Dal 1° gennaio 2026 l’INAIL è autorizzato a rivedere le aliquote di oscillazione e i contributi bonus: le aziende con il più basso indice di sinistrosità possono ottenere sconti dal 14% al 37%, mentre per le posizioni assicurative territoriali senza un indice significativo la riduzione fissa del tasso è stata elevata dal 5% al 13%. Peccato che, stando alla relazione annuale Inail 2025, l’anno scorso si sia chiuso con 98.312 denunce di malattie professionali, il dato più alto degli ultimi 26 anni, e con una diffusa mancata denuncia degli infortuni che svuota di senso il calcolo del premio. Chi premiamo davvero?
Lo sconto che premia i virtuosi (e chi resta fuori)
I fatti, prima di tutto. L’articolo 1 autorizza l’INAIL, a decorrere dal 1° gennaio 2026 e nel rispetto dell’equilibrio della gestione tariffaria, alla revisione delle aliquote per l’oscillazione in bonus per andamento infortunistico e dei contributi INAIL in agricoltura. Si tratta di un meccanismo pensato per incentivare la riduzione degli infortuni sui luoghi di lavoro e premiare i datori di lavoro virtuosi: il Ministero del Lavoro conferma che, sempre dal 1° gennaio 2026, l’INAIL è autorizzato a rivedere le aliquote di oscillazione e i contributi in bonus legati all’andamento infortunistico. Sono escluse dal beneficio le aziende che negli ultimi due anni hanno riportato sentenze definitive di condanna per violazioni gravi in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sulla carta, il premio è rilevante: secondo i Consulenti del Lavoro, le agevolazioni variano dal 14% al 37%, con le percentuali più elevate riconosciute alle aziende che presentano i migliori risultati in termini di sicurezza e il più basso livello di sinistrosità. Per le posizioni assicurative territoriali senza un indice di sinistrosità significativo, la riduzione fissa del tasso è stata elevata dal 5% al 13%. Ma il meccanismo regge solo se i numeri raccontano la realtà. Cosa succede quando le denunce non arrivano?
Il paradosso delle malattie professionali: record di denunce, crollo delle certezze
La domanda non è retorica. I dati INAIL 2025 mostrano un andamento schizofrenico. Nel 2025 le denunce di infortunio sono state 600 mila, in aumento dell’1,2% rispetto alle quasi 594 mila del 2024, cioè 7 mila casi in più. Le denunce di infortunio con esito mortale sono state 1.198, in diminuzione del 3,3% rispetto alle 1.239 del 2024. Fin qui, una lettura apparentemente rassicurante. Poi si passa alle malattie professionali: 98.312 denunce protocollate, in aumento dell’11,3% rispetto alle 88.338 del 2024 e con un +60,6% rispetto al 2019, l’anno che precede la pandemia. Il dato del 2025, secondo i dati INAIL, è il più alto degli ultimi 26 anni e quadruplica i valori registrati nel 2000. Per 98.312 denunce si contano 63.136 lavoratori coinvolti, con un aumento dell’8,8% rispetto ai 58.038 del 2024.
Ed è qui che il meccanismo mostra il fianco. Nella memoria depositata dalla CGIL in sede di audizione sul decreto, si osserva che la riduzione dei premi alle aziende “virtuose” non è necessariamente un’azione di prevenzione, perché è ancora molto diffuso il fenomeno della mancata denuncia degli accadimenti da parte delle aziende e anche dei lavoratori, soprattutto quelli altamente ricattabili a causa delle loro condizioni individuali. Il problema, esteso esplicitamente anche alla riduzione dei premi in agricoltura, è che un incentivo legato all’andamento infortunistico dichiarato rischia di premiare chi nasconde meglio, non chi previene davvero.
L’Italia “più sicura” d’Europa? La provocazione dei numeri
Il confronto europeo aggiunge un’altra increspatura. Secondo Eurostat, nel 2023 si sono registrati oltre 2,8 milioni di infortuni sul lavoro non mortali nell’Unione europea, in calo del 5% rispetto al 2022. Ma se i numeri nazionali sono distorti dalla sotto-denuncia, le classifiche di virtuosità perdono valore. Nel 2022, Eurostat ha rilevato un tasso italiano di 96,8 infortuni ogni 10.000 occupati, a fronte di una media europea di 134,2. Paesi come Francia, Spagna e Germania presentano valori nettamente più alti: rispettivamente 245,4, 237,1 e 153,5 ogni 10.000 occupati. Un’Italia apparentemente più sicura, quindi, ma il confronto solleva un dubbio: quei numeri fotografano una migliore prevenzione o una minore emersione dei rischi?
Il vero premio alla sicurezza deve essere legato alla capacità di far emergere i rischi, non solo di prezzare il dichiarato. Il futuro del bonus INAIL dipende da un sistema di denuncia affidabile e da una prevenzione che guardi alle malattie professionali tanto quanto agli infortuni. Altrimenti il calcolo dal 14% al 37% resterà una promessa sulla carta, appesa a numeri che non possiamo ancora considerare del tutto veritieri.