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Un terzo delle assenze è per motivi psichici

Un terzo delle assenze è per motivi psichici

La NPK tedesca chiede di proteggere la salute mentale sul lavoro: nel 2024 le malattie psichiche hanno pesato per il 17,4% delle assenze.

Il documento della conferenza tedesca non è una legge, ma chiede maggiore impegno per la salute mentale sul lavoro

La scorsa settimana, il 22 ottobre, la Nationale Präventionskonferenz (NPK) tedesca ha pubblicato un documento che merita attenzione anche fuori dalla Germania. Con un positionspapier comune dei membri con diritto di voto, la conferenza chiede in particolare alla politica del lavoro, dell’istruzione e della sanità di proteggere e rafforzare la salute mentale nel mondo del lavoro. Il dato che rende la richiesta concreta per chi gestisce persone, turni e reparti è uno: nel 2024 le malattie psichiche hanno pesato per il 17,4% di tutti i giorni di assenza. Non serve leggerlo come un allarme. Va letto come si legge un registro infortuni: un indicatore che dice dove il sistema perde affidabilità.

Un documento di indirizzo, non uno slogan

Prima di tutto, una precisazione utile per chi lavora con norme e obblighi: il positionspapier non è una legge né uno standard tecnico. È un documento di posizione. Il suo peso, però, deriva da chi lo firma. La NPK non è un’associazione qualsiasi: è stata introdotta dalla legge per il rafforzamento della promozione della salute e della prevenzione (Gesetz zur Stärkung der Gesundheitsförderung und Prävention), entrata in vigore il 25 luglio 2015. Riunisce gli enti di assicurazione sociale che finanziano la prevenzione, e dal 10 febbraio 2017 conta anche il Verband der Privaten Krankenversicherung (PKV-Verband) come membro con diritto di voto. Come ricorda la nota del PKV-Verband sul Präventionsforum 2026, l’adesione dell’associazione delle assicurazioni private è volontaria, ma con pieno diritto di voto.

Il messaggio, sintetizzato anche sul portale ufficiale della conferenza, è netto: serve un maggiore impegno per la salute mentale nel mondo del lavoro. Il contrasto con il modo in cui il tema viene spesso trattato in azienda, come capitolo accessorio del “benessere”, è evidente. Qui la salute mentale entra nella stessa cornice istituzionale della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali. Resta la domanda che ogni responsabile tecnico si pone davanti a un nuovo indirizzo: i numeri giustificano davvero un cambio di passo?

Il difetto ricorrente: cosa dicono assenze e pensioni

Mettiamo i dati in fila, partendo dai più recenti. Secondo la DGUV, nel solo 2024 in Germania si sono persi 147,3 milioni di giorni di lavoro per malattia: è il totale delle assenze per qualsiasi causa, non il conto delle sole patologie psichiche. All’interno di questo volume, il Psychreport 2025 della cassa malattia DAK colloca le malattie psichiche al terzo posto tra i gruppi di patologie che generano più giorni di assenza, con una quota del 17,4% sul totale. Lo stesso quadro emerge dai dati del governo federale citati dal PKV-Verband: nel 2024 i disturbi psichici e comportamentali risultavano la terza causa di assenza per malattia e, inoltre, un fattore essenziale nelle pensioni di invalidità lavorativa.

Proprio sulle pensioni il dato si fa più pesante. Il comunicato della DGUV riporta che il 42% delle pensioni per ridotta capacità lavorativa (Erwerbsminderungsrenten) è riconducibile a malattie psichiche. Per capire che non si tratta di un picco occasionale, bisogna guardare la serie storica, che è contesto e non notizia di oggi. Già nel novembre 2021 la Deutsche Rentenversicherung Bund documentava la tendenza ventennale: le persone che ricevevano per la prima volta una pensione di invalidità per malattia psichica erano circa 51.500 nel 2000 e circa 73.000 nel 2020, con un aumento di circa il 42% nel periodo. Nello stesso arco, la quota delle nuove pensioni di invalidità dovute a disturbi psichici è passata dal 24,2% al 41,5%.

Attenzione a non sovrapporre le due cifre: il 42% di pensioni riconducibili a malattie psichiche è una quota sul totale; il +42% è la crescita in valore assoluto dei nuovi casi tra il 2000 e il 2020. Coincidono nel numero, non nel significato. Messe insieme, però, raccontano la stessa cosa che un responsabile qualità riconoscerebbe al volo su una linea produttiva: un difetto ricorrente, stabile nel tempo e in crescita, che non dipende dal singolo pezzo ma dal processo. Se il problema è strutturale e misurabile, resta da capire cosa può fare concretamente chi organizza il lavoro.

Dalla posizione alla pratica: come prepararsi

L’analogia più utile è quella della manutenzione. Su una macchina nessuno aspetta il guasto per intervenire: si monitorano vibrazioni, temperature, usure, e si pianifica. Il rischio psicosociale si può trattare allo stesso modo. Va chiarito con onestà cosa è cosa: il positionspapier non introduce obblighi nuovi, quindi le indicazioni che seguono sono buona prassi, coerente con la direzione indicata dalla NPK.

Per il datore di lavoro, il primo passo è inserire i fattori psicosociali nella valutazione dei rischi con lo stesso rigore riservato a un pericolo meccanico: identificazione, stima, misure, verifica dell’efficacia, responsabili nominati. Per RSPP e medici competenti, gli indicatori di assenza sono la “telemetria” disponibile: leggerli per reparto e nel tempo aiuta a individuare dove il processo si sta degradando. Per chi forma e certifica, è il momento di aggiornare contenuti e competenze. La dimensione non è solo tedesca: la campagna EU-OSHA Healthy Workplaces 2026–2028, a cui ha aderito anche la federazione europea degli psicologi EFPA, riunisce attori di tutta Europa proprio per promuovere la salute mentale sul lavoro.

La salute mentale sul lavoro, dunque, non è un tema “soft” da delegare alle iniziative di benessere aziendale: è un rischio misurabile, con costi evidenti in giorni di assenza e in pensioni di invalidità. Chi la integra già oggi nella valutazione dei rischi, senza attendere obblighi formali, protegge le persone e la continuità operativa. Come per qualsiasi sistema di sicurezza, la prevenzione funziona quando è sistematica.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire