Vai al contenuto
Le catene non venivano ispezionate da tempo
Richiami & incidenti 3 giorni fa

Le catene non venivano ispezionate da tempo

Una catena di sollevamento non ispezionata si rompe sopra una vasca di zinco fuso: Wedge Group Galvanizing condannata a una multa.

Multa di 566.666 sterline cinque anni dopo l’incidente alla vasca di zinco fuso

Una catena di sollevamento con segni di danneggiamento e deterioramento regge una trave d’acciaio di quasi tre tonnellate sopra una vasca di zinco fuso. Si rompe. È l’episodio al centro della vicenda che, come riporta il comunicato pubblicato oggi dall’HSE britannico, si è chiusa mercoledì 14 ottobre 2026, sei giorni fa, davanti al Bristol Magistrates Court. Wedge Group Galvanizing Limited è stata condannata a una multa di 566.666 sterline e al pagamento di 15.521 sterline di spese. Il fatto risale a cinque anni prima, ma per gli uffici tecnici che gestiscono apparecchi e accessori di sollevamento il messaggio è attuale: un’ispezione periodica mancata costa molto più di qualunque programma di verifica.

Una catena non ispezionata sopra una vasca di zinco fuso

L’incidente risale al 12 ottobre 2021, nel sito di Crediton, nel Devon. La catena che trasportava la trave ha ceduto e un lavoratore di 33 anni è stato investito da un’onda di zinco fuso, riportando ustioni sul 40 per cento del corpo. È rimasto in terapia intensiva per 11 giorni e ha affrontato 13 operazioni separate.

Il nodo tecnico emerge dall’indagine. Secondo la Health and Safety Executive (HSE), il set di catene usato per sollevare la trave presentava segni di danneggiamento e deterioramento, non era stato sottoposto alle ispezioni periodiche obbligatorie e non era stato ritirato dal servizio. Da un lato, quindi, un accessorio visibilmente compromesso; dall’altro, un carico pesante sopra un bagno di metallo fuso. Due elementi che, accostati, raccontano già tutta la dinamica. Resta da capire quanto pesi, in tribunale, una verifica saltata.

566.666 sterline: il prezzo di uno standard riconosciuto e non applicato

La risposta arriva dalla sentenza di Bristol: 566.666 sterline di sanzione, più 15.521 sterline di spese processuali, per un totale superiore a 580.000 sterline. Una cifra che non nasce dal nulla. Come ricorda il Sentencing Council, la linea guida definitiva in materia di salute e sicurezza è il quadro che i tribunali di Inghilterra e Galles utilizzano per quantificare sanzioni come quella inflitta a Wedge Group.

Tra i fattori che quella linea guida considera nel valutare la colpevolezza di un’organizzazione c’è una formula che ogni responsabile qualità dovrebbe tenere a mente: non aver messo in atto misure che sono riconosciute come standard nel settore. È una distinzione utile. Non si parla di soluzioni innovative o di prassi d’eccellenza, ma di ciò che il comparto considera già acquisito. L’ispezione periodica degli accessori di sollevamento e il ritiro di quelli deteriorati rientrano esattamente in questa categoria: sono pratiche note, documentate, pianificabili.

Pesa anche la scala dell’impresa. Wedge Group Galvanizing si presenta come il più grande zincatore a caldo del Regno Unito, con una rete nazionale di 14 impianti distribuiti in tutte le principali regioni del Paese. Un’organizzazione di queste dimensioni dispone, per definizione, di strutture tecniche e di risorse per gestire un piano di verifiche. Ed è qui che la lettura si sposta: se lo standard era noto e riconosciuto, il problema non è tecnico ma organizzativo. Come si evita che una verifica obbligatoria resti sulla carta?

Tre mosse e una timeline: trasformare la verifica in vantaggio

Una catena di sollevamento funziona come un libretto di manutenzione: finché viene compilato racconta lo stato reale dell’attrezzatura; se resta vuoto, prima o poi presenta il conto. Il caso di Crediton suggerisce tre azioni, una per ciascun attore della filiera.

Il costruttore. Chi immette sul mercato accessori di sollevamento deve accompagnarli con istruzioni chiare su come ispezionarli e su quali segni di danneggiamento o deterioramento ne impongono lo scarto. È la base su cui l’utilizzatore costruisce il proprio piano: senza criteri espliciti, la decisione di ritirare un componente rischia di diventare soggettiva.

L’utilizzatore. Nel Regno Unito il riferimento è il quadro delle Lifting Operations and Lifting Equipment Regulations (LOLER) 1998, insieme all’Health and Safety at Work etc. Act 1974. Qui l’obbligo è netto: le ispezioni periodiche vanno programmate ed eseguite, non sono una buona prassi facoltativa. Ciò che fa la differenza, sul piano organizzativo, è tracciarle: un registro aggiornato, scadenze visibili, responsabilità assegnate per ogni accessorio in servizio.

Il verificatore. Chi ispeziona deve documentare ogni segno di deterioramento e, quando l’accessorio non è più idoneo, farlo uscire dal ciclo di lavoro. A Crediton, secondo l’HSE, è mancato proprio questo passaggio: le catene danneggiate non sono state ritirate.

La timeline misura la distanza tra causa ed effetto. Il 12 ottobre 2021 la catena si rompe; seguono 11 giorni di terapia intensiva e 13 interventi chirurgici per il lavoratore. Il 14 ottobre 2026, quasi cinque anni dopo, arriva la sentenza. Il 20 ottobre 2026 l’HSE rende pubblico l’esito. Cinque anni in cui l’impresa ha convissuto con un procedimento aperto, mentre una persona portava sul corpo le conseguenze di un controllo non eseguito.

Il bilancio è semplice da leggere. Un’ispezione periodica ben fatta e documentata costa poco ed è pianificabile con mesi di anticipo. Saltarla, a Crediton, è costato una vita segnata e oltre mezzo milione di sterline. Chi si adegua bene e per tempo non lo fa per paura della multa: si guadagna affidabilità, impianti che continuano a lavorare, persone integre e un vantaggio competitivo concreto. E nessuna sentenza da leggere cinque anni dopo.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire