Vai al contenuto
Emissioni in atmosfera: concentrazione, portata e carico massico sono tre dati diversi

Emissioni in atmosfera: concentrazione, portata e carico massico sono tre dati diversi

Per comprendere un’emissione industriale non basta conoscere il valore misurato al camino. Occorre sapere quanta aria viene movimentata, quanta sostanza trasporta e in quali condizioni opera il processo produttivo.

Un numero può essere corretto, ma raccontare solo una parte del problema

Quando un’impresa industriale deve verificare le proprie emissioni, modificare un’aspirazione o valutare un sistema di abbattimento, il primo riferimento è spesso la concentrazione misurata al camino. Per responsabili ambientali, progettisti e gestori degli stabilimenti è il dato più immediato, perché permette il confronto con il limite autorizzativo nelle condizioni previste, ma da solo non dice quanta sostanza venga effettivamente trasportata nell’unità di tempo.

Per interpretare ciò che accade tra processo produttivo, captazione e camino, anche quando l’impianto lavora in regimi diversi dalla produzione ordinaria, servono tre grandezze distinte: portata, concentrazione e carico massico. Leggerle insieme è importante quando si valutano conformità, modifiche impiantistiche e investimenti, perché emissioni che sembrano simili possono richiedere decisioni molto diverse.

La portata: quanta aria deve essere movimentata

La portata indica il volume di gas che attraversa una determinata sezione nell’unità di tempo, e può descrivere l’aria aspirata da una linea di verniciatura, i fumi di un forno o il flusso destinato al trattamento. Da questo dato dipendono in buona parte le sezioni dei condotti, le perdite di carico, i ventilatori e le dimensioni delle apparecchiature, tanto che anche una corrente poco concentrata può richiedere apparecchiature importanti se la portata è elevata.

Spesso si sottovaluta poi la differenza tra portata espressa in metri cubi effettivi e portata espressa in normal metri cubi. Il volume varia con temperatura e pressione, per cui un gas caldo può occupare più spazio dello stesso gas alle condizioni normali di riferimento.

La distinzione è indispensabile per confrontare correttamente i dati e dimensionare l’impianto. Un valore di concentrazione espresso in mg/Nm³, per esempio, va abbinato a una portata espressa sulla stessa base di riferimento, mentre la portata effettiva resta fondamentale per conoscere le velocità reali nei condotti e l’ingombro del sistema. Le due informazioni non sono intercambiabili, anche se si riferiscono allo stesso flusso.

La concentrazione: quanto inquinante è presente nel gas

La concentrazione esprime la quantità di una determinata sostanza presente in un volume di gas. È il parametro normalmente utilizzato per valutare il rispetto dei limiti emissivi, purché siano rispettate le condizioni di riferimento e le modalità di verifica applicabili, ma da sola non permette di stabilire quanta sostanza venga effettivamente emessa nell’unità di tempo.

Altrettanto importante è la rappresentatività della misura, perché nei processi industriali le emissioni non sono necessariamente costanti. Una linea di verniciatura alterna applicazione, essiccazione, lavaggio e cambi prodotto, e in ciascuna fase possono cambiare portata e concentrazione. Una media corretta nel periodo campionato non descrive per forza tutte le condizioni di esercizio, ed è per questo che occorre sapere in quale regime produttivo è stata effettuata la misura.

Il carico massico: quanta sostanza viene realmente trasportata

Il carico massico, o più precisamente la portata massica dell’inquinante, indica quanta sostanza attraversa una sezione nell’unità di tempo e si esprime normalmente in kg/h oppure, per emissioni meno concentrate, in g/h. È la grandezza che mette in relazione concentrazione e portata.

Prendiamo due stabilimenti con la stessa concentrazione al camino e portate diverse, ipotizzando che i dati siano riferiti alle stesse condizioni di normalizzazione.

Stabilimento AStabilimento B
Portata10.000 Nm³/h50.000 Nm³/h
Concentrazione80 mg/Nm³80 mg/Nm³
Carico massico0,8 kg/h4,0 kg/h

A uguale concentrazione, lo stabilimento B trasporta cinque volte la massa oraria dello stabilimento A, e di conseguenza cambia la quantità da trattenere, trasformare o recuperare nel trattamento.

Figura 1, stessa concentrazione ed emissioni diverse: lo stabilimento A con portata di 10.000 Nm³/h e lo stabilimento B con 50.000 Nm³/h, entrambi a 80 mg/Nm³, hanno un carico massico di 0,8 kg/h e 4,0 kg/h, cinque volte maggiore

Il carico, inoltre, deve riferirsi alla stessa sostanza o allo stesso parametro analitico. I chilogrammi di carbonio organico, per esempio, non equivalgono automaticamente ai chilogrammi della miscela di solventi che li contiene.

Quando la diluizione modifica la lettura dell’emissione

La diluizione mette in luce un’altra differenza decisiva. Se una corrente viene miscelata con aria priva dell’inquinante la concentrazione diminuisce, ma la massa trasportata ogni ora resta invariata, in assenza di rimozione, trasformazione o perdite. Una concentrazione più bassa non corrisponde perciò necessariamente a una riduzione del carico emissivo.

Il tema emerge anche quando si modificano le aspirazioni. Aumentare la quantità di aria movimentata può essere necessario per captare meglio le emissioni alla sorgente o per garantire adeguate condizioni di sicurezza, ma una portata maggiore comporta generalmente anche un impegno maggiore del sistema di ventilazione e di trattamento.

Figura 2, la diluizione cambia la concentrazione ma non la massa: aggiungendo 10.000 Nm³/h di aria pulita a una corrente di 10.000 Nm³/h a 100 mg/Nm³ si ottengono 20.000 Nm³/h a 50 mg/Nm³, con carico invariato di 1 kg/h

Per valutare l’effetto dell’intervento, insomma, la sola concentrazione al camino non basta. La diluizione, infine, non può essere usata per aggirare le condizioni previste dalla normativa e dalle autorizzazioni ambientali.

Il camino non racconta tutto quello che avviene nello stabilimento

Al camino si misura il flusso convogliato e, quando previsto, se ne verifica la conformità autorizzativa, ma il processo può generare emissioni in punti diversi. Una parte degli inquinanti può essere captata e convogliata, un’altra recuperata o trattenuta nei prodotti e nei residui di lavorazione, e possono verificarsi anche emissioni diffuse, che i sistemi di aspirazione non intercettano.

Il dato al camino è quindi solo una parte del bilancio complessivo, e la distinzione diventa concreta quando si valuta un intervento di captazione. Intercettare meglio un’emissione diffusa può aumentare la massa convogliata al camino senza che il processo abbia generato più inquinante. Al contrario, se sono cambiati i punti di aspirazione o le quote disperse nell’ambiente, una riduzione del carico misurato in un condotto non dimostra di per sé che l’emissione complessiva sia diminuita. Per interpretare correttamente il risultato bisogna conoscere il confine del sistema osservato.

Ragionare sul bilancio complessivo è particolarmente utile nei processi che utilizzano solventi, ma vale anche per molte altre attività industriali. Confrontare input, recuperi, residui ed emissioni aiuta a leggere il dato al camino nel suo contesto e permette di individuare interventi sulle cause dell’emissione, oltre che sul trattamento finale.

Perché questi tre dati influenzano le scelte industriali

Le tre grandezze orientano decisioni differenti. La portata incide su dimensioni e consumi di movimentazione, la concentrazione descrive quanto inquinante è presente nel gas e il carico massico quantifica la sostanza da gestire ogni ora. Nessuna delle tre, però, basta da sola.

Servono anche la composizione chimica, la temperatura, l’umidità, l’eventuale presenza di aerosol o polveri, la variabilità produttiva e gli obiettivi dell’intervento. I picchi possono incidere su sicurezza e prestazioni anche quando le medie sono contenute, e anche a parità di massa portate, composizioni o regimi diversi possono richiedere trattamenti differenti.

Per questo la scelta di un sistema di abbattimento non dovrebbe partire dal nome della tecnologia disponibile, ma dalla comprensione del processo che genera l’emissione.

Leggere insieme i tre dati

Un impianto di abbattimento non tratta un valore isolato di laboratorio, ma un flusso reale, prodotto da attività industriali e soggetto a variazioni operative.

La concentrazione serve a valutare il livello dell’inquinante, la portata descrive il gas movimentato e il carico massico quantifica la massa nell’unità di tempo. Leggerle insieme permette di passare dal singolo valore alla comprensione dell’emissione.

La domanda, quindi, non è soltanto se la concentrazione rispetti il limite previsto, ma quanta sostanza venga trasportata e in quali condizioni. È da qui che comincia una valutazione corretta.

Articolo originale di Davide Pasini, redatto sulla base della sua esperienza nella progettazione e nell’analisi di impianti per il controllo delle emissioni industriali. Revisione editoriale a cura di Osservatorio Industria

Davide Pasini - Ingegnere progettista specializzato in emissioni atmosferiche e odori industriali
Scritto da Davide Pasini - Ingegnere progettista specializzato in emissioni atmosferiche e odori industriali

Davide Pasini si occupa dal 2010 dell'analisi e della progettazione di sistemi di captazione, ventilazione e abbattimento per polveri, fumi, composti organici volatili e sostanze odorigene, affiancando le aziende nella diagnosi delle sorgenti emissive e nella scelta delle soluzioni più efficaci. Il suo approccio parte dalla conoscenza del processo industriale, dalla caratterizzazione dell'emissione e dal bilancio di massa, prima della selezione della tecnologia di trattamento. È autore del progetto tecnico-divulgativo Ingegneria Emissioni, autore e coautore di pubblicazioni specialistiche e relatore in convegni nazionali e internazionali sui temi delle emissioni industriali e della mitigazione degli odori.