La nuova normativa impone di dimostrare l’accessibilità cognitiva delle interfacce uomo-macchina
L’8 giugno 2026 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea è comparso un richiamo tecnico che non passerà inosservato a progettisti, installatori e responsabili della sicurezza. Alla pagina 75 del fascicolo di serie S2, tra le voci di un lungo elenco di atti e comunicazioni, si legge: “DISABILITA COGNITIVA – ADEGUAMENTI NECESSARI”. Un’intestazione stringata, ma che segna l’ingresso in vigore di un nuovo standard per la certificazione delle macchine. Da oggi, chi progetta, costruisce o mette in servizio un macchinario destinato al mercato europeo deve confrontarsi con un requisito aggiuntivo: l’accessibilità cognitiva non è più solo una buona pratica, ma un obbligo di prova.
Il segnale in Gazzetta
Il riferimento pubblicato l’8 giugno 2026 non è un avviso generico. È la concretizzazione di un percorso normativo avviato con l’European Accessibility Act e proseguito con il regolamento di esecuzione (UE) 2023/1695, che già imponeva requisiti di accessibilità per le macchine immesse sul mercato. Ora, con l’entrata in vigore del regolamento di esecuzione (UE) 2026/693 della Commissione, datato 19 marzo 2026, quelle specifiche di prova vengono integrate con nuove misure dedicate proprio alle persone con disabilità cognitive. Il termine “adeguamenti necessari” non è un invito, ma un’indicazione prescrittiva: i costruttori devono aggiornare la documentazione tecnica, i fascicoli di sicurezza e, soprattutto, le procedure di verifica per garantire che i loro prodotti siano utilizzabili anche da utenti con limitazioni cognitive.
Cosa cambia con il nuovo regolamento
Per capire l’impatto concreto del regolamento (UE) 2026/693 bisogna guardare al suo oggetto: modifica il regolamento (UE) 2023/1695 “per quanto riguarda nuove specifiche di prova”. Fino a oggi, le prove di accessibilità si concentravano principalmente su barriere fisiche e sensoriali: distanze di sicurezza, segnali uditivi e visivi, contrasto dei display. Con il nuovo atto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’8 giugno 2026, si introduce una dimensione cognitiva. Cosa significa in pratica? Che gli organi di comando, le interfacce uomo-macchina e le sequenze operative devono essere progettate in modo da essere comprese e gestite da persone con ridotta capacità di attenzione, memoria di lavoro limitata o difficoltà di apprendimento. Non si tratta di aggiungere un’etichetta in più, ma di ripensare l’interazione con la macchina. Un esempio che ogni progettista può immaginare: un pannello di controllo con venti pulsanti tutti uguali, nessuna gerarchia visiva, simboli ambigui – quel pannello oggi potrebbe non superare la prova. Il regolamento non dice esattamente come fare, ma stabilisce che il costruttore deve dimostrare, attraverso specifiche di prova armonizzate, che il prodotto è accessibile anche sotto il profilo cognitivo. Le norme tecniche di supporto sono ancora in fase di aggiornamento (ci si attende che il CEN e il CENELEC producano presto linee guida dedicate), ma l’obbligo è già in vigore: chi certifica una macchina oggi deve includere nella valutazione dei rischi anche l’analisi dei carichi cognitivi.
Come adeguarsi concretamente
La domanda che ogni progettista, installatore e RSPP si pone è: cosa devo fare per essere conforme? Partiamo dal presupposto che il regolamento 2026/693 non introduce nuovi metodi di prova già dettagliati a livello di norma, ma rimanda a specifiche in via di definizione. Questo crea un margine di incertezza che, però, non è una scusa per rimandare. La strada più sicura è allinearsi ai principi generali della progettazione centrata sull’utente, già indicati dalla norma EN ISO 9241-210 e dal quadro dell’European Accessibility Act. In particolare, per l’accessibilità cognitiva, occorre lavorare su tre fronti.
Primo: semplificare le interfacce. Ridurre il numero di comandi visibili contemporaneamente, raggruppare le funzioni per logica operativa, usare icone standard internazionali (tipo ISO 7001) con testo semplice abbinato. Un buon test: chiedere a una persona che non conosce la macchina di eseguire un ciclo base senza istruzioni scritte. Se fallisce, il progetto va rivisto.
Secondo: prevedere supporti alla comprensione. Messaggi di errore in linguaggio chiaro, sequenze guidate, feedback immediato per ogni azione. Per le macchine con movimenti pericolosi, questo si traduce anche in un ripensamento dei segnali di avvertimento: non basta un lampeggiante rosso, serve una segnalazione che indichi esplicitamente cosa fare (ad esempio “Attendere arresto completo prima di aprire il riparo”).
Terzo: coinvolgere gli utilizzatori finali nella validazione. Il regolamento non lo impone esplicitamente, ma una buona prassi raccomandata è testare l’interfaccia con un campione di utenti che includa persone con disabilità cognitive. Le associazioni di categoria e gli enti di certificazione, come IMQ o TÜV, stanno già preparando guide operative per facilitare questo passaggio.
Dal punto di vista documentale, il fascicolo tecnico della macchina dovrà contenere una sezione dedicata all’accessibilità cognitiva, con l’elenco delle prove effettuate e i risultati ottenuti. Chi ha già una marcatura CE basata sul vecchio regolamento 2023/1695 dovrà valutare se le modifiche sostanziali introdotte dal 2026/693 richiedono una nuova certificazione. In generale, per i prodotti già in commercio, l’obbligo scatta al momento di eventuali modifiche o al rinnovo della valutazione. Attenzione: la Commissione Europea ha chiarito che le nuove specifiche di prova si applicano anche alle macchine immesse in serie dopo la data di entrata in vigore, quindi nessuna deroga per i modelli esistenti.
L’adeguamento richiede metodo e un po’ di sperimentazione, ma non va visto come un ostacolo. Al contrario, progettare per l’accessibilità cognitiva significa allargare la base di utenti, ridurre gli errori operativi e, in ultima analisi, aumentare la sicurezza. Una macchina che chiunque può capire e usare in modo corretto è una macchina che genera meno infortuni e meno fermi produzione. Il cammino verso l’inclusività è tracciato: sta a noi percorrerlo con metodo, aggiornando la cassetta degli attrezzi tecnici e normativi.