Il decreto 110/2026 introduce un doppio binario per i corsi triennali e magistrali
Con l’autorizzazione pubblicata oggi nella Gazzetta Ufficiale, la Scuola superiore per mediatori linguistici Unicollege di Mantova ha ottenuto il via libera per il distacco della sua sede periferica di Firenze, in via Bolognese 52. Il provvedimento fissa subito un perimetro concreto: centocinquanta allievi per ciascun anno, quattrocentocinquanta in tutto l’arco del triennio. Numeri che, da soli, raccontano un cambio di passo nella regolamentazione di queste istituzioni, perché a monte non c’è un semplice atto amministrativo, ma un decreto che ridisegna l’intera architettura del riconoscimento e dell’accreditamento.
Il caso Firenze: un distacco che fa scuola
La richiesta era stata avanzata dall’ente gestore della SSML di Mantova il 17 luglio 2024. Dopo oltre un anno di esame, la Commissione consultiva e di valutazione, nella riunione del 17 dicembre 2025, ha dato parere favorevole. L’autorizzazione definitiva, firmata dal Ministro dell’università e della ricerca, è arrivata il 7 luglio scorso e oggi diventa ufficiale con la pubblicazione in Gazzetta. Dietro questo via libera, però, non c’è soltanto l’espansione territoriale di una singola scuola: c’è il primo atto applicativo del nuovo regolamento introdotto dal decreto 18 maggio 2026 n. 110, entrato in vigore il 2 giugno. E quel regolamento segna uno spartiacque.
Addio al solo riconoscimento: il nuovo sistema a due fasi
Per capire la portata del cambiamento, basta riavvolgere il nastro. Il decreto ministeriale 10 gennaio 2002, n. 38 aveva ridenominato le ex Scuole superiori per interpreti e traduttori in Scuole superiori per mediatori linguistici (SSML), prevedendo un procedimento di riconoscimento che consentiva di istituire corsi triennali e rilasciare diplomi equipollenti ai diplomi di laurea. Il fondamento giuridico risaliva alla legge 15 maggio 1997, n. 127, che aveva attribuito al Ministro la potestà di disciplinare il riconoscimento, l’attivazione dei corsi e la valutazione dei titoli. Un modello fondato su un unico passaggio autorizzativo.
Il decreto 18 maggio 2026 n. 110, i cui contenuti sono analizzati sul portale Certifico, introduce invece un sistema a due fasi: riconoscimento e accreditamento. La differenza non è nominale. Con il riconoscimento le SSML continuano a poter rilasciare titoli di primo ciclo triennali equipollenti ai diplomi di laurea della classe L-12 (mediazione linguistica), così come ridefiniti dal decreto ministeriale 19 dicembre 2023, n. 1648. Ma per poter offrire percorsi di secondo ciclo biennali – equipollenti ai diplomi di laurea magistrale della classe LM-94 (traduzione specialistica e interpretariato) ai sensi del decreto ministeriale 19 dicembre 2023, n. 1649 – occorre l’accreditamento della sede e del corso.
Di fatto, il vecchio binario unico si sdoppia. Ogni scuola che aspiri a costruire un percorso completo, dal triennio al biennio magistrale, deve superare due valutazioni distinte. Il caso Firenze, proprio perché nasce sotto l’egida del nuovo decreto, rappresenta un esempio concreto di come si attiverà una sede periferica nel mutato quadro normativo: non più solo riconoscimento, ma una progettazione che guarda fin da subito all’accreditamento dei corsi.
Tre mosse per costruttori, utilizzatori e certificatori
Di fronte a questo scenario, la domanda sorge spontanea: come orientarsi tra riconoscimento e accreditamento senza restare indietro? Tre passi diventano indispensabili per chi progetta gli ordinamenti, per chi li frequenta e per chi deve valutarli.
Per le scuole, ossia i “costruttori” dei percorsi formativi, la prima mossa è integrare l’accreditamento già nella fase di istanza di riconoscimento o di modifica delle sedi. Non basta più dimostrare i requisiti minimi per il triennio; è necessario impostare fin dall’inizio le condizioni didattiche, strutturali e di personale che permetteranno di richiedere in futuro l’accreditamento per la magistrale, allineandosi così all’intero impianto del nuovo regolamento.
Per gli studenti, gli “utilizzatori” diretti dei titoli, la verifica preventiva diventa essenziale. Con il nuovo sistema, un diploma triennale resta equipollente alla laurea L-12 se la scuola è riconosciuta; ma per chi punta al biennio magistrale con equipollenza LM-94, occorre accertarsi che la sede sia accreditata specificamente per quel corso. La pubblicità dei provvedimenti, a partire dalla Gazzetta Ufficiale, offre ora un punto di riferimento chiaro per distinguere i livelli di abilitazione di ciascuna istituzione.
Infine, per gli organi di valutazione e per chi certifica la qualità – i “certificatori” – il nuovo doppio passaggio impone un aggiornamento dei criteri di giudizio, separando nettamente i requisiti per il riconoscimento (idoneità a formare mediatori linguistici di primo livello) da quelli più stringenti per l’accreditamento (capacità di sostenere un percorso di specializzazione in traduzione e interpretariato). Il parere della Commissione consultiva del dicembre 2025, pur emesso prima dell’entrata in vigore del regolamento, già rifletteva questa attenzione alla sostenibilità dimensionale e qualitativa delle sedi periferiche.
Il nuovo decreto non è un labirinto burocratico, ma una mappa: seguirne le tappe – dal riconoscimento all’accreditamento – significa garantire la piena equipollenza dei titoli e la qualità dei percorsi formativi. Per le Scuole superiori per mediatori linguistici, la parola d’ordine ora è accreditamento. E il distacco di Firenze, con i suoi centocinquanta posti all’anno, è solo la prima destinazione raggiunta con la nuova bussola.