L’incidente nello stabilimento di Swindon ha portato a una condanna per violazione del Health and Safety at Work Act
A metà aprile 2026, il tribunale di Bristol Magistrates’ Court ha emesso una sanzione di 340.000 sterline a carico di Tyco Electronics UK Limited per un incidente grave avvenuto oltre tre anni fa. Il 7 marzo 2023 un operaio di 42 anni stava pulendo un macchinario nello stabilimento di Swindon quando la sua mano è rimasta intrappolata. Ha riportato lesioni a nervi e tendini, è stato sottoposto a tre interventi chirurgici per riattaccare le dita ed è rimasto ricoverato dieci giorni. L’azienda si è dichiarata colpevole di aver violato la Sezione 2(1) del Health and Safety at Work etc. Act 1974, non avendo adottato misure adeguate per proteggere i dipendenti durante la pulizia dei macchinari. La vicenda è documentata nel comunicato stampa dell’HSE.
La mano nel macchinario: l’incidente e la sanzione
L’episodio è emblematico di un rischio troppo spesso sottovalutato. Il lavoratore stava svolgendo un turno notturno quando, durante l’operazione di pulizia, la macchina lo ha agganciato. Le conseguenze sono state drammatiche: lesioni permanenti a nervi e tendini, tre operazioni e una lunga degenza. L’inchiesta dell’Health and Safety Executive ha accertato che Tyco Electronics UK Limited non aveva messo in campo misure sufficienti per evitare il pericolo durante la pulizia. La sanzione – 340.000 sterline più 5.145 sterline di spese processuali – è stata comminata il 17 aprile 2026.
Secondo l’HSE, gli incidenti con macchinari durante le fasi di manutenzione e pulizia sono un fenomeno ricorrente nel settore manifatturiero britannico, e spesso con conseguenze serie. Il caso Tyco non è isolato, ma offre un campanello d’allarme per tutti coloro che progettano, installano o gestiscono attrezzature di lavoro. La domanda che ogni ufficio tecnico dovrebbe porsi è: le procedure di pulizia sono coperte da una valutazione del rischio adeguata?
PUWER e sorveglianza: quello che la norma richiede
Il quadro normativo di riferimento è il Provision and Use of Work Equipment Regulations 1998 (PUWER), che impone obblighi precisi a chi possiede, utilizza o controlla attrezzature di lavoro. Il PUWER richiede che i macchinari siano idonei all’uso, che vengano sottoposti a manutenzione regolare e che siano adottate misure per prevenire l’accesso a parti pericolose. Ma la norma si applica anche alle fasi non produttive: pulizia, lubrificazione, cambio utensile. Spesso queste attività vengono considerate “minori” e gestite senza le dovute precauzioni, come isolamento dell’energia, procedure scritte o blocco fisico dei movimenti.
Nel caso Tyco, l’azienda ha violato non solo il PUWER ma anche la Sezione 2(1) del Health and Safety at Work etc. Act, che impone al datore di lavoro di garantire, per quanto ragionevolmente praticabile, la sicurezza di tutti i dipendenti. La sentenza di Bristol evidenzia un divario tra prassi operativa e obblighi normativi: la pulizia era diventata un’attività routinaria per la quale non era stata predisposta una barriera efficace. Per i progettisti e i responsabili della marcatura CE, questo significa che il fascicolo tecnico di una macchina deve includere anche le istruzioni per la pulizia in sicurezza, con l’indicazione dei dispositivi di protezione da attivare.
Tre azioni per non ripetere l’errore
Come tradurre queste prescrizioni in misure concrete? La vicenda Tyco suggerisce tre aree di intervento prioritario.
Primo: la valutazione del rischio deve coprire esplicitamente le operazioni di pulizia e manutenzione. Non basta che la macchina sia sicura durante il funzionamento automatico; ogni intervento manuale sul macchinario richiede una propria analisi dei pericoli, con particolare attenzione a cesoiamenti, schiacciamenti e trascinamenti. Per i costruttori, questo significa che il manuale d’uso deve descrivere il metodo di pulizia e i dispositivi di sicurezza da utilizzare (per esempio, serrature con chiave, tappeti sensibili o barriere mobili interbloccate).
Secondo: le procedure operative devono essere scritte, verificate e, soprattutto, rispettate. Troppo spesso la pulizia viene affidata a operatori esperti che “sanno come fare”, senza una procedura formalizzata. Il PUWER richiede che i lavoratori ricevano informazioni e formazione adeguate. Nel caso di macchine già installate, gli utilizzatori devono provvedere a redigere istruzioni di pulizia e a fornire i dispositivi di protezione individuali e collettivi necessari. La sanzione di Tyco dimostra che la mancanza di queste misure può costare molto più del loro allestimento.
Terzo: gli organismi notificati e i responsabili della marcatura CE dovrebbero verificare che il produttore abbia previsto nel fascicolo tecnico le condizioni di pulizia e manutenzione. Durante l’iter di certificazione, è buona prassi chiedere al costruttore di dimostrare come l’operatore possa pulire la macchina senza esporre parti del corpo a rischi meccanici. Se questo non è possibile, la macchina deve essere progettata con sistemi di blocco e sblocco che rendano sicura l’operazione. La conformità al PUWER non è un costo aggiuntivo: è un investimento che protegge i lavoratori, evita sanzioni e migliora l’affidabilità del processo produttivo.
Adeguarsi al PUWER significa anche allinearsi alle migliori prassi di sicurezza, riducendo i tempi di fermo per infortuni e aumentando la fiducia del personale. La multa inflitta a Tyco Electronics UK Limited non è un caso isolato, ma un monito per tutto il comparto manifatturiero: la pulizia dei macchinari non è un’attività marginale, ma un momento critico che richiede progettazione, procedure e controllo. Per chi progetta e certifica macchine, la lezione è chiara: la conformità non è un ostacolo burocratico, ma un vantaggio operativo che si traduce in sicurezza e competitività.
Fonte: press.hse.gov.uk