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Un sistema antincendio si è attivato con gli operai dentro
Richiami & incidenti 1 settimana fa

Un sistema antincendio si è attivato con gli operai dentro

Il 15 novembre 2019 il sistema antincendio FirePro si attiva per errore sulla Resurgam: muore l'apprendista Conor MOSELEY. W. STEVENSON & SONS multata.

Società condannata: il sistema si attivò durante l’installazione, uccidendo l’apprendista Conor Moseley

Il 15 novembre 2019, alle 15:40, il tecnico capo collega il quarto e ultimo generatore e sente quasi subito un forte sibilo alle spalle. La sala macchine del peschereccio Resurgam si sta riempiendo di gas tossici: per l’apprendista ingegnere Conor Moseley, 20 anni, non c’è via di fuga. Ieri, a Truro Crown Court, W. Stevenson & Sons Ltd è stata multata di 100.000 sterline dopo essersi dichiarata colpevole di due accuse ai sensi del Health and Safety at Work etc. Act 1974, sezioni 2(1) e 3(1), come si legge nell’annuncio ufficiale dell’Health and Safety Executive (HSE).

Un sibilo alle 15:40

La ricostruzione tecnica parte da un dato di fatto: il 15 novembre 2019, a bordo del peschereccio Resurgam (PZ1001), un sistema antincendio ad aerosol condensato FirePro si attivò accidentalmente durante l’installazione nella sala macchine, come documentato nel rapporto del MAIB. Alle 15:40, il tecnico capo collegò il quarto e ultimo generatore e, secondo quanto riportato da Fishing News, «sentì quasi immediatamente un forte sibilo alle spalle». Il sistema era in fase di installazione da parte di Ocean Engineering (Fire) Ltd, incaricata dal proprietario W. Stevenson & Sons Ltd.

L’apprendista ingegnere Conor Moseley fu investito dall’attivazione: secondo il safety flyer dell’HSE, inalò una miscela concentrata di particelle calde e monossido di carbonio e collassò in un’atmosfera a ossigeno ridotto. Il monossido di carbonio lo sopraffece: non riuscì a lasciare la sala macchine. Resta la domanda: chi aveva il compito di garantire che quel sistema non si attivasse con gli operai dentro?

La contestazione e la sentenza: l’ironia della sicurezza

La risposta arriva dall’indagine dell’HSE e dalla sentenza pronunciata ieri a Truro Crown Court. L’inchiesta ha rilevato che non esisteva un sistema di lavoro sicuro per coordinare più appaltatori che lavoravano nella stretta sala macchine e che non era in atto alcun piano di emergenza efficace. Due assenze che, lette a posteriori, spiegano perché nessuno abbia potuto intervenire nei secondi che separarono il sibilo dall’esito letale.

W. Stevenson & Sons Ltd si è dichiarata colpevole di due accuse ai sensi del Health and Safety at Work etc. Act 1974, sezioni 2(1) e 3(1). Il giudice Simon Carr — come riportato dalla cronaca giudiziaria della BBC — ha criticato il ritardo «intollerabile» di sette anni tra la morte del giovane e l’udienza di condanna, infliggendo alla compagnia una multa complessiva di 100.000 sterline, con ulteriori 27.906 sterline di spese.

Il paradosso tecnico merita una sottolineatura: un sistema pensato per spegnere gli incendi ha spento una vita. Un’apparecchiatura di sicurezza attiva, installata con personale a bordo e senza procedure di isolamento né coordinamento fra imprese, ha prodotto esattamente il danno che avrebbe dovuto prevenire. La domanda successiva è concreta: come si evita che un’altra sala macchine si trasformi in una trappola?

Tre lezioni operative per non ripetere il 15 novembre 2019

Non serve una nuova legge: bastano tre accorgimenti che chiunque lavori in una sala macchine dovrebbe già applicare.

La prima lezione riguarda l’installatore di sistemi attivi. Chi opera su un circuito di soppressione incendi carico deve adottare procedure di isolamento e lock-out/tag-out: prima di collegare qualsiasi generatore o alimentazione, il sistema va reso inerte, bloccato fisicamente e segnalato. Nel caso del Resurgam, l’attivazione è avvenuta proprio mentre l’installazione era in corso: l’energizzazione di un circuito ha innescato il FirePro con il personale ancora in sala macchine.

La seconda lezione riguarda il datore di lavoro committente. L’indagine HSE ha accertato l’assenza di un sistema di lavoro sicuro per coordinare più appaltatori in uno spazio ristretto. Chi affida lavori in sala macchine deve nominare un coordinatore, definire le interferenze tra imprese e garantire una via di fuga sgombera e accessibile in ogni fase del cantiere.

La terza lezione riguarda il manutentore e l’armatore. Prima di ogni lavoro, il piano di emergenza va verificato sul campo: chi dà l’allarme, chi sospende i lavori, quale percorso di esodo resta percorribile. La formazione deve includere il rischio specifico dei sistemi antincendio ad aerosol condensato, che — come accertato nel caso Resurgam — possono produrre in spazi confinati una miscela di particelle calde e monossido di carbonio e ridurre la concentrazione di ossigeno.

Prima di collegare il quarto generatore, chiediti: chi coordina i lavori? Chi garantisce la via di fuga? Chi verifica il piano di emergenza? Se non sai rispondere, fermati. Conor Moseley non ha avuto il tempo di farlo.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire