Il presidio in via Vetoio rafforza la rete di prossimità del Centro protesi di Budrio.
Chi lavora con una protesi conosce bene i piccoli imprevisti: un invaso che va regolato, un componente che si usura, una personalizzazione da rivedere perché il lavoro o la vita quotidiana sono cambiati. In Abruzzo, da lunedì scorso, per questi interventi c’è un indirizzo in più. Il 26 ottobre è stato infatti inaugurato il nuovo Punto di assistenza protesica Inail, ospitato nella sede della Direzione regionale di via Vetoio, all’Aquila. Secondo l’Istituto, l’apertura rafforza la rete di prossimità territoriale del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio, con l’obiettivo di seguire gli assistiti e favorire il recupero della loro autonomia.
Un’officina per gli ausili sotto casa
Che cosa si potrà fare, concretamente, nel nuovo presidio? Lo ha spiegato Domenico Princigalli: gli assistiti potranno ricevere consulenza specialistica, provare e personalizzare gli ausili, effettuare adattamenti e manutenzioni dei dispositivi. È l’elenco delle attività che, per chi usa una protesi, scandiscono la vita del dispositivo dopo la prima fornitura. Un ausilio, come qualsiasi sistema tecnico, ha bisogno di messa a punto e di manutenzione periodica; e la vicinanza del punto di assistenza riduce tempi e spostamenti per interventi che, presi singolarmente, non richiedono la struttura più attrezzata.
Il contesto dell’inaugurazione non è casuale. Il taglio del nastro ha chiuso la serie di appuntamenti promossa dall’Inail e dall’amministrazione comunale dell’Aquila, sotto l’egida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, in occasione della Settimana europea della salute e sicurezza sul lavoro. Resta però una domanda: lo sportello di via Vetoio è un’iniziativa isolata o il tassello di un disegno più ampio?
Da Budrio al territorio: la rete che si allarga
La risposta sta nella mappa dell’assistenza protesica Inail. Come riassume la scheda dell’Istituto sul Centro protesi, la struttura nata a Vigorso di Budrio si è evoluta in una rete articolata: oltre al Centro di Budrio, alle filiali di Roma e Lamezia Terme e al Centro di riabilitazione motoria di Volterra, comprende i presidi di Torino, Milano, Venezia, Bari, Napoli e Palermo. Lo stesso documento indicava che, dopo l’apertura di Cagliari, erano in fase di realizzazione nuove strutture ad Ancona, Catania e L’Aquila. Quella abruzzese, quindi, era già in programma: ora passa dalla carta all’operatività, mentre per Ancona e Catania la fonte non fornisce aggiornamenti.
Il modello organizzativo è chiaro e si legge bene con la logica di chi gestisce la manutenzione di un parco macchine: le operazioni ordinarie si fanno sul posto, quelle complesse in officina centrale. «Con questo presidio raggiungiamo quota sette strutture territoriali collegate ai nostri centri protesici», ha dichiarato Princigalli in un’intervista ad Adnkronos. E ha precisato la divisione dei compiti: «È una scelta che permette di assicurare consulenza specialistica, fornitura di ausili e manutenzione dei dispositivi a minore complessità rispetto alla sede centrale di Budrio». In pratica, la presa in carico più impegnativa resta concentrata dove ci sono competenze e attrezzature specialistiche, mentre il presidio territoriale si occupa degli interventi che, per frequenza, pesano di più sulla vita quotidiana dell’assistito.
C’è però un rovescio della medaglia, ed è giusto non nasconderlo. Una rete efficiente per gestire gli ausili è preziosa per chi ne ha bisogno, ma ogni dispositivo consegnato o regolato racconta un infortunio che è già avvenuto. Per chi progetta, installa o mantiene macchine e impianti, e per chi ricopre il ruolo di RSPP, il nuovo presidio è un buon servizio da conoscere; il traguardo, però, è che i propri colleghi non debbano mai varcarne la porta.
La protesi migliore è quella che non serve
È lo stesso spirito della Settimana europea in cui cade l’inaugurazione: la riparazione arriva quando la prevenzione non è bastata. Su questo versante l’Abruzzo ha messo sul tavolo cifre significative. Secondo Roberto Santangelo, la Regione ha investito oltre due milioni e mezzo di euro nella formazione non obbligatoria per la cultura della sicurezza. Il dettaglio da sottolineare è proprio il «non obbligatoria»: la formazione prevista dalla legge è il minimo, mentre quella che va oltre è buona prassi, quella che costruisce l’abitudine a riconoscere un riparo manomesso o una procedura saltata prima che diventino un incidente.
Avvicinare l’assistenza protesica ai lavoratori è un passo concreto e positivo, e il presidio dell’Aquila lo dimostra con servizi tangibili. La lezione per aziende e lavoratori, però, resta una sola: investire nella formazione sulla sicurezza, anche quando la norma non lo impone, è il modo più efficace per non aver mai bisogno di quello sportello.