La Decisione 2012/32/EU vieta questi accessori dal 2012, ma in Polonia la vendita online è continuata.
Ogni ufficio tecnico conosce questo scenario: un bullone o un rivetto che fissa una catena al tagliatore a flagello cede durante il lavoro, la catena si stacca e colpisce l’operatore. È il rischio di lesioni descritto nell’allerta Safety Gate numero SR/02949/26, notificata dalla Polonia e relativa a un accessorio per decespugliatore. Le misure sono già state adottate tra fine settembre e inizio ottobre: il marketplace online ha rimosso l’inserzione lo scorso 30 settembre e il ritiro del prodotto dal mercato è in vigore dal 5 ottobre. Non si tratta quindi di un’emergenza delle ultime ore. Il caso conta perché riguarda un divieto europeo che esiste dal 2012.
Un’allerta, un divieto vecchio di quattordici anni
La scheda polacca contesta al prodotto una doppia non conformità. Secondo l’allerta, l’accessorio non rispetta i requisiti della Direttiva Macchine né la Decisione della Commissione 2012/32/EU, che vieta l’immissione sul mercato degli accessori di taglio a flagello per decespugliatori portatili tenuti a mano. Per chi si occupa di marcatura CE la distinzione è netta. Il primo profilo riguarda i requisiti essenziali di sicurezza e salute (RESS), da dimostrare nel fascicolo tecnico e da dichiarare nella dichiarazione di conformità. Il secondo è un divieto specifico, che non lascia spazio a soluzioni progettuali alternative: un accessorio di questo tipo non può essere immesso sul mercato, qualunque cosa dica la documentazione che lo accompagna.
Il meccanismo di rischio indicato dalle autorità è semplice. I bulloni o i rivetti che collegano le catene al tagliatore possono rompersi; le catene possono quindi staccarsi durante l’uso e colpire l’utilizzatore, causandogli lesioni. Resta però un paradosso: se il divieto è in vigore da quattordici anni, perché questi accessori compaiono ancora in vendita?
Dal caso britannico del 2010 alle varianti a quattro catene
Per capirlo bisogna tornare all’origine del divieto. Come ricostruisce l’allerta dell’autorità nordirlandese HSENI, nel 2010 nel Regno Unito un incidente mortale ha coinvolto l’uso di un accessorio a doppia catena. Dopo quell’episodio le autorità britanniche hanno ottenuto dal distributore nazionale l’impegno volontario a interrompere la fornitura di quel dispositivo. Già in precedenza la Svezia aveva avvertito gli Stati membri della vendita di accessori per decespugliatore di vario tipo e provenienza, formati da parti collegate tra loro, per esempio una catena, al posto della lama metallica monopezzo o della testina a filo in nylon fornite dai costruttori della macchina.
Il problema non si è fermato a un singolo modello. La stessa HSENI segnala varianti con quattro catene, con lame metalliche oscillanti e persino una soluzione che usa spezzoni di catena da motosega come elemento tagliente. In Irlanda la H.S.A. ha ripreso in mano la questione: l’avviso di sicurezza dell’autorità irlandese, pubblicato per la prima volta nel 2010, è stato ripubblicato quando l’ente ha notato che teste a flagello non standard per decespugliatori erano di nuovo in vendita. La posizione è stata espressa senza ambiguità: questi accessori sono estremamente pericolosi e non devono essere né forniti né utilizzati. Il profilo tecnico del rischio è dunque noto da anni. Resta da stabilire chi debba intercettare questi prodotti e con quali strumenti.
Tre mosse concrete e il vantaggio di chi è conforme
La sorveglianza oggi è sempre più automatizzata. Secondo il comunicato della Commissione europea sul rapporto Safety Gate, nel 2025 lo strumento eSurveillance Webcrawler ha scansionato oltre 1,6 milioni di siti web e ha individuato più di 20.800 prodotti già presenti in Safety Gate. Le rimozioni di annunci, come quella su Allegro, rientrano tra le azioni di follow-up conteggiate nel rapporto. Sul fronte dei consumatori, l’organizzazione europea BEUC osserva che prodotti pericolosi, dai giocattoli che possono soffocare i bambini ai cosmetici che causano eruzioni cutanee fino ai caricabatterie che prendono fuoco, continuano a entrare in Europa, spesso attraverso marketplace online cinesi. Per questo BEUC chiede che i marketplace siano ritenuti responsabili quando non è possibile identificare nessun altro operatore responsabile.
Da qui si ricavano tre azioni operative. Costruttori e importatori hanno un obbligo preciso: non immettere sul mercato accessori a flagello per decespugliatori portatili, come stabilisce la Decisione 2012/32/EU. La buona prassi consiste nel rivedere subito i cataloghi accessori alla luce della Decisione e nel limitare l’offerta a quanto prevede il costruttore della macchina, cioè la lama metallica monopezzo o il filo in nylon, documentando la scelta nel fascicolo tecnico. Chi importa ricambi e accessori da fornitori terzi dovrebbe richiedere evidenze scritte sulla tipologia di utensile di taglio prima di inserirlo a listino. Gli utilizzatori, imprese di manutenzione del verde in testa, devono seguire l’indicazione delle autorità: le teste non standard non vanno acquistate né montate. Se già presenti in magazzino, conviene ritirarle dall’uso. Autorità e piattaforme, infine, dispongono già degli strumenti, come mostrano i numeri del webcrawler e le rimozioni di inserzioni come quella del 30 settembre.
Il quadro non richiede allarmismi. La regola è chiara, stabile da quattordici anni e verificabile. Quando la sorveglianza automatizzata rimuove gli annunci irregolari, i concorrenti che vendevano accessori vietati escono dal mercato, mentre chi ha cataloghi puliti e fascicoli in ordine resta. Per chi progetta, importa e certifica, adeguarsi per tempo e documentarlo bene è un vantaggio competitivo, non un costo.