Vai al contenuto
Bastano due metri per far decollare l'eliambulanza
Richiami & incidenti 55 minuti fa

Bastano due metri per far decollare l’eliambulanza

Cadute dall’alto causano il 58,3% dei decessi in edilizia; in agricoltura prevale lo scivolamento.

Tre metri e mezzo in un cantiere, circa due metri da un ulivo. Non sono altezze da grattacielo, eppure nei giorni scorsi sono bastate a far decollare due volte l’eliambulanza nel Piceno. Come ha ricostruito Il Resto del Carlino nella sua cronaca, un operaio di 60 anni è precipitato durante i lavori in contrada San Vincenzo ad Acquaviva Picena, mentre a Grottammare una donna di 71 anni è caduta da un albero in contrada Bore Tesino. Per chi lavora in quota, o progetta e gestisce lavori in quota, la lezione è questa: il pericolo non comincia a dieci metri. Comincia appena i piedi si staccano da terra.

Tre metri e mezzo, due metri: quando l’altezza inganna

Ad Acquaviva Picena l’operaio, residente a San Benedetto del Tronto, era impegnato nella realizzazione del solaio quando è precipitato da circa tre metri e mezzo. Ha riportato traumi e sospette fratture. È rimasto sempre vigile, ma i sanitari hanno disposto il trasferimento in codice rosso all’ospedale di Torrette, raggiunto in eliambulanza. Le cause dell’infortunio sono ancora da chiarire: se ne stanno occupando il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spsal) di Ascoli e i carabinieri della compagnia di San Benedetto, ciascuno per le proprie competenze.

Pochi chilometri più in là, a Grottammare, lo scenario cambia completamente: niente ponteggi né casseforme, ma un uliveto. La donna di 71 anni è caduta da circa due metri ed è stata anche lei trasferita in eliambulanza all’ospedale di Ancona. Secondo la cronaca locale è la terza caduta da un albero in pochi giorni nel territorio, e due di queste sono avvenute proprio nella cittadina rivierasca. Un cantiere edile e un campo di ulivi, due contesti che sembrano non avere nulla in comune. La dinamica, però, è la stessa. È un caso, o è uno schema?

Il difetto ricorrente: perché si cade ancora

I numeri rispondono senza troppe ambiguità: la caduta è la firma ricorrente del rischio. Secondo l’Inail, ripreso da un’analisi sugli infortuni nei cantieri, le cadute dall’alto o in profondità restano la principale causa di morte in edilizia e pesano per il 58,3% sul totale degli incidenti registrati. Più di un decesso su due, in altre parole, ha alla radice lo stesso meccanismo: una protezione assente, inadeguata o non usata nel momento in cui serviva.

In campagna il quadro non è diverso. Nel triennio 2022-2024, sempre secondo il rapporto Inail sull’agricoltura, la causa più frequente di infortunio è lo scivolamento o l’inciampo con caduta, pari al 27,1% dei casi. È un dato che chi coltiva in proprio tende a sottovalutare: una scala appoggiata male a un tronco, un ramo che cede, un terreno in pendenza bastano a trasformare la potatura o la raccolta delle olive in un intervento del 118.

Su questo sfondo il quadro generale va letto con attenzione, distinguendo il livello nazionale da quello regionale. Le denunce di infortunio presentate all’Inail nei primi otto mesi del 2026, al netto degli studenti, sono state 285.811, il 5,1% in più rispetto alle 271.976 dello stesso periodo del 2025. Nelle Marche, stando ai dati regionali diffusi dalla Tgr, tra gennaio e luglio 2026 gli infortuni denunciati sono stati 10.134, l’1% in più dell’anno precedente, mentre i morti sul lavoro sono stati tredici, tre in meno rispetto ai primi sette mesi del 2025. Il calo delle vittime è un segnale positivo, ma non autorizza ad abbassare la guardia: il volume complessivo degli infortuni continua a crescere. E se un difetto è così noto e misurato, la questione si sposta su chi deve intervenire e dove concentrare i controlli.

Dalla conta alla prevenzione: controlli dove si ricostruisce

Se cantieri e campagne condividono lo stesso rischio, dove si gioca davvero la partita della prevenzione? Gregorio Cappelli ha chiesto un impegno diretto dell’ente locale: «è necessario che l’amministrazione comunale faccia tutto ciò che rientra nelle proprie competenze e si attivi per favorire una maggiore attenzione alla sicurezza dei lavoratori», si legge nell’appello rilanciato dal quotidiano. Cappelli ha anche precisato il senso della richiesta: «Non si tratta di attribuire responsabilità prima che siano accertate, ma di mettere in campo ogni iniziativa utile a prevenire nuovi incidenti». Una distinzione corretta, perché sul caso di Acquaviva Picena gli accertamenti sono ancora in corso.

Dal fronte sindacale arriva un tono più netto. Nell’allarme lanciato dalla Cgil si legge: «Non è più tollerabile andare avanti in questo modo: non possiamo continuare a registrare incidenti che mettono a rischio la salute e l’incolumità di chi ogni giorno lavora nei cantieri». Graziano Gorla indica dove intervenire: per lui è indispensabile intensificare i controlli sul rispetto delle norme di sicurezza nell’area del Sisma 2016, dove sono attivi migliaia di cantieri legati alla ricostruzione. È lì che si concentra il maggior numero di lavori in quota del territorio, ed è lì che una verifica mirata può avere l’effetto più ampio.

Per chi opera sul campo, il passaggio dalla denuncia alla pratica è concreto. Per le imprese significa pianificare i lavori in quota prima di montare il primo pannello, privilegiando le protezioni collettive (parapetti, ponteggi completi, reti) rispetto alla sola imbracatura individuale, che resta una buona prassi complementare ma non sostitutiva. Per i lavoratori significa non considerare “bassa” nessuna quota: tre metri e mezzo, come ad Acquaviva Picena, bastano per un codice rosso. Per chi coltiva in proprio, anche fuori da un rapporto di lavoro, vuol dire scegliere attrezzature stabili, evitare di salire da soli e valutare strumenti che permettano di lavorare da terra.

Le cadute dall’alto sono il rischio più conosciuto del lavoro, e proprio per questo il più prevenibile. I dati dicono dove guardare, gli episodi del Piceno ricordano che non servono grandi altezze per farsi male. Ogni caduta evitata nasce da una scelta fatta prima di salire, non dalla conta degli incidenti dopo: controlli mirati, soprattutto nei cantieri della ricostruzione, e una cultura condivisa della protezione sono la risposta più concreta che il territorio può dare.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire