La seconda edizione della norma, confermata nel 2025, aggiorna i valori per le distanze di sicurezza degli arti
Un operaio infila il braccio in una pressa per sbloccare un pezzo incastrato. Il gesto è automatico, ma il tempo di reazione – frazioni di secondo – non basta. La distanza di sicurezza era stata dimensionata secondo un’edizione precedente della norma, non più aggiornata. Il braccio resta intrappolato. È uno scenario che i periti della sicurezza incontrano spesso: calcoli basati su dati superati. La risposta arriva dalla norma ISO 13857:2019, la seconda edizione pubblicata nell’ottobre 2019 e confermata nel marzo 2025, che stabilisce i valori per le distanze di sicurezza per impedire il raggiungimento di zone pericolose da parte degli arti superiori e inferiori.
Il caso che non doveva accadere
Immaginate un reparto produttivo di medie dimensioni: una macchina per lo stampaggio a iniezione, una protezione fissa laterale, un’apertura per il caricamento del materiale. Durante un’operazione di sblocco, un operatore allunga l’avambraccio oltre la griglia per rimuovere un residuo di materia prima. Il calcolo della distanza di sicurezza tra l’apertura e l’area di pericolo era stato effettuato anni prima, sulla base di un’edizione superata. Il braccio penetra oltre il limite consentito e la pressa si chiude. Non si contano gli infortuni simili nei verbali di accertamento dell’organo di vigilanza. Perché le distanze non erano corrette? La risposta non sta in un errore di calcolo, ma nell’aggiornamento dei riferimenti normativi che definiscono come e quanto lontano una persona può sporgersi oltre una protezione.
Cosa è cambiato con la ISO 13857:2019
La ISO 13857:2019, sviluppata dal comitato tecnico ISO/TC 199 (Safety of machinery) e classificata sotto il codice ICS 13.110 (Sicurezza dei macchinari), specifica i valori di distanza di sicurezza che impediscono a una persona di raggiungere una zona pericolosa con gli arti superiori o inferiori. La norma copre persone di età pari o superiore a 14 anni, prendendo a riferimento il 5° percentile di statura, che per i quattordicenni è di circa 1 400 mm. Per il solo raggiungimento attraverso aperture con gli arti superiori, la norma fornisce indicazioni anche per bambini oltre i 3 anni (5° percentile di statura circa 900 mm). Si tratta della seconda edizione, pubblicata nell’ottobre 2019 e confermata a marzo 2025, il che significa che il documento è tuttora corrente e deve essere applicato come best practice riconosciuta.
Un aspetto spesso trascurato riguarda i limiti intrinseci della prescrizione. La stessa norma riconosce che, poiché le distanze di sicurezza dipendono dalla corporatura, alcune persone di dimensioni estreme potranno comunque raggiungere le zone pericolose anche quando tutti i requisiti sono soddisfatti. Inoltre, la sola distanza non mitiga pericoli di altra natura come radiazioni, rumore o calore: per questi servono provvedimenti complementari, ad esempio barriere di tipo diverso o dispositivi di protezione individuale. Il progettista e il datore di lavoro devono quindi leggere la ISO 13857:2019 come uno strumento necessario ma non sempre sufficiente, da integrare con una valutazione dei rischi specifica per la macchina e per l’ambiente di lavoro.
Tre lezioni per non sbagliare più
1. Per il costruttore (progettista della macchina). Il fascicolo tecnico deve basarsi sui valori della seconda edizione del 2019, non sulla versione del 2008 o su dati desueti. La distanza di sicurezza va calcolata in funzione del tipo di apertura (fenditura, foro, spazio irregolare) e della parte del corpo che vi può accedere. Se la macchina prevede protezioni fisse, occorre verificare che le distanze siano conformi anche alle indicazioni della ISO 14120:2015 (guarde associate), dove applicabile. Il progettista deve inoltre documentare il metodo di calcolo e la fonte normativa utilizzata, in modo da dimostrare la corretta applicazione dello stato dell’arte in caso di verifica da parte di un ente di certificazione o di un consulente tecnico d’ufficio.
2. Per il datore di lavoro (RSPP, ufficio tecnico interno). La valutazione dei rischi dei macchinari installati prima del 2019 va aggiornata, confrontando le distanze effettivamente presenti con quelle della ISO 13857:2019. Non basta possedere una dichiarazione di conformità originale se la norma di riferimento è cambiata. In pratica, si deve misurare la distanza tra la protezione e la zona pericolosa e confrontarla con le tabelle della norma. Se risulta inferiore, si possono adottare misure compensative: estensione delle barriere, inserimento di sensori di presenza, limitazione degli accessi non autorizzati. La conferma del 2025 rafforza il dovere di aggiornamento: l’adeguamento non è un onere facoltativo ma un preciso obbligo di posizione di garanzia.
3. Per il manutentore e il service. Durante le operazioni di manutenzione ordinaria o straordinaria, le distanze di sicurezza possono essere alterate: ad esempio quando si sostituisce una protezione con un modello di dimensioni differenti o si modifica l’apertura per il passaggio di materiali. Il manutentore deve verificare che, a intervento concluso, la distanza sia ancora conforme alla ISO 13857:2019. Ogni modifica al sistema di protezione deve essere tracciata e rivalutata dal servizio di prevenzione e protezione aziendale. Anche un piccolo scostamento – pochi centimetri – può vanificare la protezione e generare un nesso causale in caso di infortunio.
La lezione complessiva è che la norma ISO 13857:2019, pur con i suoi limiti (persone di dimensioni estreme, pericoli non legati al contatto meccanico), costituisce il riferimento obbligato per chiunque operi su macchine industriali. Verificare le distanze secondo l’ultima edizione non è burocrazia: è prevenzione. Un braccio in meno significa una vita in più.
Fonte: iso.org