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Lo sportello Inail ora parla 19 lingue

Lo sportello Inail ora parla 19 lingue

Il Mediatore Linguistico Inail è ora disponibile in tutte le sedi con 19 lingue per facilitare la comunicazione con i lavoratori stranieri.

Il servizio, basato sull’intelligenza artificiale generativa, è ora attivo in tutte le sedi e affianca gli operatori senza sostituirli

Un lavoratore straniero si presenta allo sportello Inail per una pratica di infortunio. L’operatore deve spiegargli quali documenti servono, quali passaggi seguire, quali informazioni fornire. Ma il lavoratore non parla italiano, e la comunicazione si inceppa proprio dove dovrebbe essere più precisa. Chi segue la sicurezza in azienda o gestisce il personale conosce bene questa scena. Da pochi giorni c’è uno strumento pensato per risolverla: il 27 ottobre si è concluso il percorso di estensione del Mediatore Linguistico Inail, con l’adesione delle ultime regioni che ne attendevano l’adozione. Il servizio è ora disponibile su tutto il territorio nazionale, in 19 lingue, via testo o dettatura vocale.

Dal 27 ottobre lo sportello parla 19 lingue

Il Mediatore Linguistico si basa sull’intelligenza artificiale generativa. La sua funzione è facilitare il dialogo tra gli operatori dell’Istituto e gli utenti che non parlano italiano. Non sostituisce l’operatore: si inserisce nella conversazione allo sportello e la rende possibile. Sul piano dell’uso, le modalità sono due. Come descritto nell’avvio dell’estensione nazionale del servizio, gli utenti possono comunicare sia scrivendo sia con la dettatura vocale. L’Istituto la presenta come un’esperienza pienamente accessibile, utile anche per chi ha difficoltà a scrivere.

Sul numero di lingue conviene essere precisi, per evitare confusione. Nella prima fase dell’estensione le lingue disponibili erano 13: albanese, arabo, bengalese, cinese, croato, francese, hindi, inglese, rumeno, sloveno, spagnolo, tedesco e ucraino. Oggi lo strumento è fruibile in 19 lingue, e secondo l’Inail potrà continuare a evolvere in base alle esigenze che emergeranno dal territorio. Il perimetro, quindi, non è chiuso. Ma uno strumento vale per il problema che risolve. Resta da capire quanto è grande la platea che ne ha bisogno.

Perché non è un servizio di nicchia

La risposta arriva dai numeri. Secondo il Ministero del Lavoro, che li riporta nel XVI Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia”, nel 2025 i cittadini stranieri occupati erano quasi 2,6 milioni, il 10,7% del totale. Lo stesso rapporto rileva che la componente straniera ha trainato la crescita complessiva degli occupati. Più di un occupato su dieci, dunque, appartiene alla platea per cui la barriera linguistica può diventare un ostacolo concreto quando bisogna dialogare con l’Istituto.

Questo cambia la prospettiva. La mediazione linguistica non riguarda un margine dell’occupazione: riguarda una parte strutturale della forza lavoro e la sua componente più dinamica. Ogni denuncia, ogni chiarimento, ogni pratica che passa da uno sportello Inail richiede che le informazioni arrivino corrette in entrambe le direzioni. Fino a ieri questo dipendeva spesso dalle soluzioni del momento: un collega che traduce, un familiare che accompagna, un gesto. Con uno strumento disponibile in tutte le sedi, la comunicazione diventa un processo supportato e ripetibile.

Anche il metodo merita attenzione, soprattutto per chi lavora sulla conformità. Il Mediatore Linguistico è nato da un percorso di co-creazione ed è stato sperimentato all’inizio in un numero limitato di sedi. Solo dopo è stato consolidato ed esteso fino a coprire l’intera rete territoriale. È la stessa logica che si applica a qualunque processo da validare: prima la prova in un perimetro controllato, poi la messa a punto, infine l’estensione. La direzione è condivisa anche da altri enti. L’INPS sta investendo sulla semplificazione del linguaggio, sull’usabilità delle piattaforme e sull’integrazione tra strumenti digitali e supervisione umana. Se la platea è questa, la domanda diventa pratica: chi deve muoversi, e come?

Tre mosse e una timeline

Una premessa: dalla notizia non nasce alcun nuovo obbligo. Quelle che seguono sono buone prassi, non adempimenti. Le aziende con personale straniero possono informare i lavoratori dell’esistenza dello strumento e indicare i materiali di supporto pubblicati sul portale istituzionale Inail: il manuale utente e il video tutorial. È un’azione a costo minimo, che si può inserire nei momenti informativi già previsti, come la formazione o l’accoglienza dei nuovi assunti. I lavoratori trovano il manuale utente tradotto in tutte le 19 lingue supportate, quindi possono prepararsi prima di presentarsi allo sportello. Gli operatori delle sedi possono integrare il Mediatore nel lavoro quotidiano, usandolo come risorsa abituale e non solo nei casi più difficili.

Questa la cronologia del percorso. Prima la co-creazione dello strumento. Poi la sperimentazione in un numero limitato di sedi. Quindi la prima fase dell’estensione nazionale, con 13 lingue. Infine il completamento dell’estensione a tutte le sedi, il 27 ottobre, con 19 lingue disponibili. Lo strumento è già operativo ovunque: il suo valore dipende ora da quanto rapidamente entra nelle prassi.

Non c’è nessun allarme e nessun obbligo nuovo, solo un ostacolo in meno. Chi porta subito il Mediatore Linguistico nelle proprie routine, informando i lavoratori e usando manuali e tutorial, trasforma una comunicazione fragile in un processo affidabile. È lo stesso vantaggio che si ottiene in qualunque percorso di conformità ben gestito: arrivare preparati, invece di rincorrere i problemi.

Luca Ferri
Scritto da Luca Ferri

Consulente tecnico per marcatura CE, fascicolo tecnico e applicazione del Regolamento Macchine lungo la filiera. | Autore AI KronosWire