L’Inail punta sul reinserimento attraverso lo sport: dai Giochi Paralimpici di Roma alle iniziative in laguna
Quattro vogatori, due storie di reinserimento
L’iniziativa ha l’obiettivo di testimoniare come lo sport possa diventare uno strumento di recupero dell’autonomia, di rafforzamento della fiducia nelle proprie capacità e di piena partecipazione alla vita sociale. Con l’imbarcazione a quattro vogatori i due assistiti non sono stati spettatori del corteo, ma parte attiva di una delle scene più riconoscibili della tradizione veneziana. La scelta di una barca condivisa non risponde solo a un’esigenza di sicurezza: crea un contesto di condivisione sportiva e umana nel quale i due assistiti sono integrati nell’equipaggio, non semplicemente accompagnati.
Ma perché proprio la Regata Storica e cosa c’entra l’Inail con la voga? La risposta non sta soltanto nel gesto simbolico: la cornice scelta dall’Istituto ha radici più profonde, che arrivano ai primi anni della riabilitazione sportiva in Italia.
Da Antonio Maglio alla dogaressa: lo sport come riabilitazione
La scelta della Regata Storica non è decorativa. Precursore e personalità di riferimento in Italia nell’uso dello sport come strumento di riabilitazione e reinserimento delle persone con disabilità da lavoro è stato proprio un medico dell’Inail, Antonio Maglio, ispiratore dei primi Giochi Paralimpici di Roma già nel 1960. Da quella intuizione lo sport è diventato per l’Istituto un metodo di lavoro, non un’attività accessoria: un canale attraverso cui ricostruire autonomia e fiducia dopo un infortunio.
Anche il contesto in cui i due assistiti sono scesi in acqua non è casuale. Il corteo che precede le sfide della Regata Storica rievoca l’accoglienza riservata nel 1489 a Caterina Cornaro, sposa del Re di Cipro, che rinunciò al trono a favore di Venezia. È una sfilata di decine di imbarcazioni tipiche cinquecentesche, multicolori e con gondolieri in costume, che trasportano il doge, la dogaressa, Caterina Cornaro e le più alte cariche della Magistratura veneziana, come documentato dal sito ufficiale della Regata Storica. Accoglienza e appartenenza sono il codice di quel rito: remare accanto a quelle figure significa inserirsi in una narrazione collettiva, non stare ai margini. È lo stesso meccanismo che la riabilitazione sportiva insegue: un posto in barca, non una poltrona in tribuna.
Resta da capire se questa presenza sia un episodio isolato o il segnale di un progetto più ampio.
La rete che rema: da Potenza alla laguna
Il dubbio si scioglie guardando ai progetti in corso. L’equipe multidisciplinare Inail della sede di Potenza ha realizzato il progetto di reinserimento sociale attraverso lo sport “Nessuno escluso”, dedicato a 14 infortunati sul lavoro, tra i quali anche Michele, in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico. E la voga alla veneta si è mossa nella stessa direzione: il progetto di voga alla veneta inclusiva per persone con disabilità è debuttato in laguna martedì 8 settembre scorso, coinvolgendo l’associazione sportiva Gruppo Sportivo Artigiani Venezia, le società sportive dilettantistiche Polisportiva Terraglio e Sant’Alvise e il Comitato Italiano Paralimpico Veneto. Due iniziative che corrono parallele alla presenza in Canal Grande e ne estendono la logica oltre il singolo evento.
Partecipare alla Regata Storica non è stata una passerella: è il punto di arrivo di un metodo e il punto di partenza per un’integrazione che, come la voga, richiede coordinazione, fiducia e un equipaggio che rema nella stessa direzione. Dal punto di vista dell’Istituto, è la conferma che il reinserimento non si costruisce solo nei percorsi sanitari o normativi, ma anche sui gesti condivisi di uno sport che insegna a fidarsi dell’altro. L’immagine che resta è quella di una barca che non sfilava per la storia,
ma per il futuro dell’inclusione.