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Un nastro trasportatore senza protezioni è costato caro

I vestiti si sono impigliati nei rulli scoperti

Un lavoratore rimane gravemente ferito da un nastro trasportatore senza protezioni. Duncan Farms multata per 53.000 sterline.

Il nastro trasportatore privo di protezioni ha causato un grave danno neurologico al lavoratore

Traumatismi ai nervi, settimane di riabilitazione e una sanzione pecuniaria di £53.000. È costato caro a Duncan Farms Limited l’infortunio verificatosi lo scorso ottobre 2024 presso l’allevamento di Mains of Auchenbadie Farm, vicino a Banff, in Scozia. Come riportato nel comunicato stampa ufficiale dell’HSE, i vestiti di un dipendente sono rimasti impigliati nel nastro trasportatore in movimento, provocando un grave danno neurologico. L’ispezione successiva ha rivelato una lacuna tecnica che per chi progetta macchine è un caso di manuale: l’assenza di protezioni fisse o interbloccate sui punti di trascinamento del nastro. Il 7 maggio 2026 la società è stata condannata a pagare quella multa, ma il conto reale — in termini di salute e di fiducia — è molto più alto.

Un infortunio evitabile: i dettagli del caso

L’incidente risale al 15 ottobre 2024. Il lavoratore stava operando in prossimità del nastro trasportatore per la rimozione delle deiezioni quando il suo abbigliamento è stato catturato dai rulli. Le conseguenze sono state immediate: danni ai nervi che hanno richiesto un lungo periodo di recupero e, probabilmente, lasceranno strascichi permanenti. La Health and Safety Executive (HSE) — l’ente britannico istituito con il Health and Safety at Work etc. Act 1974 — ha condotto un’indagine approfondita. Gli ispettori hanno scoperto che, nonostante Duncan Farms avesse redatto valutazioni dei rischi specifiche per il pericolo di impigliamento e avesse impartito istruzioni per indossare indumenti aderenti, non era stata installata alcuna protezione fissa o interbloccata all’estremità di comando dei nastri. I punti di nip (trascinamento) erano quindi accessibili durante il funzionamento della macchina. Un vuoto tecnico che ha reso inefficace qualsiasi altra misura organizzativa.

Il divario tra valutazione del rischio e misure tecniche effettive

Il caso Duncan Farms evidenzia un problema ricorrente nel mondo della progettazione e della gestione degli impianti: avere una valutazione dei rischi ben fatta non basta se le misure di protezione non vengono concretamente applicate. Nella fattispecie, l’azienda aveva correttamente identificato il pericolo di intrappolamento e aveva scelto una soluzione comportamentale — l’obbligo di indossare abiti aderenti — invece di intervenire alla fonte con barriere meccaniche. Le norme armonizzate per la sicurezza delle macchine impongono che, quando il rischio di impigliamento è presente, si debba ricorrere prima a protezioni fisse (griglie, carter) e, dove l’accesso è necessario per la manutenzione, a dispositivi interbloccati che fermino il movimento all’apertura. La mancata adozione di queste misure ha trasformato una situazione gestibile in un incidente grave. La multa di £53.000, inflitta dallo Sheriff Court di Aberdeen il 7 maggio, rappresenta il minimo ritorno di una non conformità che poteva essere evitata con un investimento iniziale modesto.

Tre azioni concrete per chi progetta e gestisce macchinari

Dal caso Duncan Farms possiamo trarre indicazioni operative valide per costruttori, utilizzatori e organismi notificati. Ecco tre passi rapidi da mettere in agenda.

  1. Verificare i punti di nip su ogni nastro trasportatore. I rulli di rinvio e di comando, le zone di ingresso dei materiali e le pulegge di tensione sono aree critiche. Per ciascun punto deve essere prevista una protezione fissa (secondo le norme EN ISO 14120) o, se l’accesso è indispensabile per la pulizia o la manutenzione, un interblocco conforme alla EN ISO 14119. Non basta una barra di sicurezza: serve un sistema che impedisca l’accesso al movimento.
  2. Abbinare le misure tecniche a procedure scritte. Le istruzioni di lavoro e la formazione del personale devono riflettere le reali condizioni di sicurezza: se non ci sono protezioni, il solo abbigliamento aderente non è mai sufficiente. Un audit interno può rivelare il divario tra la documentazione e la macchina reale.
  3. Pianificare un’ispezione “stile HSE” prima della prossima scadenza normativa. L’ente britannico ha dimostrato che la conformità non è solo una questione di carte, ma di evidenze fisiche. Il momento giusto per aggiornare il fascicolo tecnico e la dichiarazione di conformità è ora, non dopo una sanzione o un infortunio.

Il closing sul registro del consulente: la conformità non è un costo. È un investimento che protegge i lavoratori, evita multe che — sommate al risarcimento e all’aumento dei premi assicurativi — superano di gran lunga il prezzo di una protezione meccanica. Chi oggi mette in sicurezza i propri impianti non solo dorme sonni tranquilli, ma costruisce un vantaggio competitivo solido: la reputazione di chi fa della sicurezza un pilastro produttivo.

Fonte: press.hse.gov.uk

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire