In Lombardia le denunce di infortunio mortale sono passate da 97 a 101 nei primi otto mesi del 2026
Un divano è un oggetto domestico. Eppure mercoledì scorso, 28 ottobre, verso le 11.30, a Parona un divano ha mandato in ospedale un operaio di 39 anni. L’uomo, di origine nigeriana e dipendente di una ditta esterna, stava ritirando rifiuti ingombranti da uno stabilimento industriale con uffici nella zona industriale lungo la Sp494 quando è stato colpito dal mobile. Poche ore dopo, a Stradella, una struttura metallica è scivolata da un muletto e ha colpito un collega di 45 anni. I due incidenti sul lavoro in poche ore risalgono ormai a qualche giorno fa. Conta però quanto si somigliano: in entrambi i casi un carico è sfuggito al controllo durante la movimentazione.
Stesso giorno, stessa provincia, lo stesso carico che cade
A Parona il ferito è stato portato in ambulanza, in codice giallo, all’ospedale Civile di Vigevano. Ha riportato diversi traumi con sospette fratture, ma non è in pericolo di vita. A Stradella la scena era uno stabilimento di una ditta in via Primo Levi. Un dipendente dell’azienda, 45enne di nazionalità albanese, è stato colpito da una delle strutture metalliche che si stavano spostando con un carrello elevatore: il pezzo è caduto dal muletto. Anche lui è stato trasportato in codice giallo, al Pronto soccorso del Policlinico San Matteo di Pavia.
Su entrambi i luoghi sono intervenuti i carabinieri delle Stazioni locali e gli ispettori dell’Ats competenti per gli infortuni sul lavoro. Gli accertamenti servono a ricostruire dinamiche e cause e a individuare eventuali responsabilità. Finché non si chiudono, ogni ipotesi sul singolo episodio resta prematura. Il punto in comune però si vede già. In un caso c’era un oggetto ingombrante da rimuovere, nell’altro un carico su un mezzo di sollevamento. In tutti e due il pericolo è arrivato dal carico, nel momento in cui veniva spostato. Due episodi in poche ore possono sembrare una coincidenza, ma i numeri dicono altro.
I numeri che tolgono l’alibi della fatalità
Il bilancio degli ultimi mesi va oltre la cronaca di un giorno. In Lombardia, nei primi otto mesi del 2026, le denunce di infortunio mortale registrate sono state 101, contro le 97 dello stesso periodo del 2025. A livello nazionale, secondo i dati Inail aggiornati ad agosto, le denunce di infortunio in occasione di lavoro, al netto degli studenti, sono state 285.811. Rispetto alle 271.976 dello stesso periodo 2025 l’aumento è del 5,1%. Non sono cifre da leggere con allarmismo, ma indicano una tendenza che non scende. E la domanda pratica è dove la prevenzione si fermi, nei fatti, dentro stabilimenti e piazzali.
Dove si inceppa la prevenzione: la risposta è già nei verbali
Gli ispettori trovano sempre le stesse lacune. Allora perché i carichi continuano a cadere? I controlli non mancano. Nei primi nove mesi del 2026 il servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro (PSAL) di ATS ha effettuato 3.770 ispezioni e controlli, su 1.514 imprese, 495 cantieri e 215 aziende agricole, come riportato in un resoconto sulla rete pavese per la sicurezza. L’Ispettorato del lavoro ha condotto circa 250 ispezioni. Le violazioni emerse riguardano soprattutto gli obblighi di formazione, informazione, addestramento e sorveglianza sanitaria.
Per chi si occupa di movimentazione, queste quattro voci sono il lavoro concreto di ogni giorno. Formazione vuol dire sapere perché un carico può diventare instabile. Informazione vuol dire conoscere i rischi specifici di quel luogo e di quell’operazione, per esempio un ritiro di ingombranti in uno stabilimento che non è il proprio. Addestramento vuol dire aver provato con le mani e con il mezzo come si imbraca, si appoggia, si solleva e si trasporta un pezzo. La sorveglianza sanitaria verifica che chi svolge quei compiti sia idoneo a farli. Se manca una di queste voci, la gestione del carico dipende dall’improvvisazione. Formazione e addestramento sono obblighi, non buone prassi facoltative. Organizzare le operazioni in modo che nessuno si trovi sotto o accanto a un carico in movimento è il modo più diretto per renderli efficaci.
Nel dibattito pubblico si parla intanto di istituire il reato autonomo di omicidio sul lavoro nell’ordinamento giuridico italiano. È una proposta che interviene a valle, quando il danno è già fatto e bisogna stabilire le responsabilità. Per RSPP, datori di lavoro, capisquadra e carrellisti il margine d’azione sta prima: nei piani di formazione, nelle istruzioni operative da consegnare alle ditte esterne, nelle prove pratiche sui mezzi. La sanzione arriva dopo l’incidente, l’addestramento può evitarlo.
Un divano o una struttura metallica non sono pericolosi da soli. Lo diventano quando chi li sposta non è stato formato, informato e addestrato a farlo. Le lacune che gli ispettori trovano più spesso sono anche le più facili da correggere: richiedono organizzazione, tempo dedicato e verifiche, non tecnologie nuove. Colmarle è il modo più diretto per ridurre i numeri prima che debba intervenire il diritto penale.