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Le denunce di malattia professionale sono quadruplicate in 25 anni
Richiami & incidenti 50 minuti fa

Le denunce di malattia professionale sono quadruplicate in 25 anni

Il dato più alto degli ultimi 26 anni: il danno lento pesa sempre di più nelle statistiche

Cosa c’è dentro i rapporti, e perché vale la pena aprirli

Per vedere davvero quel contrasto bisogna sapere dove guardare. Le pubblicazioni raccolgono gli andamenti principali rilevati a livello territoriale nel triennio 2023-2025, insieme a una panoramica sulle iniziative realizzate durante l’anno. Il cuore metodologico sono gli indici di incidenza infortunistica: le denunce di infortunio in occasione di lavoro, sia complessive sia con esito mortale, vengono depurate dei casi che riguardano gli studenti e rapportate al numero di occupati rilevati dall’Istat. È un dettaglio tecnico che conta: un valore assoluto alto in una provincia molto popolata non dice nulla da solo, mentre un indice normalizzato sugli occupati permette di confrontare territori diversi con lo stesso metro, un po’ come si confronta il livello di prestazione di due funzioni di sicurezza invece del numero di componenti installati.

Ogni rapporto è diviso in due parti. La prima presenta, in forma di tabelle, il portafoglio gestionale, le denunce di infortunio e di malattia professionale e i risultati delle attività di cura, riabilitazione e reinserimento, della vigilanza assicurativa, degli incentivi alle imprese (Bandi Isi), della riduzione del tasso per prevenzione (OT23) e dei servizi di verifica, omologazione e certificazione. La seconda raccoglie gli eventi e i progetti più significativi delle strutture regionali e provinciali dell’Istituto. Per un RSPP o un responsabile qualità significa avere, in un unico documento, sia la fotografia del rischio sia la mappa degli strumenti disponibili sul territorio. Ma se lo strumento è locale, che cosa mostra la mappa quando la si legge regione per regione?

La media nazionale non racconta tutto

Aprendo le tabelle si scopre che lo stesso anno può essere positivo e negativo insieme, a seconda di dove ci si trova. Il quadro complessivo tracciato dalla Relazione annuale dell’Inail parla di 600mila denunce di infortunio nel 2025, in aumento dell’1,2% sul 2024, e di 1.198 denunce mortali (1.189 lavoratori e nove studenti) contro le 1.239 dell’anno prima. Ma la distribuzione è tutt’altro che uniforme. Secondo i dati Inail sul quadro provvisorio 2025, Centro e Isole registrano un aumento delle denunce di quasi il 3%, mentre il Nord-Ovest scende dell’1,4%. Tra le regioni spicca il Lazio, passato da quasi 27mila a circa 30mila casi denunciati.

Il dato più pesante, però, non riguarda gli infortuni. Le denunce di malattia professionale hanno raggiunto quota 98.312, contro le 88.338 del 2024: un balzo dell’11,3%. È il valore più alto degli ultimi 26 anni e quadruplica quello registrato nel 2000. L’Inail lo legge anche come maggiore emersione del fenomeno, ma per chi progetta o gestisce postazioni di lavoro il messaggio pratico resta lo stesso: il danno lento, quello che si accumula negli anni, pesa sempre di più nelle statistiche.

Per avere un metro di confronto serve guardare fuori dai confini, con una avvertenza: i dati europei disponibili, di fonte Eurostat, si riferiscono al 2023. In quell’anno, secondo Eurostat, l’Italia registrava 991 infortuni non mortali ogni 100mila occupati, sotto la media UE-27 di 1.300. Sui casi mortali il tasso italiano era di 1,20 decessi per 100mila occupati, in linea con la media europea (1,23) e con la Spagna (1,18), molto inferiore alla Francia (3,50) ma oltre il doppio della Germania (0,53). Davanti a numeri che migliorano e peggiorano nello stesso momento, quali leve ha in mano chi lavora con macchine e cantieri?

Dai numeri alle scelte: le leve per prevenire

Il divario con la Germania dice che un margine di miglioramento esiste. Sul fronte normativo, il decreto convertito dalla legge 198/2025, «ha attribuito all’Inail nuove e più ampie funzioni», ha spiegato D’Ascenzo. La riforma prevede tra l’altro la revisione delle aliquote per premiare le aziende virtuose e il rafforzamento della formazione nei settori a maggior rischio. Tradotto per chi costruisce o utilizza macchine: investire in sicurezza non è solo un obbligo di conformità, ma diventa sempre più una voce che può incidere sul costo assicurativo.

Le schede territoriali aiutano a rendere concreta questa logica. I dati su Bandi Isi e riduzione del tasso OT23 mostrano quanto gli incentivi vengono effettivamente usati nella propria zona: un’informazione utile per pianificare un intervento su ripari, sistemi di comando o postazioni. Allo stesso modo, la crescita delle malattie professionali suggerisce, come buona prassi più che come obbligo nuovo, di dare all’ergonomia lo stesso peso progettuale che si riserva ai rischi meccanici. Pensatela come una taratura: una valutazione dei rischi costruita sulla media nazionale è uno strumento calibrato su un impianto che non è il vostro.

Il calo dei morti denunciati è un risultato reale, ma non un traguardo. I rapporti territoriali Inail funzionano come un cruscotto: chi li consulta per la propria provincia e li collega a incentivi, formazione e progettazione sicura trasforma una statistica in prevenzione, senza allarmismi ma anche senza alibi. Il compito pratico è semplice: prima della prossima revisione del documento di valutazione dei rischi, aprite il rapporto della vostra regione.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire