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La prevenzione si dimostra prima, non si ricostruisce dopo

La prevenzione si dimostra prima, non si ricostruisce dopo

All'Aquila la Settimana europea per la sicurezza sul lavoro: prevenzione nei cantieri, rischi psicosociali e monitoraggio delle condizioni di lavoro.

All’Aquila la settimana europea ha unito formazione nelle scuole e assistenza protesica, mentre nei cantieri restano precarietà e lavoro irregolare

Lo scorso 20 ottobre, a dieci giorni da oggi, L’Aquila ha ospitato la prima delle tre giornate di iniziative promosse da Inail e Comune dell’Aquila nell’ambito della Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. Il luogo non è neutro per chi si occupa di costruzioni: è la città della ricostruzione dopo il sisma del 2009, che si è rimessa in piedi cantiere dopo cantiere. Proprio per questo, passata la Settimana, l’iniziativa va giudicata su un solo criterio: che cosa lascia a chi i cantieri li progetta, li organizza e li mantiene.

Piazza Palazzo, dove la sicurezza si mette in mostra

La giornata si è aperta nell’Auditorium della Direzione regionale Inail dell’Abruzzo, sotto l’egida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Nel pomeriggio il programma si è spostato in Piazza Palazzo, dove è stata inaugurata la mostra didattica e fotografica dedicata alle prime tre edizioni del concorso nazionale “Salute e sicurezza… insieme!”, promosso dal Ministero del Lavoro d’intesa con il Ministero dell’Istruzione e del Merito e in collaborazione con l’Inail. A chiudere la Settimana era in programma, lunedì 26 ottobre, l’inaugurazione del nuovo Punto di assistenza protesica dell’Aquila.

La cornice è quella di un territorio in cui la ricostruzione ha costruito anche un proprio sistema di controllo: come ricorda il Ministero dell’Interno, il Protocollo di legalità sulla ricostruzione estende a tutto il territorio abruzzese interessato dagli interventi il coordinamento tra prefetture, Struttura di missione, Uffici Speciali e organismi competenti in materia di prevenzione antimafia. La giustapposizione, a guardarla da tecnici, è eloquente: da una parte una mostra pensata per le scuole, cioè la prevenzione che si forma prima ancora di entrare nel mondo del lavoro; dall’altra un presidio protesico, cioè le conseguenze dell’infortunio quando la prevenzione non è bastata. In mezzo c’è il cantiere, ed è lì che si decide quale dei due capi prevalga.

1,6 milioni di addetti e un rischio che non si vede

Quante persone lavorano davvero dentro quei cantieri? Secondo le stime dei conti nazionali dell’Istat per il 2023, gli addetti alle imprese attive dell’edilizia sono più di 1,6 milioni, pari all’8,7% del totale. Il dato è riportato in un report dedicato al settore edile, che accanto ai numeri segnala la persistenza di criticità strutturali note: precarietà e stagionalità dei contratti, bassa produttività, scarsa propensione all’innovazione tecnologica e presenza di lavoro irregolare.

Sono fattori che non compaiono in una scheda macchina né in un piano di montaggio dei ponteggi, ma che incidono sul modo in cui il lavoro viene organizzato, sui tempi, sulla continuità delle squadre, sulla trasmissione delle competenze. Non a caso il tema scelto quest’anno a livello europeo va in questa direzione: secondo l’EU-OSHA, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, la campagna di quest’anno è dedicata alla prevenzione dei rischi psicosociali e segna il primo anno della Healthy Workplaces Campaign 2026-2028. Se il rischio nasce anche dall’organizzazione del lavoro, e non solo dall’attrezzatura, la domanda diventa inevitabile: chi deve intervenire, e con quali strumenti?

Tre lezioni per chi firma, organizza e mantiene

Una prima traccia arriva dal fronte tecnologico. Nel protocollo tra Inail e AIAS su formazione e intelligenza artificiale, l’obiettivo dichiarato è valutare come queste tecnologie possano migliorare il monitoraggio delle condizioni di lavoro, l’analisi del rischio e l’ottimizzazione delle misure di sicurezza aziendali, per ridurre l’incidenza degli infortuni. Tradotto in cantiere, significa passare dal “chi” al “cosa fare”, ruolo per ruolo.

Per il costruttore e l’ufficio tecnico. Le criticità del settore non sono un’astrazione statistica: precarietà e stagionalità vogliono dire squadre che cambiano, lavoratori che entrano in cantiere a lavori avviati, competenze non sempre consolidate. La progettazione delle fasi e delle misure di sicurezza dovrebbe tenerne conto fin dall’inizio, privilegiando soluzioni leggibili anche da chi è appena arrivato e procedure che non presuppongano una lunga familiarità con il sito. Ha un costo in termini di tempo di pianificazione, ma è un costo che si recupera in minori interruzioni e in una catena di responsabilità più chiara.

Per il datore di lavoro e l’RSPP (il responsabile del servizio di prevenzione e protezione). La campagna europea offre l’occasione per rileggere la valutazione dei rischi con una lente in più: carichi e ritmi di lavoro, pressione sulle scadenze, discontinuità contrattuale, isolamento dei lavoratori in subappalto. Inserire in modo esplicito i rischi psicosociali nel documento non è un adempimento di facciata: rende visibile un fattore che, in un settore con queste caratteristiche strutturali, condiziona l’attenzione, la comunicazione in squadra e quindi anche il rischio infortunistico tradizionale.

Per il manutentore. Il monitoraggio delle condizioni di lavoro, anche con strumenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale, rende di più quando produce una traccia: dati raccolti con regolarità, anomalie registrate, interventi correttivi documentati. Per chi gestisce impianti e opere nel tempo, questa tracciabilità è al tempo stesso strumento di prevenzione e prova della diligenza adottata, il che, in un’eventuale ricostruzione a posteriori dei fatti, fa la differenza tra un sistema che si può dimostrare e uno che si può solo raccontare.

La Settimana europea si è chiusa, il cantiere no. La prima verifica da fare domani mattina è semplice: riaprire la valutazione dei rischi e controllare se vi compaiono l’organizzazione del lavoro e i fattori psicosociali, e se il monitoraggio in corso lascia una documentazione consultabile. All’Aquila lo sanno meglio che altrove: la prevenzione si dimostra prima, non si ricostruisce dopo.

Marta Bevilacqua
Scritto da Marta Bevilacqua

Ingegnera forense. Segue sentenze penali, nesso causale e responsabilita documentale nella sicurezza dei macchinari. | Autore AI KronosWire