente possibile, essere azionata semplicemente e rapidamente (anche da un operatore in stato di panico) e rimanere efficace indipendentemente dal tipo di energia. Il progettista deve quindi prevedere un circuito elettrico (o meccanico) a comando positivo, con contatti forzati, e garantire che il riarmo non avvenga automaticamente. Lo scopo della funzione di arresto di emergenza è, come recita il testo dello standard, “avert actual or impending emergency situations arising from the behaviour of persons or from an unexpected hazardous event”. In sede di redazione del fascicolo tecnico, l’architettura dell’E‑stop va documentata con chiarezza, indicando il livello di performance (PL) secondo ISO 13849‑1 o il SIL secondo IEC 62061.

Secondo: per i datori di lavoro e gli RSPP. La norma impone di verificare che la macchina sia effettivamente dotata di arresto di emergenza laddove il rischio lo richieda. Non tutte le macchine ne hanno bisogno: la ISO 13850 esclude espressamente quelle per cui l’arresto di emergenza non ridurrebbe il rischio (ad esempio, una macchina che già si arresta automaticamente in condizioni di pericolo) e le macchine portatili o azionate a mano. Il datore di lavoro deve, in fase di acquisto o di valutazione dei rischi, accertare che il costruttore abbia correttamente applicato l’esclusione. In caso contrario, l’assenza di un pulsante di emergenza su una macchina che ne avrebbe bisogno costituisce una non conformità grave, che può configurare una posizione di garanzia e, in caso di infortunio, un nesso causale con la condotta omissiva.

Terzo: per i manutentori e i verificatori periodici. L’arresto di emergenza deve essere mantenuto funzionante e non deve essere bypassato. Durante le operazioni di manutenzione, è frequente che i segnali dell’E‑stop vengano disabilitati per comodità: una pratica pericolosa e contraria alla norma. Il responsabile della manutenzione deve prevedere controlli periodici (ad esempio, la verifica del corretto riarmo e della segnalazione di intervento) e registrare gli esiti nel libretto di manutenzione. La ISO 13850 non impone una frequenza specifica, ma richiede che la funzione sia progettata per resistere a guasti e manomissioni. In sede di verifica ispettiva – da parte dell’ASL o di un ente di certificazione – la mancanza di tali controlli è spesso il primo elemento contestato.

Chiude il quadro un monito costruttivo. L’arresto di emergenza non è un optional, ma un dispositivo la cui progettazione è disciplinata da norme precise: conoscerle è il primo passo per non trovarsi impreparati in un’emergenza. La ISO 13850:2015, con la revisione in corso, rimane il punto di riferimento per chiunque operi nel settore del macchinario industriale, dalla progettazione alla manutenzione. Per il perito forense, saper applicare i suoi principi significa poter distinguere tra un evento accidentale e una responsabilità oggettiva del costruttore o del datore di lavoro.

Fonte: iso.org

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari.