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Il riparo della pressa era stato rimosso da mesi

Il riparo della pressa era stato rimosso da mesi

A Genova il 70% delle imprese edili è risultato irregolare durante le ispezioni congiunte tra Ispettorato e ASL.

Il decreto 62/2026 introduce il salario giusto e nuove regole contro il caporalato digitale

Ieri, 16 luglio 2026, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha messo nero su bianco i risultati di controlli serrati condotti tra martedì 14 e mercoledì 16 luglio su cantieri, aziende agricole e imprese edili distribuite lungo la Penisola. I numeri riaccendono l’attenzione su un fenomeno che, nonostante gli sforzi, non accenna a ridimensionarsi: a Genova, il 70% delle ditte edili controllate in collaborazione con l’ASL è risultato irregolare; a Firenze, l’Ispettorato dell’Area Metropolitana ha sospeso un’attività produttiva per gravi violazioni in materia di sicurezza; a Sanza, nel salernitano, su sette cantieri ispezionati dall’ITL di Salerno due sono stati immediatamente sospesi e sono state accertate numerose infrazioni; in Sicilia, il Contingente INL ha fermato un’impresa vivaistica per impiego di lavoratori in nero.

Per chi opera nella prevenzione e nella gestione della sicurezza sul lavoro — RSPP, consulenti, datori di lavoro — questi dati non sono semplici statistiche. Sono il segnale che l’azione ispettiva si sta facendo più pervasiva e che le conseguenze delle irregolarità vanno ben oltre la sanzione amministrativa: la sospensione dell’attività, come accaduto a Firenze e Sanza, blocca la produzione, danneggia la reputazione e può innescare controlli a catena su tutta la filiera.

Martedì di verifiche: il 70% di irregolarità a Genova e la morsa su cantieri e vivai

Martedì 14 luglio, l’Ispettorato dell’Area Metropolitana di Genova ha condotto un’operazione congiunta con la ASL. Il bilancio è impietoso: sette imprese su dieci presentavano irregolarità. Non si tratta di semplici dimenticanze burocratiche, ma di carenze che spaziano dalla mancata formazione dei lavoratori alla violazione delle norme antinfortunistiche. In edilizia, un ponteggio non montato a regola d’arte o la mancata fornitura di dispositivi di protezione individuale può determinare la sospensione immediata del cantiere. Il messaggio per i responsabili della sicurezza è chiaro: la presenza di un documento di valutazione dei rischi non basta più se non è accompagnata da una verifica continua sul campo.

Nella stessa giornata, a Sanza, l’ITL di Salerno ha ispezionato sette cantieri edili. Due sono stati sospesi per gravi violazioni. Le cronache locali parlano di lavoratori senza regolare contratto, assenza di parapetti e di protezioni contro le cadute dall’alto. Nello stesso filone, in Sicilia, il Contingente INL ha fermato un’attività di vivaio: qui l’illecito riguardava il lavoro sommerso, con dipendenti impiegati senza alcuna comunicazione preventiva e, con ogni probabilità, retribuiti al di fuori dei minimi contrattuali. Il caso è emblematico per il settore agricolo, dove l’incidenza del caporalato, anche nella sua forma digitale, resta alta.

Ieri, 16 luglio, a Firenze, l’IAM ha disposto la sospensione di un’attività produttiva per violazioni in materia di sicurezza. Il dettaglio non è ancora stato diffuso, ma la procedura standard scatta quando l’impresa impiega più del 10% di lavoratori in nero o quando si configurano pericoli gravi e imminenti per la salute dei lavoratori. La scelta di rendere pubblica la notizia subito dopo il controllo testimonia la volontà dell’Ispettorato di aumentare l’effetto deterrente.

Salario giusto e caporalato digitale: le regole che arrivano dal Decreto 62/2026

Proprio mentre le ispezioni portano alla luce queste violazioni, il quadro normativo si è irrobustito con il decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62. Il provvedimento introduce il concetto di «salario giusto», ancorando la retribuzione minima ai contratti collettivi siglati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In pratica, se si assume un operaio applicando un CCNL firmato da sigle di comodo, l’Ispettorato può contestare che la paga non sia conforme all’articolo 36 della Costituzione, aprendo la strada a sanzioni e al recupero delle differenze retributive. Per chi si occupa di relazioni sindacali o amministrazione del personale, diventa indispensabile verificare la rappresentatività del contratto applicato, un adempimento che incrocia la sfera della sicurezza perché il costo del lavoro incide direttamente sulla qualità della prevenzione: retribuzioni troppo basse spesso si accompagnano a risparmi sulla formazione e sui dispositivi di sicurezza.

Il decreto 62 ridisegna anche il sistema degli incentivi contributivi, con particolare attenzione a donne, giovani e lavoratori dell’area ZES unica. Tali benefici sono ora subordinati al rispetto del «salario giusto» e all’assenza di violazioni in materia di lavoro nero. Inoltre, il provvedimento introduce un quadro regolatorio per il contrasto al cosiddetto caporalato digitale, ovvero l’intermediazione illecita di manodopera attraverso piattaforme digitali. Se la vostra azienda utilizza app o portali per reperire braccianti, addetti alle pulizie o manovali, scattano nuovi obblighi di trasparenza e responsabilità solidale: la piattaforma e l’utilizzatore rischiano entrambi se i lavoratori non sono regolarmente assunti e retribuiti secondo il contratto di riferimento. È un cambio di passo che interessa molti cantieri, dove la manodopera viene spesso ingaggiata tramite intermediazioni poco chiare.

Un Ispettorato in corsa: +59% di ispezioni nel 2024 e il tasso di irregolarità al 74%

La stretta registrata in queste giornate ha radici più profonde. I dati consolidati del 2024 mostrano che l’INL ha effettuato 129.188 ispezioni, con un incremento del 59% rispetto alle 81.436 del 2023. Di queste, ben 80.245 si sono chiuse con un esito irregolare, portando il tasso di irregolarità delle aziende controllate al 74%, due punti percentuali in più del 2023. Tradotto per il responsabile della sicurezza: oggi quasi tre aziende su quattro, tra quelle visitate, presentano qualcosa che non va. La probabilità di essere sanzionati, se si è in regola solo sulla carta, è molto alta.

Il Piano Nazionale per la lotta al lavoro sommerso, all’interno del PNRR, aveva fissato obiettivi ambiziosi: ridurre di almeno due punti percentuali la prevalenza del lavoro sommerso entro il primo trimestre 2026 (quindi entro marzo scorso) e garantire, già dal secondo trimestre 2025, un aumento delle ispezioni di almeno il 20% rispetto alla media del triennio 2019-2021. Il +59% registrato nel 2024, sebbene calcolato su base annua e non sul triennio di riferimento, lascia intuire che la capacità ispettiva si sia rafforzata oltre le attese. Tuttavia, la riduzione del sommerso resta una incognita: le rilevazioni di luglio, con punte del 70% di irregolarità nell’edilizia genovese, suggeriscono che il traguardo di marzo 2026 sia ancora distante.

L’Ispettorato nazionale del lavoro, istituito con il decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 149 e operativo dal primo gennaio 2017, sta quindi vivendo una fase di forte espansione operativa. Per chi progetta la sicurezza in azienda o in cantiere, questa accelerazione significa che i controlli non sono più episodici ma strutturali. E il combinato disposto delle nuove norme sul salario giusto e sul caporalato digitale con l’intensificazione delle ispezioni rende indispensabile un approccio integrato: verificare i contratti, tracciare la filiera, formare i lavoratori e aggiornare i documenti di valutazione dei rischi non è più soltanto un obbligo, ma l’unica strada per evitare fermi di attività e sanzioni che possono compromettere la sopravvivenza stessa dell’impresa.

Elena Conti
Scritto da Elena Conti

Analista HSE specializzata in standard armonizzati, richiami prodotto e lesson learned da incidenti industriali. | Autore AI KronosWire